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Bagliori nell’orto

Lucia Guidorizzi
(3.05.2010)

Non piaceva a nessuno. Troppo grossolana - dicevano - di fattura sommaria, troppo massiccia. Una popolana, una di quelle popolane dallo sguardo duro, dalla caviglia grossa, che fino ai vent’anni irradiano una qualche bellezza che in breve viene soffocata da una mole invadente. Anche il figlioletto che teneva sulle ginocchia era decisamente brutto, rigido come un pupazzo e lievemente strabico.

Quando l’aveva mostrata al parroco di Santa Maria Formosa lui gliel’aveva rifiutata senza tanti complimenti : "Ma vi pare che sia una statua della Vergine questa? Così pesante, così grossolana, è solo un blocco di marmo: non ha vita, non ha respiro, non ha sguardo."

E così, a Giovanni de Santi era rimasta la statua di cui non sapeva che fare. Avvilito per lo smacco, alla fine decise di tenersela nell’orto di casa. Viveva nei pressi della parrocchia di santa Margherita, a Dorsoduro, una zona di Venezia piena di orti, di viti, di campi circondati dai canali.

La moglie non fu per niente contenta di quella decisione: "Il parroco di santa Maria Formosa non l’ha voluta e tu me la vuoi mettere nell’orto! Se non altro potremo usarla come spaventapasseri!"

E così fu: la statua venne posta tra aiuole plebee di carote e d’insalata, sotto ad un albero di melograno che d’autunno si caricava di frutti inferi.

Alla fine non sfigurava nemmeno in mezzo a tutto quel verde, così bianca, anzi, emanava un certo fascino.

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Opera di Christiane Apprieux

Giovanni se la guardava dalla finestra e tutto sommato non gli dispiaceva la sua opera: era un manufatto di una qualche bellezza indefinibile, che esprimeva qualcosa di originale.

Anche la moglie finì per affezionarvicisi, anzi, ogni tanto le piaceva andare a ricamare proprio vicino a lei; nei lunghi, interminabili pomeriggi d’estate, le sue mani paffute manovravano il tombolo con placida efficienza proprio sotto la sua ombra. La donna somigliava alla statua: il volto largo ed inespressivo, il petto generoso, le spalle forti, i capelli castani raccolti in una crocchia, gli occhi un po’ vuoti e il mento un po’ rilassato, da donna tranquilla che conoscendo le sue mansioni sa svolgerle in tutta calma.

Tutto procedeva pigramente quell’estate, mentre Giovanni scalpellava di mala voglia nuove statue per committenti che sperava più di bocca buona.

Erano giorni caldissimi e così pure le notti: notti afose, piene di zanzare e di luna.

In una notte d’afa particolarmente soffocante, la moglie di Giovanni non riusciva a dormire. Il marito le russava al fianco, inerme, ma lei non trovava pace; sentiva un’oppressione al petto, un’oscura inquietudine: si alzò e a piedi scalzi, a passi lenti, con le chiome molli ed umide di sudore, si diresse verso la finestra aperta che dava sull’orto. Si affacciò e la travolse un intenso profumo di timo e di menta: era una notte profumata e strana. Accadeva qualcosa nell’orto. Aguzzò lo sguardo e le parve di vedere dei bagliori tra l’erba. Guardò meglio, e si accorse che quella luce proveniva dalla statua della Madonna: essa emanava una luce, una luce fosforica.

Corse da Giovanni, lo scrollò dal suo sonno sepolcrale e quando anche lui, ancora intontito, si diresse verso la finestra incredulo, videro la statua circondata tutta da un alone luminoso, un fenomeno sorprendente ed insiegabile. Attoniti, Giovanni e la moglie s’inginocchiarono davanti a quel prodigio.

L’indomani la notizia aveva già fatto il giro di tutto il sestiere: la casa e l’orto dello scultore furono invasi da una processione improvvisata di fedeli desiderosi di recar visita alla statua miracolosa. Tra la folla di curiosi c’erano anche dei malati: storpi, bambini con lo scorbuto, puerpere senza latte, vecchie coi reumatismi. Ognuno di loro era lì per chiedere la grazia desiderata. che la bianca Madonna di pietra sembrava propensa ad elargire.

Da quel giorno divenne un’abitudine: la casa di Giovanni de Santi era meta di un continuo andirivieni senza tregua, di giorno e di notte. La statua continuava ad emanare luce, ci furono i primi miracoli.

Si diffuse la fama che la Madonna dell’Orto, rifiutata dalle chiese e dagli altari, si era tramutata in una sorta di Cibele, dea della Vegetazione e della Natura che recava tra le braccia il figlioletto Attis, dio della morte e della rigenerazione, in grado di restituire la Vita. Il culto della Dea Madre- Madonna dell’Orto si diffuse anche fuori dalla città. Giungevano dalla terraferma nobildonne malmaritate, vecchie beghine desiderose di un marito, giovani e sognanti fanciulle in fiore e ormai la preponderante componente femminile devozionale cominciava ad ingenerare una certa preoccupazione. Quell’altare pagano e domestico, quel tempio ortofrutticolo non piaceva per niente ai canonici e neppure al Patriarca, per cui si presero la briga di reintegrarla all’interno di una chiesa. Perciò, con tutti gli onori che il caso richiedeva, la statua della Madonna venne accolta con una solenne cerimonia il 18 giugno 1377 nella chiesa di San Cristoforo.

Il culto tributato alla Madonna non si spense, ma divenne più moderato e controllabile e la chiesa ne guadagnò in elargizioni ed elemosine. Giovanni accettò questo spostamento a malincuore, ma pose le sue condizioni: alla sua morte avrebbe dovuto essere ricordato quotidianamente dai frati della chiesa nel corso della Santa Messa. Infatti un’altra statua della Vergine, sempre di Giovanni de Santi, situata nella chiesa, tiene in braccio il Bambino che regge un cartiglio con scritte queste parole :" Abie in mente fra de dir ognio di mese per lanema de quelo che mese mia mar qua." Del resto la pretesa è da considerare legittima, in quanto egli è l’Artefice di questa statua miracolosa.

Ancor oggi, sui visitatori della chiesa di San Cristoforo, più comunemente conosciuta come Madonna dell’Orto, la statua esercita uno strano fascino:il suo volto quadro, lo sguardo assente, la sua monolitica mole, la rendono potentemente ieratica e affascinante. Mi fa pensare a come le cose che spesso vengono rifiutate in realtà possano risplendere di una bellezza e di una forza che sfugge agli sguardi frettolosi e possano persino caricarsi di proprietà taumaturgiche poiche se , come dice la Bibbia "la pietra scartata dai costruttori è diventata la pietra d’angolo" così "la statua della Madonna, disprezzata e rifiutata dalla Chiesa, è ritornata ad essere la Dea Bianca, la Grande Madre Universale, potente dispensatrice di Vita e di Speranza.


Lucia Guidorizzi


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14.02.2017