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Utopie e distopie

Antonella Iurilli Duhamel
(1.02.2010)

La lungimirante visionarietà di Aldous Huxley aveva previsto tutto già 70 anni fa, quando nel suo romanzo fantascientifico “Il mondo nuovo” (1932) affermava:

“Le utopie appaiono oggi assai più realizzabili di quanto non si credesse un tempo, ora siamo di fronte ad una questione di cruciale importanza: come evitare la loro realizzazione dal momento che il prezzo a loro dovuto si sta trasformando in una maggiore schiavitù ed una perdita di forza ed energia per le nuove generazioni”.

Nel romanzo di Huxley, la sensibilità e la coscienza delle persone è neutralizzata dal miraggio dell’appagamento dei desideri in tempi assai brevi. Il tutto si realizza mediante una pressione morbida da parte di un regime totalitario estremamente conformista. L’omologazione degli esseri umani è ottenuta in primo luogo grazie alla manipolazione genetica di bambini cresciuti in vitro e, successivamente, mediante la deprivazione dell’intimità in tutti i sensi: da quella familiare, a quella sessuale e sentimentale, mentre al suo posto prende piede una vita fatta di leggerezza, incoscienza e promiscuità.

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Opera di Antonella Iurilli Duhamel

Un po’ come accade a Pinocchio nel Paese dei Balocchi, quando la vita è ridotta ad una serie di passatempi da realizzare il gioco è fatto; lo svago assurge così a livello di bene assoluto perché consente di evadere la tensione ed il dolore di quelle responsabilità che sono necessarie per la maturazione di valori e di soddisfazioni maggiormente durature.

L’uomo medio de Il mondo nuovo, desidera, e gli viene concessa, la totale assenza di dolore ed ansia; se qualcosa va storto si può sempre far ricorso a Soma, una sorta di oppiaceo creato apposta per annullare anche la minima parvenza di coscienza ed ogni disturbo ad essa correlata.

Ne Il mondo nuovo di Huxley, le persone sono condizionate già prima della nascita e la loro vita è organizzata affinché ogni desiderio sia appagabile in brevissimo tempo. Anche il nostro nuovo mondo è predisposto in modo tale da evitare momenti di pausa e di riflessione. La corsa, il rapido raggiungimento di obiettivi facili da ottenere, sono le qualità maggiormente in voga. Ormai tutto è soggetto ad una rapida crescita, compreso lo sviluppo dei bambini.

Tuttavia la Natura non ha smesso di avere i suoi tempi e i suoi ritmi. La tendenza a disconoscere questa realtà è un’attitudine che ci mantiene paradossalmente in uno stato di infantilismo. Si diffonde così a macchia d’olio la tendenza ad esplodere in disperati isterismi, quando non è possibile ottenere tutto e subito e magari con un semplice clik.

L’antica funzione pazientemente assolta dagli adulti, di insegnare ai bimbi l’arte di contenere le loro frustrazioni, in vista della realizzazione di obiettivi significativi ed apportatori di soddisfazioni più profonde, costituisce una nota dolente dell’attuale sistema educativo.

Questo ingrato lavoro richiede troppo tempo, troppo impegno e tanta dedizione anche perché sono in pochi a riconoscere che la capacità di contenere e sentire la frustrazione è un esercizio indispensabile per il raggiungimento della consapevolezza delle nostre emozioni, per la creazione di un corpo/contenitore sempre più forte flessibile e funzionale che sia capace di prendere le onde della vita senza frantumarsi alla prima burrasca.

Ne Il mondo Nuovo in nome di comunità, identità e stabilità, sono bandite arte e scienza; i libri scritti prima dell’avvento di Ford (anno in cui ha inizio questa nuova civiltà) vanno al rogo, lo stesso dicasi per le antiche filosofie e le religioni che potrebbero compromettere l’equilibrio di un sistema politico e sociale basato sull’omologazione degli individui, la rigida divisione delle caste e la totale devitalizzazione del corpo e della natura.

Il libro di Huxley, inoltre, mette in evidenza i rischi connessi allo strapotere mediatico di cui si servono apertamente le nuove plutocrazie per manipolare in maniera efficace e profonda i bisogni e le risposte della popolazione; a tal proposito ci ricorda quanto la comunicazione di massa abbia avuto un ruolo cruciale nella scalata del nazionalsocialismo.

Secondo le profezie di Huxley l’unicità dell’uomo è destinata a morire sotto la pressione di un regime che appiattisce la sensibilità e l’intelligenza, in cambio di false promesse di felicità e piaceri superficiali, ma soprattutto di rapidissimo appagamento.

La medesima realizzazione di una utopia/distopia, la riscontriamo in un’altra opera letteraria scritta nel 1949 da George Orwell: 1984, un testo visionario e profetico.

Nel romanzo di Orwell, a differenza di quanto accade ne Il mondo nuovo, un brutale sistema totalitario è in grado di controllare persone prima ridotte allo stato di schiavitù, poi mantenute in stato di dolore e di deprivazione cronica, grazie al controllo costante dell’occhio del Grande Fratello.

Entrambe le culture portano ad un appiattimento della personalità e della conoscenza; ma mentre Orwell temeva che i libri e la cultura sarebbero stati banditi, Huxley era sicuro che non ci sarebbe rimasto nessuno desideroso di leggerli.

Orwell temeva coloro che ci avrebbero deprivato delle informazioni; Huxley, invece paventava l’inondazione delle informazione che alla fine sprofonda le persone in uno stato catatonico. Orwell era convinto che la nostra sarebbe stata una civiltà di schiavi, mentre nel romanzo di Huxley la gente è felice di essere oppressa e adora senza riserva la tecnologia che libera dalla fatica di pensare; essi rappresentano i degni membri di una cultura di romanzetti superficiali, pieni solo di sensazioni infantili.

Nel corso degli ultimi decenni abbiamo potuto vedere realizzate entrambe le visioni e la concretizzazione di queste utopie/distopie, proposte sia da Huxley, quanto da Orwell. A questo punto non ci rimane che constatare quali e quante vie di uscita ancora ci rimangono, cosa ci darà la forza di resistere a questi meccanismi di sopraffazione e di alienazione nei confronti dell’unicità dell’individuo e del suo modo naturale d’essere.

Cosa potrà ancora aiutare questa umanità ad affondare in profondità le sue radici per recuperare la saggezza dei suoi avi; per ritrovare in sé la forza necessaria di protendersi con forza verso il futuro, onde realizzare quel senso di pienezza ed integrità verso il quale ogni forma di vita su questo pianeta, tende sempre a raggiungere comunque al di là di ogni possibile distorsione?


Antonella Iurilli Duhamel


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19.05.2017