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Mario Martinelli, "Il volo di Arboris e Serafin"

Marina Monego
(19.05.2010)

Storia di due amici che si ritrovano nel vecchio paese abbandonato dopo essere scampati alla guerra e recuperano il piacere di camminare insieme in montagna, di vivere un’avventura come succedeva ai tempi della loro giovinezza.


“Il volo di Arboris e Serafin” è un romanzo breve, una storia semplice, ma ricca di contenuti e un piccolo compendio della filosofia di vita di Martinelli.
Arboris, da Arbo, il paese d’origine, è lo pseudonimo di Guglielmo, un uomo che torna dopo una vita che l’ha sfibrato e deluso, si sente tradito e amareggiato e la guerra non ha fatto che sradicare ogni sua sicurezza e renderlo insofferente a qualsiasi disciplina. È sprofondato sempre più nella sua interiorità e ha iniziato a scrivere piccoli racconti che prendono spunto dai singoli episodi del quotidiano. In Germania ha incontrato, tramite un amico, Hermann Hesse e poi le sue storie sono state pubblicate. Altre ne scriverà, ma Arboris non si è insuperbito per questo ed è rimasto sempre una persona semplice legata alla sua terra.

“Il luogo che lo aveva generato e collocato in questa esistenza, avrebbe sempre rappresentato, per lui, un rifugio, una fonte di energia perenne a cui poteva fare ricorso quando le batterie erano esaurite. Quando si manifestava e diventava palpabile, in lui, quella cupa malinconìa, quella “litòst” o quello “spleen” dell’anima, l’unico rimedio che gli era rimasto era rivitalizzare quelle invisibili radici che mantenevano un legame con il luogo natìo”. (p.29)

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Christiane Apprieux, "Tumulto intellettuale", 2010, olio e acrilico su tela

Serafin invece, dopo la guerra, è tornato al paese per riflettere su quale sia la sua vera Patria, ma, trovatolo deserto, è andato a lavorare alla Manifattura Tabacchi di Rovereto, dove abitano sua madre e sua sorella. Perso il lavoro a causa della crisi economica del settore, ha trascorso l’inverno, da solo, nel paese abbandonato con cinque galline e un cane randagio che gli si è affezionato. Si è sentito il padrone della valle e del suo tempo, ma adesso la primavera gli fa desiderare il calore del sole, energia nuova per percepire il ritorno ciclico della natura che, bellissima, si sta risvegliando su tutta la montagna.

“Veloci le ombre dei naturali campanili rocciosi venivano e andavano ed in questi giochi mattutini chi faceva la regia era l’aurora. Chi la faceva da padrona era l’anarchia della natura, che riusciva a portar su, a quelle incredibili altezze, una gialla farfallina, nonostante il freddo, quasi a dire che tutto era immaginabile”. (p.9)


Per Arboris e Serafin ritrovarsi è una festa, la loro amicizia è antica, ha avuto le sue pause e i suoi silenzi, ma è pronta ora a ridestarsi insieme alla natura. Vivranno i due montanari un’avventura nell’ascesa al loro monte nodoso, quel picco sul quale erano saliti tante volte fin da ragazzi. Il camminare insieme in montagna – esperienza forte da sempre –li renderà ancora più uniti e determinati a rimanere nel loro vecchio paese, a frequentare “le lezioni della scuola del bosco”.

Storia di un’amicizia virile – bandite le donne dall’esistenza dei due montanari, in verità un po’misogini – “Il volo di Arboris e Serafin”, nonostante qualche pagina più prosaica, vede il suo apice nella salita al monte nodoso, fatta con rispetto e reverenza verso la montagna, maestra di vita.

“La montagna è come la vita…se ti offre delle sfide, ti mette anche in grado di affrontarle”. (p.58)


L’alba sulla sommità del Buole, prima dell’ascesa finale, riporta i due amici a un silenzio primigenio, quello della creazione, quando tutto pare ancora sospeso in un’attesa stupefatta.

La natura, che sembra essere l’unica in grado di ridare equilibrio e serenità agli uomini, è osservata e descritta con ricchezza di particolari, ma la vita in montagna non è solo idillio, è fatica, essenzialità, talvolta scomodità.

Abitare un paese abbarbicato sul monte non è facile, infatti la gente ha preferito trasferirsi in città più comode e grandi, nell’illusione di trovare tutto e di non sentirsi sola.

È il problema dello spopolamento dei piccoli centri e della perdita d’identità ad emergere tra le righe e i due protagonisti paiono essere gli ultimi depositari, privi di eredi, di usanze e tradizioni antiche.

Nel personaggio di Arboris, Martinelli adombra maggiormente se stesso: Arboris è lo scrittore che omaggia letterariamente alcuni tra i suoi autori preferiti, è colui che ama la meditazione e che scrive per gratitudine verso la vita, è l’uomo che ritorna alle proprie radici culturali e storiche, tra le mura degli avi e la natura che l’ha visto crescere.

Assolutamente simpaticissimi i disegni dell’Autore che illustrano la vicenda.




EDIZIONE ESAMINATA E BREVI NOTE

Mario Martinelli (1962) scrittore e montanaro di Obra in Vallarsa.

Mario Martinelli, Il volo di Arboris e Serafin, Rovereto, edizioni Stella 2005. Collana Le Ninfee.

Martinelli in lankelot.eu

Marina Monego, aprile 2010


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