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"L’uomo senza gravità" di Charles Melman

Giancarlo Calciolari
(27.07.2010)

“L’uomo senza gravità. Godere a ogni costo” è un libro di Charles Melman che consiste in una lunga intervista, conversazione, che gli ha fatto Jean-Pierre Lebrun. Entrambi sono psicanalisti, e leggendo il tono, lo stile, il modo della conversazione par d’intendere che Lebrun sia stato un allievo di Melman. L’uomo senza gravità, che ovviamente allude all’uomo senza qualità di Robert Musil, sarebbe connotato dall’assenza di una delle varie qualità e sarebbe l’assenza di peso. C’è da chiedersi quale sia l’uomo con gravità, che è alluso in quanto non più all’ordine del giorno. L’uomo di peso, il guru, il pezzo da novanta?


Charles Melman precisa che all’ordine del giorno c’è un uomo che non ha più alcun peso, non ha più alcun peso rispetto all’essenziale, quello della vita originaria, che Melman non chiama così, e che corrisponde alla vita in cui il destino non è già scritto socialmente, dalla culla alla tomba. Si sarebbe passati da una economia psichica legata alla rimozione del desiderio a quella di una ingiunzione a godere. Emerge qua e là e in un passo, anche in un modo preciso, che la nuova economia psichica, che cercano di precisare le questioni poste da Jean-Pierre Lebrun, sia il riflesso delle tendenze più recenti del mercato globale.

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Opera di Ettore Peroni

Intanto una indicazione, la denominazione "una nuova economia psichica", ovvero per rifarsi a Freud avrebbe dovuto chiamarsi "una nuova economia libidica". Va forse in direzione dell’assenza di gravità utilizzare il termine “psichico” meno specifico di “libidico”, perché disponibile a tutti coloro che utilizzano psichico presumendo di capire che cosa sia, che sia la mente, che sia quel che non è corpo, ammettendo questa altra ipotesi di conoscere che cosa sia il corpo. Che ci siano preoccupazioni mercantili nell’Uomo senza gravità, emerge dal continuo riferimento a pazienti che entrano ed escono dalle porte di entrambi gli psicanalisti, entrano ed escono molto da questo libro-intervista, dove si capisce insomma che hanno molti clienti questi psicanalisti, ed è la preoccupazione di Jean-Pierre Lebrun, non condivisa da Charles Melman. Tale preoccupazione è quella di saper come rispondere alla "nuova clientela" perché è in atto un cambio di paradigma dell’economia psichica, e sarebbe quello dell’emergenza della perversione di massa. Se la nevrosi sogna la trasgressione, e la perversione la realizza, ed è per quello che i nevrotici sognano la perversione come compimento, che il pensiero dominante, il mercato dominante, che tutto ciò che è dominante e rispetta il principio di sovranità sproni il godimento è importante.


Jean-Pierre Lebrun si diede: ma allora come dobbiamo intervenire adesso è cambiata l’economia psichica? E in effetti ogni risposta di Charles Melman indica per l’appunto questo cambio di paradigma.


L’economia è psichica? La finanza è psichica? L’economia e la finanza mentali? L’economia e la finanza spirituali? L’economia e la finanza della parola. Dire economia psichica è dire il compromesso fantasmatico che è in atto rispetto alla libido, all’energia, all’atto parola. Alla sua forza, che è forza pulsionale. L’economia libidica, l’economia psichica, se esistesse sarebbe la para-economia, sarebbe la rinuncia all’atto per un atto dell’atto. Sembrerebbe quasi determinare le mosse, l’economia psichica dominante, perché la imporrebbe ai molti e ne testimonia l’andirivieni nei due studi professionali di Jean-Pierre Lebrun e di Charles Melman.


