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La trasmissione, non solo in psicanalisi

Giancarlo Calciolari
(13.06.2010)

Che cosa si trasmette e come? Si trasmette l’informazione genetica e per questo aspetto fisicamente i figli assomigliano ai genitori, e si trasmette l’informazione culturale. E’ la battaglia per il controllo dei corpi e delle menti, per il controllo dell’intero, per frazionarlo già in corpo e mente e poi in altre coppie oppositive e in algebre più complesse che richiedono esecuzioni altrettanto complesse, le geometrie. Ebbene, la trasmissione culturale, e non solo, anche la trasmissione genetica, risiede nella battaglia per il controllo planetario e galattico, se possibile.


La trasmissione, intanto l’etimo, a una prima lettura: trasmissione, missione qua e là, il verbo è mettere. La missione come quel che viene messo. Chi mette? Chi è il mettitore? Chi è il trasmettitore? La maggior parte delle teorie della trasmissione sono teologiche, presumono che l’ultimo anello della catena sia Dio; in tale senso Dio sarebbe incatenato all’uomo, ci sarebbe un rapporto con Dio, Giobbe avrebbe un rapporto con Dio. In breve il rapporto con Dio è quello che segue alla delega del delegante, per cui il delegato superiore o inferiore, dio superiore o dio inferiore, dio maggiore o dio minore, è sempre un dio fatto a immagine e somiglianza dell’uomo, ovvero si tratta della Bibbia alla rovescia. Non è la via di lettura questa, sebbene sia quella praticata anche in tutte le università del pianeta, che da oriente all’occidente si attengono alle logìe, in particolare sociologia, antropologia, psicologia, biologia: questo è l’ordine del discorso, l’ordine della significazione, la significazione del fallo, il sistema di potere piramidale stratificato genealogico, la genealogia stessa. È il sogno di questo sistema, che risulta una fantasmatica, sempre sull’orlo di basculare nel suo contrario, nell’asistema, il governo nell’anarchia, che possiamo cogliere come tremore nelle varie teorie, le più recenti sono quelle del caos, c’è stata anche quelle delle catastrofi, che insomma in punto di biforcazione al posto della continuità presunta emerga l’opposto. Per esempio, la teoria della liberazione risulta sempre un’ennesima e soverchiante prigionia, schiavitù, totalitarismo in atto, e chi non ne ha è escluso.

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Christiane Apprieux, "Palinsesto della scrittura", 2009



La richiesta di titoli appartiene al totalitarismo annichilista. Che cosa trasmette il sistema fallico? La midolla mirifica della bestia, che è dio, che è sovrano, che decide nello stato di emergenza. Il Leviathan. Ecco perché i sistemi genealogici, le oligarchie, le élite, sono attentissimi alla comunicazione umana, ai cosiddetti mezzi di comunicazione, presupponendo di poter dirigere gli umani tenendo nascosta oramai la gestione della paura, che si trova nella comunicazione efficace per il sistema genealogico, e c’è nell’arte della guerra di Sun Tsu, dove la trasmissione è garantita dalla paura di morte: all’ordine di girare a destra o a sinistra le ragazze ridono, compresa la generalessa, non il trasmettitore del dio imperatore che è il generale Sun Tsu, uccidendo la generalessa che ride come le sue forze armate, le sue donne militari, poi, gireranno a destra.


Certamente l’inconscio, qualsiasi cosa, di queste soldatesse avrà sogni, sbadataggini, dimenticanze, atti mancanti e non andrà nella direzione decisa dal trasmettitore del trasmettente ultimo imperatore, eppure garantisce quel poco che vale la candela, che è sempre immagine dell’ordine fallico, di avere gli umani che vanno a destra piuttosto che a sinistra. La questione infatti pare non delle oligarchie, che invece si possono uccidere tra di loro e suicidarsi pure, come i militari, possono perdere la testa, in realtà Sun Tsu burattino trasmettitore dell’imperatore acefalo può perdere la testa come l’imperatore. Basta vedere il film L’ultimo imperatoreper vedere un imperatore che ha perso la testa fallica e che si ritrova uomo a una dimensione.


