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Elena Zareschi, poeta

Gabriel Cacho Millet
(16.11.2010)

Nota per essere stata una delle voci più alte, se non la più alta del teatro tragico italiano del Novecento, pochi sanno che Elena Zareschi (1916-1999), fu forse anche poeta. Nessuno avrebbe chiesto di più alla sua arte e nessuno avrebbe potuto aspettarsi di più, vedendola impersonare le donne di Eschilo, Euripide, Sofocle, Racine, Alfieri o Garcia Lorca. Tuttavia Vicenzo Cardarelli poté leggere i versi scritti segretamente dalla Zareschi su un quadernetto, alcuni nati dalla sua confidenza con i grandi autori teatrali da lei interpretati, come è nel caso di Lorca (Nozze di sangue, Mariana Pineda, Yerma, La casa di Bernarda Alba) e altri dettati soprattutto dalla nostalgia della sua prima patria, l’Argentina.

Il suo vero nome era Elina Felicia Lazzareschi ed era nata ad Haedo, provincia di Buenos Aires, quando ancora quelle terre erano “pampa”. “Là, - mi confessò con la nostalgia di un esule - ho vissuto un’infanzia meravigliosa, libera….”.

Strappata alla "sua" pampa nel 1923, quando il padre, per un tracollo economico, si vide costretto ad abbandonare l’Argentina e far ritorno in Italia insieme a tutta la famiglia, cercava di inventarsi uno spazio fantastico simile a quello perduto al di là dell’Oceano.

“Cosa potevo fare, si domandava l’attrice, quando ho capito che ero stata strappata alla pampa vergine dove ero nata e trapiantata bruscamente nella terra vecchia dei miei genitori? Scappare di casa o cercare la libertà su un altro orizzonte altrettanto fantastico di quello perduto. Io credo di averlo trovato con lo stesso stupore e la stessa meraviglia di me bambina ad Haedo, la sera in cui salìii sulle quattro tavole di un palcoscenico...”.

E di questa sua avventura ebbe a dire Paul Claudel, ascoltandola recitare la parte di Violaine, la protagonista de L’Annonce faite à Marie: “Elena Zareschi è la prima interprete di Violaine “pas sucré”.

Per Anton Giulio Bragaglia che la diresse in Nozze di sangue, Elena era “la prima, la migliore, la più personale e coi mezzi tutti in pieno” e per Salvatore Quasimodo la sua interpretazione di Lady Macbeth era stata ”potente e originale”. “ Sei ancora giovane”, le scrisse, “lascia la polvere alle altre.”

Ma c’è stato un momento nella sua vita in cui, secondo quanto lei stessa rivelò a Giuseppe Grieco in un’intervista pubblicata nel novembre 1970 su “Gente” : “… tutt’a un tratto ho scoperto che il teatro non mi bastava. A d’ogni costo, per non sentirmi un guscio vuoto che riecheggiava parole altrui, dovevo fare qualcosa di diverso. Fu allora, che in segreto, ho cominciato a scrivere poesie".

La prima lirica che Elena mi fece leggere – la prima forse perché tutti e due parlavamo la lingua del poeta a cui aveva dedicato quei versi – l’aveva composta ricordando il suo primo incontro con il teatro di Federico Garcia Lorca. Il poeta era stato vilmente assassinato da poco e, in Italia, anche se ancora si scriveva sbrigativamente che era “morto tragicamente”, si voleva, almeno in sordina e per pochi, ricordare il suo nome. Conservo ancora una vecchia registrazione del 1976 del racconto sulla serata del 1939,, in cui Elena Zareschi recitò a Romaa Bodas de sangre, e una copia manoscritta della poesia che l’attrice scrisse per Lorca e che intitolò semplicemente Garcia.