Ora, si tratta di algebra della vita, si tratta di una serie di postulati sulla vita, che vanno analizzati come i postulati dei postulanti, di coloro che entrano ed escono dagli studi senza più intendere niente in preda all’esecuzione delle regole algebriche, che dicono appunto che cosa fare e che cosa non fare. Noi possiamo diventare esperti dell’algebra, rispetto a questa fabbricazione un grande lettore dell’algebra della fabbricazione dell’uomo occidentale è per esempio Pierre Legendre, che come Charles Melman è stato in analisi con Jacques Lacan. Abbiamo gli algebristi Antonio Negri, Jacob Taubes, Giorgio Agagmben, ma quasi nulla ci dicono sull’originario.


Se nella rimozione del desiderio di ieri e l’ingiunzione a godere di oggi sono fantasmatiche, certamente spettacolarizzate, qual è la libido, la psiche, senza più economia, senza più algebra e senza più geometria della vita. Non quale sia la nuda vita, che è la teorematica negativa di Giorgio Agamben: non c’è questo e non c’è quello, e ne avverte la mancanza, mentre si tratta di quel che non c’è più perché non c’è mai stato. Il controllo degli umani non è inscritto nella parola, la parola è dissidente, l’inconscio è dissidente e rovina qualsiasi tentativo di padronanza e di controllo sull’uomo, sull’aria, sul pianeta, sulle galassie.


Questo per indicare che cosa? Che non c’è nessun cambio di strategia nella pratica dell’analista. Non ha da aggiornarsi rispetto alle variazioni algebriche e geometriche (postulati e regole di esecuzione), che sicuramente giungono mascheralmente entrando e uscendo dalle porte di studi degli analisti, e questo perché qualche cosa non è elaborato. Se c’è la rimozione del desiderio, che non c’è in Freud, ci sono molti distinguo da fare prima di credere che la manifestazione mascherata di un desiderio represso possa indicare una rimozione di desideri. È il maestro di Charles Melman, Jacques Lacan, che ha precisato appunto che l’unica cosa che è rimossa è un significante. Non sono rimossi gli affetti, la storia, le immagini. Non è rimosso un bel nulla e nessuno rimuove nulla. La rimozione è proprio quel che non è a portata di padronanza e di controllo.


Intervenire rispetto alla nuova economia libidica o rispetto alla vecchia, intervenire rispetto alla nuovo sistema algebrico per il governo degli umani, per il loro controllo e per la loro padronanza, comporta di accettarla come orizzonte sostanziale al posto della materia della parola. Che cosa indica la materia della parola, indica di non c’è mai stata la rimozione del desiderio, quella che è stata anche chiamata la repressione sessuale, quella che il traduttore inglese ha osato tradurre, la Versagung con frustrazione. È esistito come tentativo impossibile. E il tentativo impossibile non è originario. Certamente ognuno può aderire ai canoni sociali; ognuno può, come dice Pierre Legendre, uccidersi da solo. Ucciditi da solo, questo è l’ultima indicizzazione della pratica di fabbricazione dell’uomo occidentale. Godi!, ma vuol dire ucciditi.


E che sia affine alla tossicomania questa nuova economia psichica indica appunto l’essenziale del travisamento. Non si tratta quindi della giusta contro-algebra per smontare l’algebra al potere, questo è il modo banale di tutti gli pseudo rivoluzionari, ovvero dei disertori della parola originaria, compreso Karl Marx e Antonio Negri.


Ognuno ha tutte le tentazioni sostanziali, che Satana propone nel deserto a Gesù. Nessuno è escluso. Ecco in altro modo come leggiamo la richiesta di Jean-Pierre Lebrun: come intervenire adesso che è cambiata la nuova economia psichica. Non si tratta di intervenire rispetto all’economia; certo si tratta di leggerla per acquisirne la struttura fantasmatica, ma come l’analisi stessa è un itinerario in cui ogni fantasia di padronanza e di controllo che si proponga, il cosiddetto fantasma originario di ognuno, abbia l’occasione di dissolversi.


