Transfinito edizioni

Giancarlo Calciolari
Il romanzo del cuoco

pp. 740
formato 15,24x22,86

euro 35,00
acquista

libro


Giancarlo Calciolari
La favola del gerundio. Non la revoca di Agamben

pp. 244
formato 10,7x17,4

euro 24,00
acquista

libro


Christian Pagano
Dictionnaire linguistique médiéval

pp. 450
formato 15,24x22,86

euro 22,00
acquista

libro


Fulvio Caccia
Rain bird

pp. 232
formato 15,59x23,39

euro 15,00
acquista

libro


Jasper Wilson
Burger King

pp. 96
formato 14,2x20,5

euro 10,00
acquista

libro


Christiane Apprieux
L’onda e la tessitura

pp. 58

ill. colori 57

formato

cm 33x33

acquista

libro


Giancarlo Calciolari
La mela in pasticceria. 250 ricette

pp. 380
formato 15x23

euro 14,00
euro 6,34

(e-book)

acquista

libro

e-book


Riccardo Frattini
In morte del Tribunale di Legnago

pp. 96
formato cartaceo 15,2x22,8

euro 9,00
e-book

euro 6,00

acquista

libro

e-book


Giancarlo Calciolari
Imago. Non ti farai idoli

pp. 86
formato 10,8x17,5

euro 7,20
carrello


Giancarlo Calciolari
Pornokratès. Sulla questione del genere

pp. 98
formato 10,8x17,5

euro 7,60
carrello


Giancarlo Calciolari
Pierre Legendre. Ipotesi sul potere

pp. 230
formato 15,24x22,86

euro 12,00
carrello


TRANSFINITO International Webzine

Dellys – Délices o “la perdonata”

Maria Cristina Faccanoni
(26.04.2010)

Dellys, 1930


Mentre erano intenti a psalmodiare funebri melopee intorno a quella sagoma bianca in cui si era infilata la mamma, Hajila lasciò la frescura della moschea ed uscì in pieno sole, quel sole che, pur declinando il giorno, continuava ad accecare. La mamma le venne incontro, sospesa sul terreno. Protetta da una bruma umida, le tese le braccia. Era quella di sempre, non quella che stava sotto il sudario. Afferrò Hajila bonariamente per la caviglia, la rigirò, la capovolse e ricapovolse mentre le loro rsa si incrociavano. La spinse in su, sempre più in su, verso il cielo, poi la depose a terra con un bacio sulla fronte. Due angeli l’attendevano appoggiati agli stipiti della grande porta di Bab El Bhar, aperta sul vuoto. “Chi è il tuo Dio?”, le chiesero all’unissono. “Chi è il messaggero che ti è stato inviato per portarti dinnanzi a LUI?”, “Qual’è la tua religione?” La mamma rispose muta.

JPEG - 445 Kb
Opera di Christiane Apprieux, 2010, dettaglio

La bimba la vide, sempre più evanescente, varcare la soglia senza girarsi, e vanire. Hajila la seguì di corsa giù per la grande scala di pietra in fondo alla quale una chiazza color indaco andava allargandosi sempre più, per sciogliersi, lì sotto la falesia, in un’ala trasparente di verde acqua marina. Arrivata al porto, si sporse fuori dal parapetto e fece scivolare lo sguardo su tutto il visibile. Nulla. Le si strinse il cuore, intuì che la mamma l’aveva lasciata, per sempre. Si sedette allora sul bordo della fonte Ain El Mizab, dalla quale l’acqua dei monti zampillava tutto intorno. Tirò su fino alle ginocchia i pantaloni a sbuffo che le uscivano da sotto l’abitino di cotone e, per gioco, prese a calciare quelle goccioline che la punzecchiavano allegre. Alcune di queste si trasformavano in lacrime sulla sua gamba.

***

Ahmed e Malek balzarono giù dalla corriera e presero a correre per i viottoli. Forse ce l’avrebbero fatta ad arrivare in tempo alla veglia, ma, davanti alla casa in lutto, trovarono lo zio Jamel che li abbracciò. Il rito era già stato compiuto e la zia Fatma avrebbe per sempre riposato in quella grande tomba di famiglia tra il profumo di geranio e maggiorana piantati, secondo la tradizione, nella terra su cui avrebbe riposato. Ahmed era stato cresciuto da quella zia, così delicata e paziente, e non riusciva a capacitarsi di quella scomparsa repentina. Vedendolo prostrato dal dolore, lo zio, per distoglierlo da quei tristi pensieri, gli chiese di andare in cerca della cuginetta Hajila, che, uscita dalla moschea, non era ancora rientrata. Si annoiava alla cerimonia ed era scappata al porto dove era abituata a giocare. Ahmed et Malek annuirono. Il sole continuava a picchiare, i due ragazzi si immersero di corsa nei vicoli angusti, passando di penombra in penombra, proteggendosi sotto le arcate, rincorrendosi lungo scale che si inerpicavano verso la luce per poi scendere d’ un balzo nell’oscurità delle viuzze sottostanti. Arrivarono ad una spianata senza ritorno. Ahmed si sporse. Il salto era possibile. L’acqua del porto era ferma, un prato di alghe. Solo dei piccoli cerchi ne scalfivano la superficie. Si sporse di più quasi a perdere l’equilibrio. Una ragazzina dalle gambe esili con un’onda blu di capelli lungo la schiena saltellava tra gli zampilli della fontana battendo le mani. Ad un tratto si fermò, sentendo uno sguardo fisso su di lei, accarezzò l’acqua della fonte, poi, di corsa, salì lungo il pendio.

