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"Chi ha creato Dio?"

Giancarlo Calciolari
(8.03.2010)

Dio ha creato ciascuna cosa, chi ha creato Dio? Questa domanda non è poi così ingenua, ilare, ironica come può anche leggersi. Domande che forse pongono la stessa questione sono: qual è il numero che crea tutti i numeri, oppure quale lo zero dello zero, chi è il padre del padre, quale l’atomo dell’atomo, qual è la particella elementare della fisica atomica che non sia più divisibile? Atomo è indivisibile. Pare che a un livello micro fisico oltre la fisica atomica, l’energia divenga materia. Chi è l’autore dei drammi di Shakespeare? Chi è il padre del padre? Chi è il Dio di Dio?

Non si tratta di rispondere alla domanda ma di intendere qualche cosa del modo di questa domanda. Shakespeare è l’autore dei drammi di Shakespeare. Qualcuno, John Florio, è con questo soprannome che ha scritto attingendo a una vastissima erudizione, che era anche del padre, Michelangelo, che non rinvia a nessun altro. Tanto meno all’uomo di Stratford, necessario all’ideologia anglicana, Shakspere corpo fantasma di Shakespeare.

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Opera di Christiane Apprieux, 2010, argilla

Chi è il padre, il vero padre umano di Gesù? Georg Cantor, matematico, che non solo ha risposto alla questione su Shakespeare, dicendo che era il filosofo Francis Bacon, ha risposto anche a questo interrogativo. Lui che era scriba di Dio, chissà quale Dio gli fa rispondere alla questione di chi sia il padre del padre, e il padre naturale del figlio dell’uomo, dell’uomo come figlio di Dio.

La domanda “chi ha creato Dio” implica un’interrogazione sulla funzione di zero, sul cominciamento delle cose, come se del cominciamento ci fosse un cominciatore e quindi ogni uomo cominciasse ripetendo le orme del cominciatore.

Come le cose cominciano, tale è la questione e non “chi ha creato Dio”. Come lo zero si innumera sino alla cifra, qual è il lievito della vita. Lievito senza meta-lievito, senza lievitatore, Dio senza meta-Dio, linguaggio senza metalinguaggio, mentre non possiamo dire fisica senza metafisica perché ogni fisica è una metafisica, basta leggere il testo di ciascun fisico, di ciascun astrofisico.

Dio, per quanto sia stato definito come padre, non è nella logica di funzione, il nome non è Dio e non c’è nome di Dio. Il nome, in tal senso è innominabile. Non il nome di Dio è innominabile. Il nome. Innominabilità che è un corollario dell’Esodo, dell’inimmaginabilità delle cose e quindi anche dei nomi, dei significanti e delle verità.

Porre la questione “chi ha creato Dio” può non lasciar cogliere la questione di come per ciascuno le cose cominciano e col pretesto di chiedersi come le cose cominciano per tutti, serve per un’affermazione di non credenza, siccome c’è un paradosso: non può esserci un dio che ha creato dio perché altrimenti ce n’è sempre uno dietro che ha creato questo altro dio, allora “non credo in dio”. Questa domanda nel modo usuale in cui è posta comporta la miscredenza, comporta l’ateismo, ovvero una fiducia di ferro in Dio.

Solo che si vorrebbe volgere questo demiurgo che se ne frega di noi nel nostro agente, non solo della verità, ma anche dell’avere e dell’essere. Il Dio agente, il Dio che agisce per gli umani, il Dio nel cui nome ogni popolo e ogni tiranno hanno prodotto atrocità, distruzioni, massacri.
Non solo, colui che ha creato Dio è fatto ad immagine e somiglianza dell’uomo ed è quindi idolo, il Dio agente è idolo, il Dio che agisce per gli umani (e negli umani) è idolo. Il Dio al cui nome si richiamano gli umani è un postino dell’agenzia postale dell’uomo. Egli porta sempre la buona novella: tu sarai vincitore, sconfiggerai tutti i nemici e dopo che li avrai ammazzati tutti, il bene avrà trionfato sul male, entreremo nella nuova era, in un nuovo eone di tempo. Qualche cosa di vicino al paradiso. Anche a quello del consumismo in cui ognuno fa ciò che vuole, ossia quello che la società ha programmato per lui.

