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"La fabbrica dell’uomo occidentale" di Pierre Legendre

Giancarlo Calciolari
(15.02.2010)

"La fabbrica dell’uomo occidentale" di Pierre Legendre, è un breve libro che consiste nella traccia sorta dal film documentario dal titolo appunto “La fabbrica dell’uomo occidentale”, al quale l’autore ha collaborato. Com’è costruito l’uomo, questa è la questione di Pierre Legendre. In moltissimi libri la sua opera indica la costruzione nella formazione culturale giudeo-cristiano-romana. Come nelle conferenze e nelle interviste, in un breve testo c’è la conclusiva brevità teorica di dover dire l’essenziale. L’essenziale è la seguente narrazione per Legendre: alla domanda del perché siamo qui, in questo pianeta, in questa galassia, in questo universo, perché siamo nati in questa famiglia, perché siamo nati in questa città, non ci sarebbe risposta, e l’uomo dovrebbe confrontarsi col vuoto, l’abisso, il baratro.

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Opera di Christiane Apprieux

Per evitare di confrontarsi col vuoto, più che riempito viene mascherato, e si inventa un’immagine che regge la vita senza doversi commisurare al vuoto e al suo orrore. Al posto di questo vuoto gli uomini mettono la referenza in posizione di terzo, e in questo posto alcuni hanno messo e mettono Dio, altri la nazione, altri il popolo, altri il sangue, altri il suolo. Pare che nessuno, nemmeno chi si è fatto chiamare Nessuno come Ulisse, lasci vuoto il vuoto, non debba mettere in scena una copertura, o una delimitazione. Allora questi miti, queste narrazioni e l’importanza della Bibbia per l’occidente, dice Legendre, ecco perché la lettura del diritto romano e del diritto canonico e delle categorie del politico che si sono formate nella secolarizzazione della teologia è così importante.
Reputa importante nella messa in scena che chiama letteralmente impalcatura, l’immagine del padre. Opinione che condivide in particolare con molti psicanalisti, che forse sono i tra rari oggi ad andare controcorrente rispetto alla questione del padre, dicendo che questa società paritaria apparentemente fondata sulla fratellanza comporta invece molti più contrappassi della precedente fondata sull’immagine del padre padrone, che non è una immagine del padre, è una sua perversione, ma diciamo che la trova strutturale l’immagine del padre, e quindi questo enigma mai veramente chiarito da Freud che lascia aperta la questione con Mosè e il monoteismo e che Lacan lascia aperta con una produzione di vari elementi che vanno dalla metafora paterna al nome del padre, e non solo.

Il tentativo di eliminare il padre, quello che Legendre chiama il parricidio, sembra la causa, senza “sembra” per Legendre, dei grossi problemi delle società attuali. E pur breve questo testo, cita abbondantemente il caso del caporale Lortie, al quale ha dedicato una delle sue lezioni. È così emblematico il caso del caporale Lortie, un giovane venticinquenne, militare, già padre, che irrompe armato nell’Assemblea nazionale del Quebec per uccidere il governo, perché aveva il volto di suo padre.

Proprio dal libro di Legendre sul caporale Lortie, noi traiamo alcuni elementi della vicenda. Era un padre perverso, collerico e aggressivo, il padre del caporale; e lo è in un modo che non è caratteriale, ma entra già nell’ambito del penale, nell’ambito del crimine. Il crimine del caporale è una risposta ai crimini del padre. Ora che in posizione di referenza ci sia Dio-padre, oppure, come propongono vari analisti, che questo posto sia lasciato vacante, sia lasciato vuoto, a noi pare che la filiazione (Legendre ha diretto il laboratorio europeo sulla filiazione), sia un modo della messa morte del figlio, che è il corollario della messa a morte del padre.

L’analisi della fabbricazione dell’uomo occidentale è importante, ma è un preliminare, è il preambolo, è la analisi, è il non c’è più quella fantasia di padronanza e di controllo che si è chiamata storicamente in modi differenti e che possiamo dire che sono varianti del principio di autorità, del principio paterno, del padre messo come principio, ovvero della sovrapposizione tra Dio e padre. Dio non è padre e non è madre. Dio opera anche al compimento dell’istanza del padre, ma Dio non è padre, Dio non è il figlio e Dio non è spirito, ovvero Dio non è funzionale. Dio non è il funzionario superiore, là dove Satana sarebbe il funzionario inferiore dell’uomo. Dio-padre è Dio antropomorfo, è ancora la gnosi.
E un conto è come dice in breve Agostino, l’uomo fatto ad immaginem Dei, e un conto è la presunzione che esista l’immagine di Dio, l’immagine di Dio-padre. L’Esodo indica come non ti farà immagine di ciò che sta in cielo e quel “El”, quel cielo che c’è anche Elohim, che c’è anche in uno dei nomi di Dio non è Dio, ma non c’è immagine di questo cielo e non c’è immagine di ciò che sta nello stracielo, in questo metaluogo che non è il luogo in cui Dio opera.

Essenziale la lettura delle nostre radici, ebraico cristiane romane, e aggiungiamo anche la lettura delle radici greche. Da tale lettura procede la messa in gioco di elementi, come la questione della filiazione, che dati come acquisizioni sono divenuti poi i postulati attraverso i quali rientra dalla finestra ciò che è stato fatto uscire dalla porta. In ciascun caso, l’analisi dell’opera di Pierre Legendre entra nel nostro itineraio.






Pierre Legendre, La fabrique de l’Homme occidental, Mille et une nuit/Arte Éditions, Paris, 2000 (première édition 1996), pp. 56, € 2,50.



Un film documentario, La fabbrica dell’uomo occidentale, realizzato da Gérard Caillat, in collaborazione con Pierre Legendre e Pierre-Olivier Bardet, diffuso il 15 novembre 1996, è all’origine di questo testo di Pierre Legendre.




Grazie a Stefano Fiini per la segnalazione di questo testo.


15 febbraio 2010


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