Transfinito edizioni

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Giancarlo Calciolari
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Una poesia

Paolo Pianigiani
(24.05.2010)

Sì, un fiore, già suo. Breve respiro di vita e di luce, strappato o reciso alla sua origine, per un promettere che ha respiro di sangue e meraviglia di suono. Fragile scambio, dono di un dio che guarda tra gli affanni nostri, per il solo gusto di poter dire, cazzi loro, tanto io sono un dio, ...anche se un dio minore, un dio con poche preghiere al seguito. Ma se Giove, per potersi divertire con fanciulle d’uomo, mutava in nebbia i suoi mille desideri, o in papero bianco cigno ad insidiare una Leda dall’ampio seno, come potrà un fiore, già morto in partenza, scuotere l’instabile sorriso di una donna? Lo donai, raccolto per via, su un vecchio ponte scorrente sull’Arno. Ebbi in cambio un sorriso e un figlio. Lo donai ammantato di spine, ebbi in cambio disperazione e profumo di letti. Smisi di donarlo, ma ormai il gesto era rimasto e consunto, il rito conobbe repliche e memoria, sottili lame e arabeschi di seta. Fino a una pausa d’effetti, doveché disperdesi obliqua una foglia di pino. E mi si chiede ora del fiore, umido distendersi nei sensi, nelle mani che cercano, nella pelle che respira e si fa goccia, nei gesti che impigliano racconti d’estasi. Ed estati che rinnovano ogni nuvola di sbadiglio, quando di sorpresa inattesa un volto ti si apre accanto. Un fiore di donna, contorno di pensiero, bianco capestro di scure, salamandra immune dal fuoco, sussurro di mare e di onda, memoria e vanto di capinere, di ossimori e d’arcuate fonti barbare e oscure. E di trecce attorte a un sorriso, che si apre d’occhi sull’orlo dell’anima. Quel fluido fiume che ti scorre e ti annulla, e ogni attimo è crepitio di noci. E i baci saranno scoiattoli, che giocheranno ansiosi sui pendii di foglie e la rugiada di vino darà sapori d’alchimia.


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Gabi Minedi, "Wanted"

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26.04.2017