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Franco Vian. Venezia come metafora

Giancarlo Calciolari
(25.01.2010)

Franco Vian opera una deterritorializzazione dello sguardo, più che del punto di vista, che a Venezia implica non solo di ammirare l’architettura e di visitare le chiese, ma anche i pontili, e oltre il visibile: l’onda e l’aria di Venezia.

In una mostra a Vicenza, alla Galleria Artù, nel mese di gennaio 2010 erano esposte anche opere della serie dei pontili, ai quali l’autore ha dedicato altre mostre e un libro, Il pontile. Uno sconosciuto a Venezia (2008, Editrice Millennium). Si tratta di opere che partono dalla tecnica del monotipo, spesso impresso su carta da giornale, che va a costituire il fondo dei pontili, delle case e delle chiese, sul quale l’artista interviene ulteriormente con colori a olio. Se dalla consueta distanza di visione delle opere, le immagini paiono classiche e quasi realistiche, se non iperrealistiche, avvicinandosi alla superficie emergono elementi informali e quasi indeterminati. Ci sono graffiti e dripping e altri interventi non meglio identificati, quasi che ironicamente nel comporre opere con tecniche modernissime non si potesse evitare la classicità del risultato.

Venezia, l’isola galleggiante, è la città dell’onda. Onda di mare, onda sonora, onda d’aria, onda del colore, onda del tempo… Questa è la manciata di assiomi che spinge Franco Vian verso la sua opera, con vari mezzi espressivi. Uno in particolare associato al patrimonio artistico veneziano, ossia la lavorazione del vetro. In fornace a Murano, l’artista “restituisce” nel vetro la cifra di Venezia. Certamente, la sua Venezia, anche quella di un artista che per otto anni prendeva quotidianamente il vaporetto, di pontile in pontile.

In mostra a Vicenza c’erano anche opere più astratte, in cui pochi segni, ritmici, alludono ad altre onde, quelle che solcano non il mare ma i cieli di Venezia, le onde impalpabili e implacabili delle reti informatiche, radio, televisive, satellitari.

Queste note sono i primi balbettii di una lettura. Sempre più la visione dell’arte richiede l’ascolto, e risulta essenziale la testimonianza dell’artista. La disponibilità alla conversazione di Franco Vian proviene forse anche da Venezia come città dell’ospite.

Nell’opera di Franco Vian c’è Venezia, città ponte tra est e ovest, tra nord e sud, città di ponti e di pontili galleggianti, che nella loro trama infinita affermano la città della vivenza e non la città museo della sopravvivenza. Venezia come metafora di ciascuna città del pianeta. E forse Venezia nell’arte di Franco Vian è più forte delle citazioni e delle lezioni integrate lungo il suo cammino artistico, che va dalla geometria di Mondrian alla curva di Matisse, dal cromatismo delle improvvisazioni di Kandinskij ai graffiti metropolitani di Basquiat, che trasmutano nella tavolozza dei colori veneziani.

È questione di citazioni come restituzioni in qualità del testo dell’arte, senza genuflessioni per il canone stabilito dalla disciplinata storia dell’arte. E così le opere in vetro riprendono una tecnica di Carlo Scarpa e riprendono ciascun insegnamento dell’arte dei maestri del vetro, senza per questo essere a loro riducibili.


Nel palinsesto formativo di Franco Vian, nome d’arte di Gianfranco Vianello, ci sono i grandi del ’400, studiati frequentando alcuni pittori veneziani, sino ad arrivare a quelli più vicini a lui, Guidi, Saetti, Licini, Santomaso. E tutto questo partecipa all’arrière goût di Venezia e alla sua arte, senza farsene una corona o un vanto.











25 gennaio 2010



Per informazioni sull’artista e sulla Galleria Artù di Vicenza:
www.artistiuniti.com


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