Chi governa il pianeta: i trasmettitori? I grandi trasmettitori? Se l’inconscio è dissidente qual è la direzione dell’inconscio? E’ questa la direzione che resta. Qual è la trasmissione inconscia? E se è una trasmissione da inconscio a inconscio non per tanto è diretta, giacché il trasmettitore è conscio e quindi non c’è nessun ordine che il trasmettitore conscio possa dare e che l’inconscio degli umani possa ricevere per eseguire.


Chi trasmette? Quale aspetto dell’inconscio si occupa della trasmissione? Ma inconscio è una parola fuorviante: quale aspetto della vita, quale aspetto della parola. Il sistema genealogico è l’apparenza della parola, la copia della parola, il fantasma della parola, non è la parola originaria, non è l’immagine originaria, è il sistema delle immagini, è la semiologia dell’immagini. Ma la semiotica è un’altra cosa. E’ di questa semiotica, inaugurata da Peirce, mancata, inaugurata da Freud, nel quale c’è una breccia, non l’ha completamente mancata, l’ha mancata rispetto al cancro, l’ha mancata rispetto a qualche cosa anche Lacan, occorrerebbe leggere oggi con questa energia, e lo sto leggendo in un primo approccio, il testo di Verdiglione.


La semiotica della vita, il segno, il segno senza più significazione; la significazione è il tentativo della società di impadronirsi del segno. Peirce esige la semiotica come altra scienza rispetto alla filosofia, ma identifica non l’altra logica ma l’approccio kantiano, categoriale, in una trialita che già trasforma e vanifica il sistema e le categorie di Kant. Identifica 12 trialità, 12 terne, e quella più nota è quella che tolta dalla semiotica, inserita nella semiologia, rinforzata all’università, che originaria non aveva funzionato, era senza pubblico l’università di Peirce, nessuno l’ha frequentata, non l’ha capito neanche l’amico William James, e quindi queste 12 terne nella loro applicabilità logica canonica classica, sfociano in un sistema categoriale decisamente aperto e sfondato e in delirio e in disseminazione di oltre 40 mila quasi 45 mila categorie, ovvero inefficace, inservibile, perché non è l’approccio logico classico quello della Minute logic di Peerce la via. Tuttavia l’istanza dell’originario, dell’autentico, è integrale in Peirce, da qui la sua vita dissidente.


Potremo anche chiederci che cosa ha trasmesso Peirce, che cosa ha ricevuto Thomas Sebeok, che cosa ha ricevuto Bonfantini, che cosa ha ricevuto Umberto Eco: si direbbe che la trasmissione sia mancata.


I traduttori degli scritti di Peirce con il loro grande cervello universitario mancano l’istanza essenziale dell’originario di Peirce, il loro è un tentativo disperato ma non estremo, una disperazione che è la prasi dell’insegnamento universitario, cercano l’acclimatamento, la traduzione nel discorso universitario. La cosa non riesce e nella non riuscita la traduzione perpetua l’elusione dell’abduzione dell’immenso testo di Peirce, che pone l’attenzione proprio sull’abduzione.


