Transfinito edizioni

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Il romanzo del cuoco

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Giancarlo Calciolari
La favola del gerundio. Non la revoca di Agamben

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Rain bird

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Giancarlo Calciolari
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un vero uomo, non credente

San Carlo Borromeo for president

Alessandro Taglioni
(13.12.2010)

“Per ragioni di salute”, giunge su questo tavolo il libro di Fabiola Giancotti.


Un volumone che pesa circa tre chili, e che pure si può leggere in una giornata, con qualche centinaia di immagini in altissima e cattolica risoluzione, 62 opere inedite di artisti europei, foto, apparati, lettere, aforismi, indici.


Credo sia un libro molto utile sia a chi non ha mai sentito parlare di Carlo Borromeo sia a chi si ritiene esperto, biografo, specialista.


Se ne avessimo uno, di Carlo, oggi, Milano e l’intero pianeta avrebbero già affrontato brillantemente la peste contemporanea che oggi tutti i cerimonieri di varia e colorita calca si affannano a commentare, descrivere, rimproverare. Del resto, l’imbarbarimento generalizzato di cui faremo fatica qui a elencare i requisiti non si chiama più peste, ma tanto vale.


E la peste del 1576-77? Mentre tutti fuggono, lui organizza, allestisce, celebra, amministra, scrive, prega, insegna, finanzia, distribuisce, comunica, non perde tempo.

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Hiko Yoshitaka, "Hommage à Jean-Michel Vappereau", bronze
[surface d’empan du nœud borroméen]

Interviene lungo la peste perché non crede nella malattia!! Eppure guarisce, anzi, sana, opera in salute. Potremmo dire, in maniera quasi blasfema, che interviene come fosse davvero un non credente. Ma in quale accezione? Comunica e ci erudisce, inventando una comunicazione fino a allora inesistente. Senza credere a quello che vede. Dunque comunica gli appestati e non solo quelli.


Impariamo – se fosse possibile imparare – dal suo esempio: egli non crede neppure per un secondo di trovarsi di fronte allo spettacolo sacrificale della peste, come non crede allo spettacolo offerto dalla riforma. Eppure gli dobbiamo la salute di Milano, la controriforma e altro ancora.


Ci insegna a viaggiare. Quale materia ci permette di esplorare il viaggio di quest’uomo che non credeva in una speranza frutto di vane speranze, di prudenze di pruriti e di diligenze?


Ci spiega la preghiera? Inaugura l’intellettualità, insiste sull’humilitas – quasi una sua invenzione –. Quest’uomo che non occorre definire grande (né alto) eppure apostrofato dal detrattore come “ladro di uomini”, lui che, con un eufemismo potremmo dire collaboratore di Dio, ci consegna un’infinità di materiale intorno alla questione dell’assoluto, alla solennità dell’opera, di dio operatore, dell’operazione.


Opera e orazione. Lui, procedendo dalla croce, introduce l’arte nell’orazione e per questo ne scrive incessantemente anche oltre le pagine delle sue istruzioni. È la scrittura di ciascuno di quei dispositivi atti a reinventare ciascuna volta l’orazione come se prima non ci fosse mai stata. Quasi tenesse a dirci che essa non può che trovarsi viaggiando, costantemente, nel gerundio.


Procedendo dalla croce.


Fino a disegnare il nuovo palazzo, il nuovo collegio, la nuova chiesa, a fornire indicazioni strutturali, chiesa rialzata, con la pianta a croce, con le finestre alte; insomma cose semplici, essenziali per la comunicazione.


Forse ci sono libri che spiegano, e ci sono libri che commentano, però ci sono anche libri che potremmo quasi definire dei manuali, ma non di normali istruzioni, bensì manuali di esperienza, di identificazione, in cui la ricerca, la testimonianza ci servono, servono al lettore. Perciò abbiamo bisogno di questo san Carlo Borromeo, anche nella forma di questo libro che tiene conto del suo testo, grazie all’Autrice Fabiola Giancotti, che nei primi capitoli compie una lettura puntuale e attuale dell’itinerario di san Carlo. E quindi ci restituisce il suo testo. Ma non dobbiamo dimenticare che il libro tiene conto anche dell’arte di san Carlo, attraverso altre opere d’arte di autori che cercano e trovano il modo di ringraziarlo, con dipinti, sculture, disegni.


Il volume ci permette di leggere vari fra gli aforismi più belli e suggestivi, di ammirare la calligrafia straordinaria e l’impaginazione delle orazioni, l’inchiostro indelebile che non ha mai lo stesso colore, le immagini, insomma di ammirarne il ritratto, il testo, il film in maniera anche non religiosa, se vogliamo, e farne tesoro un po’ per volta, perché si tratta di materiale non archiviabile e non riducibile a un unico motto, nonostante il suo sia straordinario, o riducibile a un unico stemma, nonostante sia vario e differente quello dei Borromeo, o a un unico tempo, quello di una breve consultazione.


Viva San Carlo, “buon romano”, for president.

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6.10.2016