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Gezera chava

Giancarlo Calciolari
(19.05.2010)

Jacques Lacan è il reinventore della psicanalisi, ovvero colui che ha riportato la psicanalisi alle sue questioni essenziali, non tanto all’origine quanto all’originario di ciascun elemento di vita. Vari sono i tentativi di invalidare, di sconfessare la psicanalisi, ma a noi interessa che ci siano alcuni psicanalisti, tra le schiere degli psicanalisti che sono invece ridotti a psicoterapeuti, che hanno la loro assiomatica, tratta da quella di Lacan che rilegge per l’appunto Freud.


Dopo gli studi psichiatrici e il dottorato in psichiatria, Jacques Lacan attraverso l’analisi - e tale questione la riprenderemo come qualcosa di non trasmissibile con le parole o con gli scritti - connettendo, come del resto fa il padre della psicanalisi, ciascun elemento con altri elementi, comparandolo, e stabilendo delle connessioni di equivalenza dell’istanza posta, è per alcune di queste connessioni che si è imbattuto in ben altro sapere. In effetti stabilire la connessione fra “rappresentazione di parola” con il termine “significante”, che emerge dalla linguistica, dove dalla linguistica s’imbatte nella barra tra il significante e il significato, portando poi tra l’altro la significazione (che forse è solo un sinonimo del significato; sarebbe l’azione che dà il significato, in effetti è la stessa costellazione di parole), alla sua dissoluzione, in ogni caso a ridurla alla questione del fallo.

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Opera di Christiane Apprieux, dettaglio

Non so se sia Armando Verdiglione a connettere ancora più precisamente la “rappresentazione di cosa” con il nome, e di diremo oggi la rappresentazione del tempo con la rappresentazione l’Altro. Poi dissolvendo le fantasmatiche ci ritroviamo con il nome, con il significante e con l’Altro. Nell’assiomatica di Jacques Lacan troviamo una quaternità, in particolare i quattro elementi con i quali costruisce quattro discorsi e ne ipotizza una volta solo un quinto. Abbiamo: esse barrato, il Soggetto dell’inconscio, abbiamo S1, il significante primordiale, il significante padrone, abbiamo S2, la batteria dei significanti, il sapere, e poi abbiamo quello che Jacques Lacan dice di essere stato l’unica sua invenzione, ed è l’oggetto a.


La maggior parte arranca dietro questi termini, di non facile lettura. Per più di cent’anni, sino a Gérard Haddad, con la sua compiuta opera di chiarimento della connessione tra il giudaismo e la nascita della psicanalisi, al punto da definire bambino illegittimo dell’arte della lettura ebraica la psicanalisi, illegittimo nel senso che le regole di interpretazione sono poste rispetto a Dio, alla questione Dio, e invece con la psicanalisi vengono poste all’uomo, che sta in un posto molto basso della gerarchia gli angeli. Come creatura dell’ultimo angelo.


Acquisita la matrice ebraica della psicanalisi, che comporterebbe per coloro che non l’hanno acquisita, ed è la moltitudine degli psicanalisti, non solo americani, ridarebbe quantomeno la chance di una specificità dell’interrogazione, che nella cosiddetta psicanalisi non ha più nulla d’intellettuale, avendo ridotto la pratica a psicoterapia.


Dopo Gérard Haddad possiamo stabilire altre connessioni che non potevamo stabilire, finché la lettura dell’istanza ebraica e della questione del nome di Dio e dei nomi di Dio, cominciata dal maestro di Haddad, Jacques Lacan, non è stata per l’appunto posta.


Quali sono queste due regole dell’arte della lettura ebraica, il Midrash, sono la gezera chava e la semuka. L’unica traduzione interessante sarebbe quella per calco, data l’originarietà delle questioni poste, e dovremmo indagare anche sulle altre undici regole di lettura, l’acquisto del libro sul Midrash è rimandato, per causa di non disponibilità libraria.


La gezera chava è la connessione di una parola divina che in contesti differenti riguarda la stessa questione: noi leggiamo il cuore in un trattato di anatomia e poi leggiamo la metafora del cuore nel Dottor Zivago di Pasternak e elaboriamo l’un e l’altro cuore come se riguardassero la stessa questione. Questo abuso linguistico, questa ipotesi di lettura, ci porta a trarre un dire che non era nel già detto. La semuka è la connessione parasintattica, per contiguità, è la connessione che viene stabilita tra due elementi contigui, per non si sa quale ragione, come due elementi di una lista che non ha nome né attributi e allora se si trovano vicini l’angelo e lo specchio sicuramente viene stabilita una relazione tra gli angeli e gli specchi, e ciascuno può proseguire a inventare prendendo di angeli come specchi e prendendo gli specchi come angeli. L’esempio che li porta assieme nella proposizione è quello di Rainer Maria Rilke che nelle Elegie di Duino dice appunto che gli angeli sono specchi, ovviamente dell’anima. Ecco una serie che ci ha già interessato: anima animo animale. Allora la questione dell’anima riguarda l’animale, e per noi che leggiamo l’animale nel modo in cui Freud dice animale totemico abbiamo che parlare dell’anima è una forma di totemismo. Non che questa sia l’acquisizione, ma queste sono le ipotesi abduttive che giunte alla loro qualità danno un effetto di verità, c’è l’incontro, e il suo tono, la sua sfumatura, che procede dallo sfumato, da un modo del due.