Il dibattito attorno alla memoria è quello che cerca di distinguere tra una memoria collettiva e una memoria singolare, una memoria individuale. Le teorie psicologiche della memoria risolvono sincreticamente la questione. C’è qualche cosa di innato, sull’innato si innesta l’acquisito non si capisce come alcune acquisizioni o acquisizione di singoli che vengono chiamati geni, non perché non ci sia questa genetica ma perché si tratta di ingegno. Come si trasmette il sapere di coloro che si sono ingegnati e hanno portato un’acquisizione all’umanità? Com’è che da molti saperi innestati, acquisiti, con l’esperienza qualche cosa di sedimenta e passa e si trasmette per gli altri? Due sono le ipotesi di questa ipotesi che è già biforcuta e ha già la traccia dell’elusione del due, dell’apertura, si tratta sempre di memorie che non procedono dall’apertura, l’ipotesi interna e l’ipotesi esterna e ovviamente si possono fare anche ipotesi algebricamente composte, algoritmiche, che prendono in considerazione sia l’interno che l’esterno, oggi appannaggio di pochi ma bravi topologi, con Moebius e Klein non è difficile lavorare con l’interno e l’esterno senza dover fare a meno dell’uno o dell’altro, sebbene questa sia forse la via del principio del terzo incluso, che santifica il terzo escluso, non è la soluzione, non è la vanificazione. L’ipotesi interna è che qualcosa si sedimenta nei cervelli e viene trasmesso geneticamente da padre e madre in figlio e figlia, e l’ipotesi esterna è quella di questo apprendimento lunghissimo che nell’occidente arriva tra i 18 e 24 anni, e non finisce con i cosiddetti mezzi di comunicazione. L’approccio esterno verrebbe dato dalla famiglia, dalla mentalità locale, dalla religione, dall’ideologia, dalla casa e dalla chiesa, dal partito e dallo sport. Gli strumenti, i supporti sarebbero esterni, i libri, e l’insegnamento parte dal libro, questi insegnanti si confrontano con i libri, utilizzano dei libri, poi è chiaro appunto che la separazione tra l’interno e l’esterno non regge. I sogni, i desideri singolari sono imbricati con l’insegnamento esterno, l’insegnamento esterno è influenzato dall’insegnamento interno e vice versa. C’è una continua trasmissione sul bordo della memoria, tra l’interno della memoria presunta deposito di tracce nel cervello e il bordo della memoria collettiva che sta nei libri, nelle biblioteche, nelle tracce, nei monumenti, nell’architettura, nei giardini, nel cielo, nei pianeti e nelle galassie.


Per questa via si intende sia l’ipotesi di Freud, dell’inconscio, che la logica particolare a ciascuno, dice Verdiglione: non è la logica generale e quel che del generale resta, sebbene non venga data né da Lacan, né da Verdiglione come generale, risulta questa sorta di brodo generale che si chiama lalangue in Lacan e l’alingua in Verdiglione, per dire che non è la lingua di tutti, che non è il linguaggio naturale, che non è il linguaggio culturale, eppure c’è qualche cosa.


Potremo anche porre questa domanda, sempre sviante. Ma non sono queste le domande. Stiamo prendendo in considerazione quelle disponibili, poi ci occuperemo di quelle indisponibili. La catena significante: ciascuna volta è quel significante che interviene e la domanda attorno agli altri significanti è quella stessa che porrebbe questi significanti come non indagati, presi o non presi che siano nella funzione, ma che non siano indagati nella loro esistenza. Si tratta di un’ontologia dei significanti, chiedersi dove sono, eppure ci sono.


Diciamolo così, non sono ontologici, non lo saranno mai, altrimenti gli umani sarebbero degli scimpanzè che girano in tondo (sebbene si può essere tentati di leggerli così, come altri li hanno letti come lupi, come topi, come formiche, come api). L’immagine survivante, Nachleben. Dopo la vita. Avrebbe una parentela con gli archetipi di Jung, più che con l’inconscio freudiano, e tuttavia come indica la parola di Warburg: è il dopo vita, è quello che noi abbiamo chiamato il sistema genealogico, che è preso ancora positivamente come sistema della filiazione o semplicemente come filiazione genealogica in Legendre, che apparentemente ha scosso l’albero genealogico, appunto, poi per santificarlo.