Perché questa pratica psicanalitica è molto psichiatrica? Perché questa pratica, soprattutto in Francia, ma anche in Italia, pratica il compromesso con la psichiatria, ovvero ci sono molti psichiatri psicanalisti, che è come dire che esistono le sirene, mezze donne mezzi pesci, per il solo fatto di parlarne, per il solo fatto di scrivere sulla targhetta: psichiatra psicanalista psicologo psicoterapeuta, per evitare di perdere quei clienti che non distinguono, avendo tutte le frecce dell’arco commerciale, questo che cosa implica? È già nel “godi!” sociale dell’ingiunzione a godere, prendili tutti questi clienti e godi dei soldi che fai di questo andirivieni negli studi degli psicoterapeuti.


Questo libro, L’uomo senza gravità, offre l’occasione anche per intendere qualche cosa della mappa del lacanismo. Charles Melman, da alcuni considerato il braccio destro di Jacques Lacan, è a capo di una delle associazioni socialmente più floride, dopo, pare, quella di Jacques numero due, il genero di Jacques Lacan, Jacques-Alain Miller. Jean-Pierre Lebrun è sorpreso dal tono assiomatico di Charles Melman e si accorge la sua generazione, che si dovrebbe dire quella che non ha avuto l’occasione di formarsi direttamente con Jacques Lacan, non possa più decidere nulla, non possa più affermare nulla in modo assiomatico. Tale questione non è solo di di Jean-Pierre Lebrun, è anche di Charles Melman e di tutti coloro che sono stati allievi di Jacques Lacan. Jacques Lacan stesso si interrogava sul come avesse avuto accesso all’invenzione della psicanalisi lo stesso Freud.


La ricerca di Jacques Lacan che si è svolta fra padre reale, padre simbolico e padre immaginario, in seguito con la metafora paterna, e poi con il nome del padre, poi i nomi del padre, poi il nome di nome di nome, non ha lasciato apparentemente vie di proseguimento sulla questione del padre, ma solo impasses. Tra le proposte di ripresa della questione del padre più interessanti e che costituiscono un passo ci sono quelle di due psicanalisti, due autori, che hanno trovato due vie differenti: l’una quella della ricerca in solitudine, chiaramente senza fondare gruppi o scuole o associazioni, ed è quella di Gérard Haddad che intende il problema teorico irrisolto lasciato da Jacques Lacan, e legge l’approccio alla questione ebraica e alla Bibbia di Lacan, privilegiando non la via della cabala, scelta dallo stesso Lacan, ma la via di Maimonide, senza più esoterismo. Haddad propone al posto del nome del padre il Libro, che ciascuno digerisca intellettualmente il Libro. Sia il libro scritto con la maiuscola, per intendere la Torà, il Pentateuco, ma anche quel che funziona come libro per altri; e in modo preciso rispetto agli psicanalisti: l’opera di Sigmund Freud e in particolare l’opera Jacques Lacan. L’altra via è quella di Armando Verdiglione, che è forse l’unico (al momento non abbiamo traccia di altri su questa pista, che non siano allievi o ex allievi di Armando Verdiglione, e questo è anche il nostro caso) che distingue altro nelle formulazioni di Lacan. Per fare un riferimento preciso, Verdiglione distingue questo chiasmo irrisolto del nome del padre: c’è già il padre come nome in Jacques Lacan, c’è già il padre come zero in Jacques Lacan, e distingue il nome dal nome del padre, che qualifica il secondo come nome del nome, come tentativo già di padronanza di controllo dello nome, sempre in scacco, al punto da qualificare semmai la rimozione, allo stesso livello di questa stranissima cosa che continuano a chiamare dopo Jacques Lacan forclusione.


Charles Melman, L’Homme sans gravité. Jouir à tout prix, 2002, Paris, Denoël, deuxième édition en Folio Essais, 2005, avec une postface inédite de Charles Melman.




15 febbraio 2010


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