Non solo il creatore di Dio sarebbe fatto ad immagine e somiglianza dell’uomo, ma già il Dio che ha creato tutti è fatto ad immagine e somiglianza dell’uomo. È fatto così ad immagine e somiglianza dell’uomo, che Marcione fa del Dio dell’Antico Testamento il demiurgo, il Dio del male, il male. E Marcione è “gnostico” solo in quanto la gnosi non è quasi stata letta ancora nella sua istanza, e lo diciamo noi che non perseguiamo nessuno obiettivo gnostico, nessuna dicotomia tra il bene e il male, nella nostra insistenza sulla differenza tra l’albero della vita e l’albero del bene e del male. Albero del bene e del male, che mondato dal male e preso come albero del bene, è ancora una caricatura impossibile dell’albero della vita.

È una questione gnostica posta in un modo paradossale “chi ha creato Dio?” Possiamo cogliere l’istanza intellettuale che pone, o possiamo coglierne l’aspetto di discorso, come causa di conoscenza del bene e del male. La risposta darebbe la conoscenza della vera via. Si potrebbe rispondere alla domanda “Chi ha creato Dio”. Dio è una creazione degli umani. Ma questo toglie come la questione Dio interviene nella parola, come questo elemento linguistico, questa particella elementare, né grande né piccola, implichi la trasformazione nella vita di ciascuno.

Tale è Dio come idea, idea del punto più alto, Dio come operatore, non il Dio agente, non il Dio agente in quanto agito dai deleganti, dagli scomunicati, dagli oligarchi, o dagli schiavi e dai loro tribuni, ma Dio come fede assoluta nell’operare delle cose. Le cose non stanno, le cose si combinano e l’operazione è la connettività, la connessione, la liaison non tra le persone, non la relazione umana, non tra l’uomo e Dio, come ancora è implicito nella questione di chi ha creato Dio, ma nelle cose, nelle dimensioni delle cose: le cose nella dimensione di materia, nella dimensione di linguaggio, nella dimensione delle immagini. Anche, nessuna immagine dell’immagine. Qual è l’immagine dell’immagine, qual è l’immagine fissa, ontologica? Quella dell’iconoclastia e dell’iconolatria; ma non c’è immagine dell’immagine, non c’è rappresentazione dell’immagine, non ti immaginerai l’immagine (“tu, uomo”, dice Platone).

L’immagine è un teorema, le cose sono inimmaginabili, l’imago non è la rappresentazione della cosa, in corrispondenza biunivoca con la cosa, che ingannerebbe e che sarebbe l’apparenza, il velo di Maia. Le immagini sono la marcatura, la marca dell’elemento linguistico, nella dimensione dell’immagine, non nella dimensione dell’immaginabile, dell’immaginifico, dell’immaginazione, dell’immaginario, e tanto meno dell’immaginario sociale. Propriamente non c’è creazione, non c’è creatività, non c’è il creativo. Lo studio creativo, cosiddetto creativo, la creazione e la ricreazione sono divinizzazioni dell’umano, ma si tratta di un Dio fatto a immagine e somiglianza dell’uomo, il Dio visibile, idolo, Dio immaginabile, immaginato, nominabile, come presume la blasfemia.

L’invenzione, l’invenire, è quanto spetta all’uomo in viaggio, e in questo viaggio non c’è dio superiore, dio inferiore, non c’è dio genealogico, non ci sono dio del bene e demone del male che possano costituire una garanzia positiva o negativa di un’elezione divina o diabolica alla vita, poiché l’altra faccia del patto con dio, in nome di dio, è il patto con il diavolo: è la stessa questione del Faust. Nessuna garanzia, nessuno garante, nessuna metagarante che avrebbe costruito un modello di dio all’interno del quale si troverebbe l’uomo e per questo uomo dio sarebbe certo, determinato, assoluto, completo, essere supremo.

Come le cose cominciano, qual è la procedura, anche Dio come idea, come operatore non creatore, com’è per esempio nel testo di Spinoza. Dio procede dall’apertura. Il lievito procede dal latte sino all’approdo al miele; e per quanto si viaggi in lungo e largo nei famosi 360 gradi dell’epoca, dell’esperienza a tutto tondo e a tutta sfera, non si trova mai chissà che cosa, le ceneri.

Dal latte al miele, mentre il paese del latte e miele è il paese ideale, il paese che causa tutte le guerre: dal latte al miele senza più le ceneri. Qual è la sostanza quando riteniamo sostanziale la questione di chi ha creato Dio? La cenere. Non è quindi il caso di indugiare nel pasto di cenere, che non è altro che il pasto di polvere a cui è condannato il serpente, che fa sempre ciò che vuole.


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14.02.2017