Transfinito edizioni

Giancarlo Calciolari
Il romanzo del cuoco

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Giancarlo Calciolari
La favola del gerundio. Non la revoca di Agamben

pp. 244
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Christian Pagano
Dictionnaire linguistique médiéval

pp. 450
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Fulvio Caccia
Rain bird

pp. 232
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Jasper Wilson
Burger King

pp. 96
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Christiane Apprieux
L’onda e la tessitura

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Giancarlo Calciolari
La mela in pasticceria. 250 ricette

pp. 380
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Riccardo Frattini
In morte del Tribunale di Legnago

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Giancarlo Calciolari
Imago. Non ti farai idoli

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Giancarlo Calciolari
Pornokratès. Sulla questione del genere

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Giancarlo Calciolari
Pierre Legendre. Ipotesi sul potere

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"L’inquieto vivere segreto" di Franz Krauspenhaar

Teresa Caligiure
(26.04.2010)

«Oggi hai ripreso a scrivere sulla carta, perché cerchi affetto in te stesso non avendo altra compagnia che la scrittura». Queste le parole che compaiono nelle prime pagine de «L’inquieto vivere segreto» di Franz Krauspenhaar, edito da Transeuropa (Massa, 2009), un libro che si legge tutto d’un fiato, un romanzo breve, ma potente, che costringe il lettore a fare i conti con una cruda e indecifrabile realtà.

Il protagonista, senza nome, è uno scrittore che vive assurde vicende: dalla misteriosa scomparsa della moglie, all’atroce convinzione che suo figlio sia il matricida, ad un rapimento da parte di bizzarri terroristi. La vicenda dell’uomo in continua lotta con tutti, familiari, vecchi amici e datori di lavoro, si svolge su scenari italiani e tedeschi, tra i quali non mancano Milano e i luoghi tristi e desolati, come la stazione dei treni o il parco, topici dei romanzi Krauspenhaariani.

Un grottesco surreale, a tratti umoristico, anima le pagine del romanzo, dal nome della cittadina "Odiate sul serio", dove scompare la moglie, alla scena di sesso sul treno con una lettrice sconosciuta, all’assurdo e improbabile amore per Priscilla, scrittrice lesbica che «come ogni artista geniale, ti cambiava. Ti faceva entrare il lei senza contatto fisico. Ti immergeva nel lago d’amore delle sue frasi». La solitudine macerante del personaggio principale, mista alla rabbia, mette il lettore di fronte all’incomprensibile tema della sofferenza umana, «un affare intimo quanto nessun altra cosa al mondo». Il romanzo si sviluppa in trentasette brevi capitoli, diegeticamente ellittici, che lasciano spazio al non detto, a digressioni sul dolore, la morte, il sesso e la solitudine. L’interesse viscerale per la scrittura conduce il protagonista al successo, ma lo allontana dalla famiglia, con la quale vive un rapporto di odio e incomprensione, che lo isola dalla società e lo aliena da se stesso. Infatti l’autore, mediante l’uso del tu narrativo, raffinatissima tecnica usata principalmente nel Nouveau Roman, sdoppia la visione degli eventi e costringe il protagonista ad un’autoanalisi critica. I tempi del racconto sono sovvertiti, poiché la narrazione segue il flusso interiore del protagonista, spostandosi dal passato al presente e riflettendo, in tal modo, il senso di straniamento e stordimento da lui vissuto.

Il rapporto di incomprensione e incomunicabilità tra genitore e figlio è sviluppato mediante la storia di un padre scrittore, odiato e incompreso, che obbliga il figlio e la nuora, di cui è invaghito, alla lettura dei suoi testi. I rapporti familiari e non, ormai irrimediabilmente deteriorati, creano situazioni inquietanti e inspiegabili per il protagonista. La figura del padre presente nel precedente romanzo «Era mio padre» (Fazi, 2008), viene dunque ribaltata e invertita in questo libro che chiude la trilogia iniziata con «Le cose come stanno» (Baldini & Castoldi, 2003).

Via via che l’esigua trama narrativa prende corpo, il romanzo diventa denso e intrigante, creando una forte suspense, che non si esaurisce nel colpo di scena con un finale alla stregua de «Il laureato» di Mike Nichols, piuttosto nella motivazione profonda che spinge il protagonista con coraggio a vivere la scrittura come ultima risposta alle tante questioni irrisolte dell’esistenza. L’ossessiva volontà di scrittura è l’ancora di salvezza del protagonista. Egli, infatti, ricomincia un vivere segreto consapevole, contrastando l’idea del suicidio, altro tema forte dell’opera, e lasciando spazio all’orgoglio di «sopravvivere e tenere duro» perché «tu ti sei battuto fino all’ultimo per essere dove sei […] e tu non sei più perduto».



Teresa Caligiure



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6.10.2016