Occorre non chiudere la questione di una memoria preesistente all’atto, che comunque non determina l’atto, anche se qualcosa procede da questa memoria, con una libertà, con una originarietà che procede anche dalla libertà della parola. Non ci sarebbe arte cultura e scienza se ci fosse solo la prigione della parola, la parola come prigione, la parola come cancro, in Lacan, la parola come morte, sebbene il discorso della morte è continuamente messo in discussione. Mentre quando è portato a significazione provoca il suicidio o l’omicidio. Si può leggere e occorre leggere in un altro modo e non fare a meno di leggere la questione della memoria com’è posta della psicologia, com’è posta dalla questione degli archetipi, perché se non ci fosse quella memoria lì, noi partiamo da casa una mattina e non torniamo più. Questo paradosso non è risolto neanche dall’elaborazione di Verdiglione, che si interessa alla logica originaria di ciascuno, senza leggere ulteriormente tale questione.


La trasmissione. La questione è l’oltre della missione, l’aldilà della missione, l’approdo della missione è la trasmissione, senza missione nessuna trasmissione, senza il mettere non c’è il trasmettere, la messa non è del sacerdote, non è di qualcuno, non è personale né collettiva: è del significante. Un significante differendo da sé e dividendosi da sé si trasmette, questa è la sua missione; e come si trasmette? Si trasmette anche per il funzionamento di un significante rimosso, e si trasmette come matema, come lettera. Questo era quel matema che non voleva dare Platone, ma, in effetti, non avrebbe potuto darlo, nessun soggetto può darlo, nessuna società può darlo, nemmeno dio può darlo, perché se il trasmettitore fosse dio sarebbe fatto a immagine e somiglianza dall’uomo e la trasmissione sarebbe quella sociale, spacciata per divina, per legata a dio, invece il resto del processo metonimico, ovvero della missione del significante è il sapere come effetto, il matema, la lettera, ma il soggetto non può impegnarsi con il volere, il sapere, il dovere come causa, per trasmettere. Il significante non è il soggetto, non c’è il soggetto al significante, non c’è significante del soggetto, non c’è nessuna soggettualità, ma ammettendo il funzionamento dell’elemento come significante, come A, ammettendo il funzionamento del significante come non-A, allora c’è la trasmissione dalla parte del sentiero dei significanti e la traduzione dalla parte del sentiero dei nomi, e nell’intersezione la cifra. Ergo, se i significanti sono sociali, istituzionali, stabili, identici a sé, escludenti il non-A, il non significante, rimovendo la rimozione, allora nessun approdo alla cifra, e ecco perché ogni geniaccio delle discipline umanistiche è per la decifrazione: se il significante è stabile la cifra non esiste e esiste solo la decifra e la decifrazione, non c’è nessuna cifratica, nessuna cifratura delle cose, ma solo orpelli, apparenza della sembianza, sembianza della sembianza, non l’elemento come sembiante, non l’elemento come immagine, non l’elemento come causa, non l’elemento come punto, ma l’elemento come identico a sé, il fantasma dell’elemento, la copia dell’elemento, la logica del fantasma che è la paralogica di vita. Occorre che si dissolva il fantasma affinché la logica degli enunciati non sia ontologica.


Possiamo interrogarci su quale sia la nostra missione, perché senza missione c’è solo l’omissione, c’è solo l’itinerario sociale, ovvero la missione circolare che troverà nella conclusione la verità, la stessa verità, che è contenuta nelle premesse logiche.


La logica non ha premesse e non possono esserci, sarebbe appunto questa verità già data che è data dall’accumulo dei saperi che non si trasmettono. Ci sono delle discipline, scienze, discorsi, che sono volati per aria malgrado la loro presunta esistenza data dai trasmettitori sociali, in tutte le facoltà del pianeta è insegnata la psicologia, eppure non c’è nessuna logìa della psiche, e nella migliore delle ipotesi si tratta del discorso dell’animale, dell’uomo animale che alberga dentro si sé altri animali.


