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La famiglia Tallone e Dino Campana

Gigliola Tallone

Una lettera inedita di Dino Campana da Marradi agosto 1917 è pubblicata nel libro di Gigliola Tallone, Virginia Tango Piatti “Agar”. Una vita per la pace. La vita, le opere, la corrispondenza. Ed. Transfinito sett. 2010

(27.09.2010)

Sibilla Aleramo definisce nei suoi Diari la famiglia Tallone, il cui capostipite è mio nonno Cesare Tallone, come “una delle più singolari famiglie ch’abbia conosciuta”.

Intima di mia nonna Eleonora - nobile per nascita a anticonformista per elezione, nata Tango, figlia del Procuratore generale della Corte dei Conti - Sibilla si rivolge a lei nei tormentati momenti che segnano la fine della relazione con Dino Campana. Ci frequentava dalle soglie della Guerra Mondiale, a Milano, nella casa di via Borgonuovo, che la nonna aveva chiamato “Maison Rustique”, sede stabile della famiglia dopo 16 traslochi in 8 anni, per l’irrequietezza dei 4 figli maschi, libertà che secondo i miei nonni valeva bene qualche trasloco. Nella casa era convivio perenne di artisti e intellettuali, colleghi e allievi adoranti di Cesare Tallone che dirigeva la Cattedra di pittura e del nudo dell’Accademia di Brera dall’aprile del 1899. I suoi allievi milanesi convergono in parte nel Futurismo e in parte nel movimento Novecento della Sarfatti. All’epoca della frequentazione di Sibilla, cari amici erano Marinetti e Margherita Sarfatti, Ada Negri, Clemente Rebora, Titta Rosa, Carrà, Boccioni, Oreste Ferrari e Enrico Somarè che sposeranno due figlie Tallone, Milini e Teresa. Raffaello Franchi, abbandonato da Sibilla per Campana, era intimo amico di Cesarino Tallone, frequentato a Firenze, dove era ospite della sorella della mamma, Virginia Tango Piatti, nota col soprannome Agar, giornalista, scrittrice, socia del Lyceum Club Internazionale dal 1913 e pacifista militante nel movimento WILPF, (Lega Internazionale Femminile della Pace e della Libertà) dal 1920 delegata italiana e fondatrice della sezione fiorentina nella sua casa di via Fornace.

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Una lettera inedita di Dino Campana da Marradi agosto 1917 pubblicata nel libro di Gigliola Tallone, Virginia Tango Piatti “Agar”. Una vita per la pace. La vita, le opere, la corrispondenza. Ed. Transfinito sett. 2010



Decisa a lasciare Campana ma incapace di abbandonarlo nella sua esaltazione, per Sibilla la scelta di chiedere aiuto alla mia famiglia è quasi obbligata, avendo tutti gli altri suoi amici antipatia per il giovane. Non solo, Eleonora possiede la casa di Alpignano, vicino a Rubiana, mentre Virginia abita a Firenze: Rubiana e Firenze, i due principali luoghi in cui Dino soggiorna il 1917. Sibilla traccia una strategia degna di un generale, dirigendo i passi dell’ignaro Campana che lei predispone in anticipo, in modo da potersi spostare per non incontrarlo.

Narro quindi sinteticamente nel libro questo capitolo doloroso dal dicembre del 1916 all’ottobre 1917, seguendo la corrispondenza delle due sorelle Tango, Eleonora e Virginia, (presso la Fond. Onlus Gramsci Roma) cui si aggiungono documenti di famiglia.

L’amica intima di Eleonora e Virginia Elisa Albano, ospita Campana nella sua tenuta Granvigna, probabilmente il febbraio ‘17, a un tiro di schioppo da Rubiana, paese frequentato dal poeta almeno dal 1915, dove alloggiava a Villa Irma.

Altro importante ritrovamento è stata la fotografia dell’affresco di Zygmunt Perkowicz, ospite dei Tallone, frequentatore amato ed assiduo della Granvigna, dipinto sul muro della casa. Si tratta di “quelle tracce sui muri” che Campana voleva fossero cancellate, quando si offrirà con la lettera della vigilia di Natale del 1917 di occuparsi ancora della tenuta Granvigna.

Gli ultimi giorni d’aprile Campana si reca nella casa fiorentina di Virginia in via Fornace 9. Gli procura alloggio vicino a lei, presso romagnoli, gente semplice del suo paese (Marradi]. Le consegne di Sibilla per tutti sono di non dire a Campana dove si trova. In questo periodo Dino si reca spesso in via Fornace, dove si diverte a dare ripetizioni di latino alla figlia dodicenne di Virginia Rosabianca e scrive una dedica a Virginia. Il principio di giugno il poeta riparte per Rubiana dove spesso si reca a trovare Elisa Albano. Il 31 luglio nella cartolina di Elisa all’amica Virginia, si legge “abbiamo visto il signor Campana più volte. Povero uomo! Così privo di forza e così schiantato…”.