Tra Ahmed et Malek il silenzio era sospeso. Ahmed, pallido come come una striscia di nube all’alba, balbettò:

“ Ho visto giardino del paradiso, Malek, se non l’ avrò, perderò il vedere, il parlare, il pensare. Perderò me stesso per il resto della mia vita”.

Malek intuì che senza quella bimba, il fratello sarebbe davvero potuto morire. Quando saltò, il molo era deserto.

***

Sulla piazza, protetta dall’ombra, lo zio accarezzava la mano di mano Hajila. Ahmed si appoggiò al muro per non cadere, ma, come al rallentatore, si accasciò a terra. Quando rinvenne, vide due cerchi di ambra liquida riflettere la sua immagine. Indietreggiò. L’immagine si allargò nel sorriso di Hajila. Chiuse gli occhi per evitare di essere folgorato. Lei fece uno sforzo per sollevarlo delicatamente con la piccola mano. Ahmed fu trascinato in cucina dove Hajila gli porse delle bende bagnate per attenuare il calore di quell’insolazione, ma il sole ormai lui l’aveva dentro, nelle viscere, nel cuor, nell’anima.

Era tardi, Malek gli ricordò che dovevano affrettarsi per rientrare ad Algeri. Salutarono e si avviarono a malincuore verso la fermata della corriera.

“Non posso”, disse Ahmed, fermandosi bruscamente.

“Non posso stare senza di lei, sarebbe come vivere una vita senza vita”.

“Sei pazzo, Ahmed!” rispose il fratello” cosa ti salta in mente?”

“ Torniamo indietro... e se la rapissimo? ”

“Cosa? Ma è una bambina! Lo sai che sarai maledetto dalla famiglia e non otterrai mai il consenso per le nozze”.

Ahmed aveva già fatto dietrofront e di corsa si era infilato nel labirinto ormai buio del villaggio. Malek gli tenne dietro continuando a urlare di tornare indietro, ma Ahmed, giunto davanti alla casa dello zio, aveva ghermito Hajila e la sollevava in alto per poi farla scendere come un aquilone. Hajila si divertiva in quel volo escogitato dal cugino che, facendola girare in cerchi sempre più grandi, era sparito sotto le arcate del porticato. “No, no, no!”, gridava Malek, ma Ahmed era già sparito con la velocità di una gazzella in quel tunnel oscuro.

Li ritrovò alla fermata dell’autobus che, di lì a poco, arrivò sgangherato sbuffando polvere intorno. Vi si salirono a fatica tutti e tre in mezzo al vociare assordante di chi tornava in città, due ridendo e scherzando, il terzo con la morte nel cuore.

***

Algeri li accolse coll’ umido respiro della sua brezza notturna. Hajila indicò il mare dalla superficie impenetrabile di grigio metallo. Ahmed la strinse forte a sé e corse su per le viuzze anguste della città antica. Quando entrò in casa, alla madre bastò uno sguardo. Questa si accasciò sul terreno e, dondolandosi, prese ad ululare come un cane ferito. I tre ragazzi rimasero in silenzio. Il tempo di allargò, ritmato dai lunghi lamenti. L’alba li trovò sdraiati sulle stuoie, privi di coscienza. La madre si alzò con uno sforzo, sollevò Hajila e baciandola sulla fronte, disse “Ora, sei mia figlia! Guai a voi se vi avvicinerete a lei! Pagherete con la vita!”

***

Il giorno dei suoi 12 anni, Hajila festeggiò il compleanno e le nozze. Tutti i parenti erano finalmente riuniti, riappacificati, sotto un tendone verde in riva al mare. Quell’ombra mutava il colore del mare di Algeri in quello di Dellys e gli sposi sotto la sua ombra, gioiosi, incrociavano le loro vite.

Fu un matrimonio felice, un matrimonio di delizie. In famiglia, da quel momento chiamarono Hajila, el marrhou, la perdonata benché, in realtà, quel nomignolo avrebbe dovuto essere portato dal cugino rapitore.



Gli altri articoli della rubrica Società :












| 1 | 2 | 3 | 4 | 5 | 6 | 7 |

30.07.2017