Sul personaggio lorchiano, che la Zareschi era in procinto di interpretare, la sorella Anna, scrisse da Roma, il 29 aprile 1939 alla mamma: “Eli [Elina] è stata di nuovo applaudita a scena aperta! Domani l’ultima replica e poi tra pochi giorni Nozze di sangue. Eli fa la parte di una spagnola che scappa con un altro- il primo fidanzato- la sera delle nozze. Il marito li raggiunge e poiché nella lotta che ne segue muoiono tutti e due, amante e sposo, lei, per espiare va a stare nella casa della suocera e si capisce che finirà là la sua vita tra i maltrattamenti e l’odio della vecchia. La parte è più difficile ma la commedia è più bella [di quel trittico di Lamberti Sorrentino, Taccuino Spagnolo, nel quale Elena compariva nell’ultimo episodio intitolato La Miliziana]. Meno male che domani sarà l’ultima replica, sennò Eli non avrà tempo di studiare la parte, perché provano anche nel pomeriggio dalle 5 alle 8. Pregate Dio che vada bene anche questa volta…”.

Per sapere come andarono le cose, veniamo a quanto disse circa quarant’anni più tardi, nel 1976, un testimone di eccezione. Far conoscere qui,,,seppur parzialmente la sua testimonianza, prima di trascrivere i versi per Lorca – mi sembra anche sia un modo per rinnovarne la memoria. Ruggero Jacobbi era il suo nome, uno degli uomini di lettere italiane più ingiustamente dimenticato. Jacobbi, insieme a quella incantevole amica e grande studiosa della lingua e della letteratura portoghese e brasiliana, Luciana Stegagno Picchio, recentemente deceduta, rivelarono, presente Elena Zareschi, la storia di “un successo a porte chiuse” dell’attrice e con esso il suo “pianto” per Garcia, assassinato da poco a Granada.

Luciana e Ruggero erano lì, presso la libreria romana “Paesi nuovi”, insieme a Rafael Alberti, María Teresa León, Adolfo Geri e altri per presentare la mia Ballata di sangue sulla strada, con tre poesie inedite di Alberti. Elena doveva leggere qualche brano della pièce insieme a Federica Giulietti e Raúl Cabrera.

L’autore di Marinero en tierra parlò delle mie “inquietudini spirituali che conosceva da tempo” e recitò poi le tre poesie inedite, una delle quali era una sorta di preghiera alla morte, perché la Parca si portasse via una volta per tutte l’immoribile Generalissimo Franco. La moglie del poeta, la scrittrice María Teresa León - già malata di quel male che lentamente ci strappa l’“io”per sempre - manifestò allora il desiderio di dire non so quali versi in chiusura di serata, ma Alberti glielo impedì.

Luciana vide nella Ballata uno stretto rapporto con le ballate inglesi e rilevò la capacità dell’autore “di inserire una passione individuale in un testo che poteva anche non essere gridato, che poteva anche non esprimere una protesta contingente, ma un dolore infinito”. Era ciò che io avevo scritto quando, studente a Parigi, leggevo Pascal e prima delle molte tragedie contingenti che seguirono. Ruggero, invece, si attardò sulle mie radici ispaniche e sudamericane e ad un certo punto, fissando Elena Zareschi, interruppe il suo discorso per rivelarci qualcosa che non era in programma. Disse testualmente:

Leggere il testo integrale

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Gabriel Cacho Millet, "Elena Zareschi, poeta"

Le immagini di questo articolo indicano il contesto e il testo dell’amicizia di Elena Zareschi e di Gabriel Cacho Millet, che oggi ne offre la testimonianza.

Settembre-novembre 2010

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La famiglia Lazzareschi a Buenos Aires, Argentina, 1919

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Elena Zareschi, foto di Anna Lazzareschi

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Lettera di Salvatore Quasimodo a Elena Zareschi, 12 novembre 1960

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Anton Giulio Bragaglia a Elena Zareschi

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4 maggio 1939 va in scena per la prima volta in Italia "Nozze di sangue" di Garcia Lorca

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Aprile 1947, Paul claudel, Eleza zareschi, Giancarlo Vigorelli a Milano. Elena leggerà "L’annonce fait à Maria" di Paul Claudel.

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Elena Zareschi con Ungaretti e Milena Milani

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La monaca zingara di Garcia Lorca

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Alberti legge tre poesie che fanno da prefazione alla "Ballata di sangue nella strada" di Gabriel Cacho Millet

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Elena Zareschi legge presso la libreria "Paesi Nuovi" di Roma, 1976, Ballata di sangue sulla strada di Gabriel Cacho Millet

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Renato Mercuri, Bozzetto per Ballata di sangue sulla strada, di Gabriel Cacho Millet, 1974

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30.07.2017