La questione della trasmissione è stata affrontata in un modo da Freud, da Lacan, e in un altro modo ancora da Verdiglione, e non ci resta che leggere questi modi per intenderne qualche cosa. Freud apre la via della trasmissione della psicanalisi ai gentili, ai non ebrei, e è questa la vicenda in particolare della sua relazione con Jung. Jung che diciamo oggi finché ha retto l’identificazione con Freud, ma quasi senza transfert, Freud stesso ha lasciato che questa avventura proseguisse; quando invece è venuto al dunque il non transfert, ma il transfert personale e religioso di Jung, allora Freud ha modificato questo aspetto di trasmissione. Noi possiamo dire che per quanto riguarda il suo insegnamento, non c’è stata trasmissione con Jung, poiché non si è trattato di psicanalisi freudiana, addirittura ha dovuto dargli un altro nome. Non c’è stata trasmissione con la figlia, che per quanto psicanalista ha cercato di affermare soprattutto una psicologia, resta invece da indagare il complesso il rapporto con il padre che l’ha ben messo in gioco come analisi e appunto di questi non abbiamo letto i testi per poter accennare qualche cosa. La trasmissione non è stata con Ferenczi, la terapia attiva non c’entra nulla con Freud, che cosa c’è stato forse? L’Istituto di psicanalisi di Berlino, le riviste, i testi, qualcosa c’è, qualcosa resta e qualcosa si trasmette, con il libro come ciò che resta dall’esperienza, come il testo. Qui c’è qualcosa che viene ciascuna volta messo in gioco, non sappiamo quel che si trasmette, non molto, dati gli esiti psicologicistici dei più per non dire di quasi tutti, appunto gli esempi che facciamo noi dopo Freud sono rari, addirittura diventa questo percorso di geni, Freud, Lacan, Verdiglione. Qualcosa in un debordamento si è trasmesso tra Lacan e Vappereau. Ma Vappereau non si prende per il terzo che viene dopo Freud e Lacan. Verdiglione ha maggior pretese e oggi legge in tutto altro modo sia Freud che Lacan, e quindi lui ha inventato la cifrematica, evidentemente la novità è tanta da richiedere un altro nome. Propriamente non c’è stata trasmissione tra Lacan e Verdiglione, Lacan che ha sempre risposto a ciascuna obiezione di Verdiglione, contrariamente a quel che alcuni epigoni possono pensare. Lacan, e Verdiglione, se ha inventato e perché Lacan non ha trasmesso. Per tornare a Freud, quello che conta è che c’è stata la questione del gruppo segreto, ha distribuito gli anelli, questi sarebbe stati gli eletti, gli aristocratici. L’élite che intende, i trasmettitori. È stato un fallimento.


Lacan per un verso, si presume che abbia trasmesso al genero qualche cosa, e a ciascuno qualcosa in modo differente, ma sopratutto è con la scrittura, e in particolare la topologia e le formule quasi matematiche che ha pensato di trasmettere la psicanalisi. Come vengono scritte le leggi fisiche, anche se nessuno trascrive niente rimane che la formula del moto è quella e che la formula della gravitazione universale è un’altra. E’ qualcosa che concerne il reale, quasi come muro, nel senso che il soggetto non può modificarlo.


Certo l’appoggio che Lacan ha trovato nelle matematiche e in particolare nella topologia è utile come i disegni alla lavagna, per non rifiutare l’essenziale della cosa. Lo psicologismo dilaga anche tra gli psicanalisti, al punto che la definizione di psicoterapia non fa più questione e pare quasi un sinonimo di psicanalisi.


La trasmissione è un effetto del significante preso nella sua funzione. Quando non c’è più la significazione, la connotazione, allora la denotazione, impadroneggiabile, inconscia, si svela in tutta la sua forza e energia. Peirce, nel suo testo inaugurale, afferma che la denotazione è frutto del Power of Mind, che non è una facoltà soggettiva.




Giancarlo Calciolari, direttore di “Transfinito.eu” e di Transfinito Edizioni


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19.05.2017