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Scrittura e cifra

Viktor Torkhov
(8.02.2010)

Scrittura e cifra. Leggendo il libro di testimonianze sugli incontri più importanti di Werner Heisenberg, notiamo a margine l’insistenza sulla questione della descrizione del reale, della natura, delle cose; e suona differente dopo un lungo itinerario di elaborazione della questione della scrittura di vita. Perché ce ne sono altre che sono scritture di morte? In effetti è il caso della “de-scrittura”. La descrizione implica come scrittura la descrittura, così come la verità per il discorso scientifico fino al discorso di Lacan avrebbe a che fare con la decifrazione. La verità verrebbe dalla decifrazione. Alla decifrazione corrisponderebbe quindi non tanto la cifra della vita ma la “decifra”. Occorrono questi due neologismi, la descrittura e la decifra, per misurare quanto lo smarrimento in materia di cifra e di scrittura sia grande, cosa da rendere risibile la scommessa di vita, la scommessa di verità e la scommessa di cifra.


Non ti farai immagini di ciò che sta in cielo, di ciò che sta in terra e di ciò che sta sott’acqua. Questo è il messaggio dell’Esodo, ma rari sono coloro che si attengono all’Esodo. I più – anche viaggiando – restano nel loro porto. Hortus conclusus. Non solo non ti farai immagine, occorrerebbe anche al seguito di Maimonide, distinguere tre termini differenti per immagine, a seconda che nel testo biblico si tratti di immagine di Dio, di immagine dell’uomo e di immagine dell’animale. Nell’Esodo si tratta delle immagini delle cose, che queste stiano in cielo, in terra o sott’acqua. Ma non descriverai le cose, le cose sono indescrivibili e per rispondere all’ontologia che è la formalizzazione del totemismo nel pensiero greco: non ti farai rappresentazioni. Tu non immaginerai, quando Platone ti invita immaginare la caverna e gli uomini prigionieri.

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Hiko Yoshitaka, "Omaggio a Lacan", 2004, olio su pannello

Dovremmo dire: tu, uomo, non ti immaginerai più prigioniero di una caverna. Non immaginerai più, non perché ti sia riuscito qualche volta, ma perché è inimmaginabile nella struttura, e il “più” indica non più tentativi di padronanza e di controllo sulle cose, e le immagini non sono immagini delle cose, le immagini sono cose, appartengono alle cose. L’immagine: ciascun elemento come immagine, ciascun elemento preso nella dimensione delle immagini. Gli elementi sono indescrivibili. Come forse se n’è accorto solamente Heisenberg. Le cose sono indeterminabili, accettiamo l’estensione che lo stesso Heisenberg promuove, e valutiamo il proseguimento.


Non c’è più descrittura e non c’è più decifrazione. Non c’è nessun animale e nemmeno irrappresentabile come può essere il fallo, nel famoso affresco nella villa dei misteri di Pompei. La donna si distoglie terrificata dal niente da vedere, presunto fallico, presunto appartenente all’ordine genealogico della descrittura e della decifrazione.


La scrittura della vita è quella scrittura che non è metascrittura, che sarebbe una descrittura, ed è: come si scrivono le cose che non stanno, non trovandosi nell’ontologia, e vanno e vengono. Vanno dal corpo in direzione della scena, procedono dall’apertura, in direzione della qualità. Qual è la cosa quale? È la cifra, è la verità come effetto della scrittura. La scrittura dell’esperienza (e non qualsiasi descrizione della malattia, presunta) che quando giunge è perché ha dissipato la moltitudine di credenze esorcistiche o confessionali, che con termini ottocenteschi vengono chiamate ancora nevrosi e psicosi.


Come scrivere, come leggere. A questo proposito gli umani sono al balbettio.




8 febbraio 2010


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