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Maria Cristina Faccanoni
(1.03.2010)

Amore

Sul ponte del piroscafo, facevo con loro corse e capriole, mi stringevano ai polsi, ridevo. Ridevano sempre. Mi lasciarono andare. Si sedettero a un tavolino di ferro battuto bianco. Lui, un tipo inglese, bellissimo. Lei, magrissima, il corpo stretto nella gabardine, una francese, forse, bruna col baschetto. Fumavano entrambi. “ Amore, disse lui, “è finita! Ci saranno sempre miglia e miglia di oceano fra noi. Và! Non dire più nulla.” Lei si alzò, fece qualche passo, si girò e scomparve. La bruma avvolgeva insolitamente la baia di Rio. Faceva freddo ai tropici. La mamma mi aveva messo la gonnellina scozzese a pieghe, troppo corta ormai e la stoffa resisteva ai miei sforzi per nascondere le mutandine. “ Cosa fai lì sotto? Perche ti agiti tanto?” Mi prese la mano, sorrideva sempre. Mi portò nel salone delle feste. Sua moglie si alzò dal tavolino da bridge, snella, elegantissima, gli andò incontro e, nell’abbracciarlo, mi scostò bruscamente. Le sue labbra rosse non lasciarono nessun segno. “ Tutto a posto!” disse lui.

Quella fu la prima idea che ebbi dell’amore, nonché del matrimonio.


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Opera di Christiane Apprieux, 2010, argilla



La Storia

Mi affacciai al balcone. Vidi uno sciame nero di studenti invadere la larga piazza su cui sorge il vecchio liceo. Scesero verso la piazza rotonda e lo sciame si allargò fitto fino al muro dei portici. Fra questi distinsi mia sorella per la larga gonna à ramages color corallo, la capigliatura nero corvina e la frangetta alla Sagan. Era agitata da un continuo anda e rianda.

Stringeva in mano qualcosa, un cilindro che scuoteva vivamente. Il vociare aumentava. La porta d’ingresso di aprì bruscamente. Una decina di studenti entrarono in casa con lei. Li condusse sul balcone. Il rotolo fu srotolato e i colori della nostra bandiera ondeggiarono al vento orizzontali, le grida intanto intonavano aritmicamente: “Viva Budapest, viva l’Ungheria. Comunisti al muro!” Quello fu il mio primo incontro con la Storia.


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6.10.2016