Da Marradi, senza data, ma segnata agosto 1917, Campana scrive una lettera a Virginia chiedendo di aiutarlo contro le persecuzioni che gli hanno rovinato la salute. Campana deve aver avuto in simpatia Virginia, per la sua geniale intelligenza, la generosità, la sua sincerità scoperta e l’utopia pacifista che assorbiva ogni sua energia. Mi chiedo dolorosamente perché Sibilla, così sollecita verso tutti, persino a rispondere alle centinaia di lettere scritte da estranei combattenti al fronte, non abbia voluto, senza intervenire di persona, chiedere aiuto per soccorrere Campana internato in manicomio, come aveva fatto con Gonzales per fargli ottenere il foglio di via al carcere di Novara.

Procedendo nello studio dei documenti, mi sono sentita sempre più in sintonia col poeta, mentre sentivo una profonda delusione nei confronti di Sibilla, amica affettuosa, generosa, affascinante, che mia nonna e tutti i Tallone, anticonformisti per natura, mai si erano sognati di riprendere per le compulsioni amatorie, ritenendole un surrogato di quell’affetto figliale che le era mancato. Mia nonna credeva che la relazione si potesse riallacciare. Qualche cosa si è rotta, un vuoto nelle lettere mettono in allarme Sibilla. L’amicizia non finisce, la giovane Teresa l’adora e lei adora Teresa, ne scrive pagine preziose e commoventi in Amo dunque sono, nel Frustino e nei Diari. Sarà molto vicina anche a Madino Tallone che a Parigi il ’32 presenta allo stampatore Darantière. Per mia nonna invece l’amicizia certamente si raffredda. Fa il tentativo di offrirsi ad andare ad accogliere “quel piangente” al carcere di Novara, ma, dopo una evidente risposta esasperata di Sibilla, ritira l’offerta e dice “oggi è stata proprio umiltà”. L’ultima lettera di mia nonna del 3 ottobre, è invece perentoria, “Quali parole a te che non ti senti in colpa? Pure no, no, no, non è superazione” “Non scrivermi più”.

Sibilla ha fatto l’errore imperdonabile di pensare a Campana come a uno degli intellettuali amati da lei in passato. Non si è accorta che era uno spirito elementare, una forza della natura, un vero artista. La reazione violenta di Campana il dicembre 1916 non era motivata solo dalla gelosia, ma dalla delusione e orrore che provava pensando di diventare uno dei tanti amanti destinati a divenire personaggio di un romanzo di Sibilla.

Lui stesso scrive in una sua lettera “Voi non mi farete più soffrire, non mi romanzerete più, sarete meglio di una romanziera è vero?”.

Eppure Sibilla, che diceva delle donne Tallone essere votate al martirio, doveva capire che una donna intelligente che vive con un artista non confonde amore con sentimentalismo, che l’amore messo in prosa diventa prosaico.

Per noi Campana non era pazzo, tutti i sintomi sono quelli di un artista vero: l’anticonformismo, la sensibilità acuta, la fantasia accesa, la passione di verità, e, soprattutto, la capacità di trasfigurazione della realtà, troppo limitata e banale.

Non ha avuto nessun soccorso dalla vita, una famiglia senza sensibilità, né umana né artistica, una madre incapace d’affetto, i natali in un paese, Marradi, di semplici che non hanno saputo riconoscere il suo ingegno, in fondo scusabili, perché ancor oggi il poeta dai più è considerato un perdigiorno, mentre imperdonabili sono stati gli intellettuali presuntuosi e aridi che l’hanno ignorato, osteggiato, invidiato. E, a coronamento di tanta fatale sfortuna, era povero, e si sa, un povero che entra una volta in manicomio, ci finisce diretto appena alza la voce.

Se era pazzo Dino Campana a noi Tallone, che non di rado ci hanno chiamato “matti”, avrebbero dovuto intestare un manicomio e rinchiuderci, coi nostri collaterali, essendoci uniti sempre ad artisti, e tutta l’affollata schiera di amici artisti.

Si è compiuto un sacrificio, il sacrificio della purezza, il sacrificio di chi non rientra nel consesso di quei molti che credono di chiamarsi società civile. Voglio chiudere con le parole sublimi della lettera della vigilia di Natale del 1917 di Dino Campana a Elisa Albano, in cui si offre di “costudire” la Granvigna “Creda che è così dolce sentirsi una goccia d’acqua ma che ha riflesso per un momento i raggi del sole ed è tornata senza nome! E non ebbe marca, nè marchi.”





di Gigliola Tallone, curatrice dell’Archivio Tallone


Calendario degli incontri:



* Alla Biblioteca Marucelliana si terrà la conferenza incentrata sul rapporto della famiglia Tallone con Sibilla Aleramo e Dino Campana

Firenze giovedì 30 settembre 2010 ore 17



* Lyceum Club Internazionale di Firenze giovedì 7 ottobre ore 17



* Venerdì 29 ottobre 2010 ore 17 Archivio Storico di Tarquinia conferenza incentrata sul rapporto di Virginia Tango Piatti "Agar" e l’editore Menotti Pampersi


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19.05.2017