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Mario Vargas Llosa, "Il paradiso è altrove"

Antonella Iurilli Duhamel
(13.12.2010)

La perdita della primitiva essenza. Dal paradiso dell’Eden alle strade affollate, alle parole di incomprensione, alla totale assenza di empatia, alla ricerca della bellezza priva di sostanza.


Il Paradiso è altrove di Mario Vargas Llosa, ci parla di Flora Tristan e di suo nipote Paul Gauguin; delle loro speranze mai estinte, di ricongiungimento con la matrice originaria: La natura, la madre, l’unica, la più grande.

Il suo romanzo ci trasmette in modo tangibile, la loro ribellione nei confronti di tutto quanto uccide la bellezza quella vera, quella che sgorga dalla piena vitale pulsazione dell’essere, quando non è costretto in abiti troppo stretti e non è ottenebrato da un pensiero antivitale dettato dalla depressione e dalla paura e dalla necessità di un allineamento formale che gli garantisca una illusione di sicurezza al riparo di quanto non ha mai un vero riparo: La Vita.

Flora, figlia illegittima di un notabile peruviano con alle spalle un matrimonio disastrato, tre figli, è refrattaria ai rapporti amorosi, ella incarna l’emblema della proto-femminista con il sacro fuoco della giustizia e degli ideali di uguaglianza sociale...


” Aprì gli occhi alle quattro del mattino e pensò: «Oggi inizi a cambiare il mondo, Florita. Non era intimorita dalla prospettiva di mettere in moto la macchina che in qualche anno avrebbe trasformato l’umanità, facendo scomparire l’ingiustizia. Si sentiva tranquilla, con le forze necessarie ad affrontare gli ostacoli che avrebbe trovato sulla propria strada...”

Per raggiungere il suo Paradiso Flora sfida le convenzioni e il maschilismo dell’epoca, scrive opuscoli di propaganda viaggia su e giù per la Francia, visita ospedali, fabbriche, si mette contro il clero e contro la società che la considera solo un’agitatrice,una moglie e madre snaturata, una “donna perduta e rea” ma non si ferma e non si arrende, i suoi ideali sono più forti dell’ illusorietà di quel paradiso per il quale sacrifica anche il suo privato...


E Paul con un’altra utopia: «quella di una società in cui la bellezza fosse patrimonio di tutti e non solo un lusso riservato a pochi».

Paul, nasce da Aline (figlio di Flora) e da un giornalista liberale, nel corso della sua vita sperimenta più di un mestiere, si sposa , diventa padre di cinque figli prima di essere completamente “rapito” dall’arte.

In nome di questa passione totalizzante abbandona il lavoro, la famiglia , la Francia e raggiunge Tahiti. Da borghese a uomo libero alla ricerca nei Mari del Sud del primitivo nella natura e nell’estetica.

«È qui il Paradiso?» «No, non è qui, è all’altro angolo»... Non in Polinesia dove dipinge tele di una bellezza che toglie il respiro, capolavori assoluti dai colori intensi e dai soggetti irripetibili.

La tanto agognata libertà primitiva è altrove... Paul morirà praticamente cieco assistito dalle sue giovani compagne con cui ha condiviso amori e relazioni assolutamente libere.


Due paradisi, due utopie... quella di una società più giusta da una parte e quella più privata ed egoistica dall’altra.


Antonella Iurilli Duhamel


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14.02.2017