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La radice del razzismo

Giancarlo Calciolari
(29.11.2010)

Il razzismo sprona la supremazia di una razza su un’altra, e sullo sfondo ha sempre come progetto la soluzione finale: lo sterminio dell’altra razza. Hitler e il nazismo hanno voluto sterminare gli ebrei, la razza screditata nella corsa al posto di elezione divina. Infatti, nel non letto Mein Kampf, Hitler rivendica per il popolo tedesco l’elezione divina, ma su sfondo pagano (il sole come mito). Chi cerca nel testo occidentale il mito fondatore del razzismo trova il limite dell’analisi nell’episodio biblico di Caino e Abele. Lo sfavorito e il favorito di Dio, che non gradisce i doni del primo e gradisce quelli del secondo. Caino vuole il posto di Abele, come più tardi Hitler vorrà il posto dell’ebreo rispetto all’elezione divina. Caino legge la bella differenza come brutta. Caino è il primo razzista: crede nella predestinazione: la sua al male e quella del fratello al bene. E vale anche la formula inversa (che come Fermat abbiamo già dimostrato e non abbiamo tempo per snocciolarla per esteso in questo breve scritto): ogni razzismo è un fratricidio. Ogni fratello nega e sopprime l’esistenza dell’altro fratello. Dovremmo leggere Caino come un episodio di credenza nella predestinazione al male, mentre Abele sarebbe un episodio di credenza nella predestinazione al bene. Nessuna chance per il giusto Abele. Mentre Caino addirittura fonda città e virtualmente è in posizione di padre di ogni uomo, ben prima di Abramo. Entrambe le predestinazioni falliscono. Ma ci vorranno millenni per arrivare a Armando Verdiglione che per via teorematica è giunto alla scrittura: non c’è più predestinazione, non c’è più genealogia.

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Opera di Hiko Yoshitaka, bronzo

Certo, la formula di Jacques Lacan: il n’y a pas de rapport sexuel, per via di teorematica negativa (che cercherà di supplire alla mancanza), anticipa la via d’analisi, che per altro diviene abduttiva in Verdiglione, che fu allievo di Lacan. Il Decretum di Graziano che, secondo Pierre Legendre, è ancora la base del diritto occidentale, comincia con una rappresentazione del due. L’uomo è governato secondo due modi. Uno superiore e uno inferiore. Uno divino e l’altro umano. Di che cosa si tratta? Il governo di Dio e il governo degli uomini. Ma quale dio governa? Il dio superiore, mentre il dio inferiore contro-governa o governa contro. Il dio superiore e il dio inferiore sono la negazione, per altro impossibile e sempre votata al fallimento, di Dio. Dio non si divide in due, e non si fa in quattro per il bene del soggetto. Solo la negazione di Dio, rappresentata da due dèi, è agente. E quello che viene agito è il fantasma del delegante. Invece, Dio, che come istanza è il punto più alto, opera, senza bisogno di gerarchie celesti duplicate da quelle terrestri. Che cosa fanno allora i naziskin sempre più forti del nord Europa? Si agitano e sono agiti dal loro fantasma presunto d’origine. Il nord rispetto al sud. Il superno rispetto all’inferno. Ma sempre con il dubbio di muoversi lungo una banda di Möbius e di non essere sicuri di essere dentro o fuori. Non si tratta di logica fondamentale che si ripeterebbe identica in ogni umano, ma di logica del fantasma, non elaborata, non esplorata, non letta, non digerita. E non è neanche il caso di credere che un’altra logica fondamentale non razzista sia da scrivere (ipotesi che è già stata esplorata con varie logiche del terzo incluso), bensì di intervenire per restituire il testo occidentale senza più debiti nei confronti delle teorie, ideologie e mentalità razziste.


In altri termini, il razzismo non è una teoria, che potrebbe venire scardinata da altre teorie. Nessuna teoria di Caino. Nessuna teoria del crimine. I gesti contro la vita sono anche contro la teoria, che non è appannaggio dei teorici di professione e di funzione. C’è da chiedersi anche in che posizione si trovino Adamo ed Eva per non aver impedito il fratricidio (che giunge quando i genitori sono dati per morti in vita). Occorre un’estrema chiarezza su un dettaglio che sembra non riguardare nessuno: il teismo e l’ateismo richiedono la doppia gerarchia: quella celeste riflessa in quella terrestre. Il principio gerarchico, il principio d’autorità, il principio del padre sono di stanza nella caverna di Platone. Il tutto formalizzato da Aristotele diviene la logica, e il terzo escluso diviene ineluttabile. L’esclusione del terzo trascina con sé quella della contraddizione e quella dell’inidentità. Allora come prospettare la teorematica del razzismo (e giungere a scrivere l’esperienza della frase: "non c’è più razzismo") quando ognuno crede nella logica del fallo e nel narcisismo delle piccole differenze?


Occorre un’altra logica, un’altra rivoluzione della parola, in cui la radice non sia sdoppiata e risenta della ragione, la ratio, che non è mai ragione dell’uno ma dell’altro, che altri scrive con la maiuscola. Ma alle scienze umane, sociali e gestionali della mondializzazione non interessa la logica di vita, basta la pseudo logica della pseudo vita. Il principio dell’autorità, il principio del padre, il principio della divisione sociale sono il principio stesso del razzismo. L’autorità, il padre e la divisione hanno un altro statuto nell’altra logica, che non ha più nulla di aristotelico.





Prima pubblicazione sul sito : Helios Magazine


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19.05.2017