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Chi plagia chi? A proposito di Camille Laurens e Marie Darrieussecq

Hilda Perek
(29.03.2010)

Non corro il rischio di plagiare Camille Laurens e Marie Darrieussecq, autrici di successo, scoperte dalle edizioni POL di Parigi (Paul Otchakovsky-Laurens), perché non le ho lette. Ma la cosa non è poi così certa, potrei subire delle influenze inconsce, oppure riferirmi a strati del palinsesto culturale dell’occidente al quale ogni scrittore attinge. Ma non ho ancora scritto un libro…

Accadde che alla rentrée littéraire del 2007, Camille Laurens accusò Marie Darrieussecq di “plagio psichico”, per aver sviluppato il tema della morte di un bambino, che lei aveva già esplorato trattandosi del suo caso. Mentre nel caso di Marie Darrieussecq si tratterebbe “solo” di un tema letterario che non ha nulla di autobiografico.

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Opera in bronzo di Hiko Yoshitaka, 2007

La storia Laurens-Darieussecq in Francia è nota, l’editore prenderà pubblicamente posizione a favore di Darieussecq, negando che si tratti di pirateria, Laurens lascerà la casa editrice POL…

In questo inizio d’anno 2010, la questione si riapre con la pubblicazione di un romanzo di Camille Laurens, Romance nerveuse, edito da Gallimard, dedicato alla storia del plagio denunciato, e con il saggio di Marie Darrieussecq, Rapport de police, edito da POL, dedicato alla questione del plagio letterario.

Camille Laurens sembra appartenere a quella schiera di scrittrici, tra le quali Christine Angot e Amélie Nothomb, che prediligono la vivisezione della vita, una sorta di iperrealismo autobiografico, che accampa la pretesa di essere più vero della verità. Quasi una scrittura psicotica, come nelle favole di Georg Cantor o nei saggi di Aby Warburg. Che poi queste scritture dette autobiografiche a loro volta ripetano dei protocolli sociali antichi, non vengono ancora colte come casi di plagio.

Marie Darrieussecq si è fatta conoscere con Truismes, nel 1996, un romanzo che mette in gioco una metamorfosi in scrofa, e giocando il titolo con un’assonanza con “truie”, che c’è anche in italiano tra troismo e troia, rivela la distanza della sua finzione letteraria dalla presunzione del vero. E in questo caso, come già in Kafka e in Ovidio, il risultato della finzione letteraria è superiore a quello dell’autobiografismo letterario.

Pierre Menard, mitico personaggio inventato da Jorge Borges, che scrive tale e quale il Don Chisciotte di Cervantes, ma con tutt’altra significazione, è l’indice che l’accusa di plagio è una pratica poliziesca di gestione del potere. Se anche esistesse il plagio riuscito, la copia non raggiunge mai l’originario. E l’originario più imitato è diventato una formula pubblicitaria tra i giornali di enigmistica.

Tra gli invisibili che pubblicano a loro spese i loro libri, c’è anche chi ha scritto un romanzo che è tutto un plagio di autori notissimi. E nessuno, tra i rari lettori, se n’è ancora accorto, nemmeno tra gli editori dei popolari autori plagiati.

Il plagio psichico è l’altro nome dell’infuenza psichica, della telepatia. Dovrebbe essere contenta l’influenzatrice Camille Laurens di avere una marionetta come Marie Darieussecq, e dovrebbe pagarla. E potrebbe vendere la sua macchina influenzante alle oligarchie di potere mondiali che non cercano altro di influenzare psichicamente e corporalmente gli umani. Che l’influenza psichica sia in effetti corporale, se lo chiede anche Marie Darrieussecq: perché questa mano [la sua] scrive così?

Si può anche capire l’altro perché dell’attacco di Camille Laurens a Marie Darrieussecq, indagando rispetto al figlio morto e alla presunta scrittura autobiografica (esente da malinteso, menzogna, fraintendimento…). Ma questo esula dallo stile di questo scritto.

Occorre anche ringraziare, ovvero citare, il lavoro giornalistico di Raphaëlle Rérolle per il giornale “Le Monde”, da cui traggo gli elementi del caso. Il numero è quello di venerdì 8 gennaio 2010.

Nello stesso inserto di “Le Monde des Livres”, Christine Rousseau parla della nascita di un progetto per creare un programma in grado di scovare i plagiari. L’iniziativa è dovuta a Hélène Maurel-Indart, professoressa di letteratura, che ha scritto un libro sulla questione del plagio. Sotto gli auspici del CNRS (Centro Nazionale per la Ricerca Scientifica), il progetto è in corso all’università di Tours. Come capita con la ricerca della macchina del tempo, si tratta di soldi pubblici sprecati, e capita pure che altri abbiano già detto e scritto questo.

Proprio in questa fase storica globale del pianeta, che si specifica anche per l’impiego di nozioni come quella di World Literature, ossia per la riproducibilità di ogni cosa e per l’omogeneizzazione di ogni cosa, al punto che da decenni si parla in Francia di “pensiero unico”, un programma per scovare i plagi letterari è inutile. Dall’analisi dei “marcatori” delle differenze, stilistiche e lessicali, emerge solo che (i) tutti scrivono nello stesso modo. Ma sarebbe troppo facile sostenere che tutto è un plagio.




Hilda Perek


11 gennaio 2010


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