Allora possiamo stabilire la connessione tra le serie dei significanti e tra le serie dei nomi, tra la catena significante, e quella che non è mai stata chiamata neanche da Verdiglione la catena nominante, la catena dei nomi, e reperire queste catene nell’angelologia, nella mistica ebraica, cristiana e islamica, e anche se pur paradossale nella mistica neoplatonica.


Possiamo leggere stabilendo una connessione tra quello che Freud chiama superio e quello che una volta sola nomina come soggetto, e nome in un contesto dogmatico, assiomatico, di precisazione dei termini della psicanalisi, ed è quello con l’angelosofia, la teosofia, ed è la credenza appunto che l’angelo superiore sia emanazione di Dio per l’angelo inferiore, che è una sua creatura di Dio. Peraltro che cosa implica, e qui è il verbo stare che mettiamo in questione con la gezera chava e la semuka, che cosa implica che il superio sia un’istanza psichica. Il verbo è stare, che implica soprattutto lo stare in piedi, lo stare che va dall’istanza alla stanza, alla costanza, alla sostanza, ciò che sta sotto, e tanti altri termini che qualificano il verbo essere, nel suo impiego radicale quello ontologico, che definisce Dio come Essere supremo, che un paradosso, è al di là del supremo, è al di là del superno e dell’inferno, perché se è supremo non essere ma è un ente, e se è un ente non può che essere fatto a immagine e somiglianza dell’uomo. Questo è quel che Henri Corbin chiama il rischio dell’antropomorfismo.


L’ordine rotatorio che scassa Jacques Lacan, in francese c’è il tracassé molto di più del cassé. Bisognerebbe tradurre per calco: tracassato. È l’ordine ieratico, l’angelologia come teofania. Tra parentesi, dire che Dio è l’essere supremo vale a dire che è l’angelo supremo, ed ecco perché si apre lo gnosticismo tra il dio del bene e il dio del male. Perché sono entrambi angeli, enti, hanno a che fare con questo mondo, da qui il rifiuto dell’incarnazione, sebbene poi venga reintrodotto da Corbin, ebbene gli anelli, la catena, sono la teologia psicanalitica di Lacan, ed è per questo che ha prediletto la corrente cabalistica della giudaismo e non la corrente che si rifà a Maimonide.


La circum-ambulazione ha trovato a proposito dell’essere e delle sue manifestazioni, Corbin. Occorre qualcosa di più radicale ancora, la psicanalisi ha costruito con un compromesso con la filosofia, tale è anche quello di Jacques Lacan, rispetto a Heidegger, in particolare, e con questo compromesso prosegue nello sgarro rispetto all’originario ed è quello di rappresentarsi le cose. Sgarro rispetto all’Esodo. Al non ti farai immagini. Platone fatti comincia la narrazione della caverna con “immagina tu”. Questa immaginazione che si chiama a psicanalisi continua a chiudere le questioni aperte della ricerca, aperte non dalla copertura che ha ancora il nome di psicanalisi, ma dalla ricerca stessa che non può che procedere dall’apertura, altrimenti ognuno circum-ambola.


Chi dissolve il cerchio, colui la cui ricerca almeno teoricamente, poiché pragmaticamente ci sono degli elementi da leggere ancora, è l’approccio teorico di Armando Verdiglione che poco prima di cent’anni dell’invenzione del termine “psicanalisi” per dire qualcosa di preciso della sua esperienza qualifica la sua ricerca come “cifrematica” coniata sul termine “matematica” nell’etimo che non è di Verdiglione, non è proprietà del soggetto, degli umani, è la tecnica della cifra, ma per l’appunto la cifra traduce il vuoto del termine indiano, sunya, che da origine alla parola nella sua traduzione prima araba ed è “ tecnica del vuoto”, e con il vuoto che ha varie qualificazioni nella teoria di Verdiglione, siamo nuovamente alla questione che è anche quella dell’angelologia, poiché al centro vuoto della rappresentazione circolare c’è Dio che è al di là dell’essere supremo, è essere come atto, è il creatore. Ma si tratta di un dio fatto a immagine dell’uomo, per la padronanza e il controllo degli umani e di ogni cosa nelle galassie.





Giancarlo Calciolari, direttore di “Transfinito.eu” e di Transfinito Edizioni.


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14.02.2017