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La bussola e l’imprevedibile

Sybille Chouraqui
(4.01.2010)

Per il Papa la bussola è proprietà di Dio. Per la psicanalisi la bussola sta nella parola, e solo nella religione o nella filosofia tedesca si può scrivere “parola” con la “P” maiuscola. La bussola è la parola del Signore, e se la presa è della parola, allora la signoria è della parola, è la parola stessa. Il Papa dice: non credete ai maghi e alle previsioni degli economisti; e la stampa laicista comincia con l’intervistare i maghi, gli astrologi, e si intende perché, essendo il laicismo l’altra via al governo della nazione, delle nazioni, delle galassie. A ognuna delle due bande in lotta uno dei due corni della bestia sociale e entrambi, nemici, gestiscono l’ordine fallico, con alcune perdite per strada.

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Christiane Apprieux, "I battenti del paradiso", 2007, bronzo, 1/1

Anche prima dell’episodio del vitello d’oro, l’ebraismo e il cristianesimo si qualificano come lotta all’idolatria, e già nell’Esodo non solo non c’è la previsione ma non c’è neanche la visione: non ti farai immagine di ciò che sta in cielo, di ciò che sta in terra, di ciò che sta sott’acqua. A parte che la non credenza partecipa alla credenza, ne è anzi il suo colmo; il miscredente e l’incredulo non solo hanno la porta aperta della credenza, ma anche quella della psicosi, che quando è diffusa non è più avvertita e pare un bene pubblico.

L’articolo a fianco di quello dedicato alle parole del Papa è quello sulla vendita e in parte svendita delle milioni di dosi di vaccini del virus contro l’influenza. Apparentemente arbitraria, la modalità della semukha (uno dei tredici modi di interpretazione del Midrash, l’arte di lettura ebraica), prossima alla catacresi, all’abuso linguistico, all’abduzione, stabilisce una connessione logica tra due frasi o due parole vicine per contiguità. Ebbene non è svolta la questione della previsione dei medici rispetto alle pandemie. Non bisognava credere alle loro previsioni di pandemia.

Occorre dire dalle cifre di coloro che sono stati vaccinati che il risultato è molto basso, anche nel caso dei medici e del personale sanitario degli ospedali. Pochi sono coloro che hanno dato credito alle previsioni della lotta farmacologica. L’altra domanda che non è stata fatta è allusa dalla nascita delle commissioni d’inchiesta. Perché hanno funzionato benissimo gli acquisti dei vaccini e hanno funzionato malissimo le campagne di promozione della vaccinazione? Perché ci sono stati se non tra un cinquantesimo e un ventesimo dei risultati sperati? La questione riguarda anche quanto i media e quanto le multinazionali farmacologiche abbiano spinto per realizzare una vendita che le mafie con la droga nemmeno si sognano. E tutto questo con le mani pulite e non le mani sporche.

Inoltre la connessione tra il farmaco e la droga non è un altro abuso linguistico, poiché all’acme della psicosi e di rischio dell’influenza abbiamo ricevuto delle pubblicità sul telefonino per acquistare il farmaco come se fosse una droga.

Quello che è interessante notare è che contrariamente all’episodio della mucca pazza che in risposta alla sua grande psicosi ha comportato un crollo del 50% del consumo, il crollo attuale delle vaccinazioni in risposta alla psicosi da pandemia ha comportato al massimo tra medici e personale sanitario una risposta del 15%, che è sceso addirittura sotto l’1% nel caso dei donatori di sangue.

Rispetto agli ordini di scuderia delle oligarchie di potere mondiali fra le quali si annoverano anche gli amministratori delle multinazionali del farmaco e della droga la non risposta può indicare per un verso una maggiore indipendenza e libertà di giudizio dell’Occidente, e dovremo dire anche dell’Oriente se le svendite non sono effettuate in direzione della Cina e dell’India ma di altri paesi; per altro verso può indicare che l’allarmismo sociale è molto più avvertito rispetto all’alimentazione che rispetto alla salute.

Se chi dovrebbe vaccinarsi non si vaccina è perché avverte che la logica della battaglia in questione non è quella della salute ma quella del business. E allora la questione non è tanto quella di credere o non credere, che implica il rispetto di un testo invisibile, che solo una casta potrebbe leggere agli altri, ma quella di leggere la vita. E questo spetta a ciascuno e non a un gruppo pagato dal resto nella comunità.

Questo è anche il senso della lezione del biblista Yeshayahou Leibowitz che ha dedicato un libro su I fondamenti dell’ebraismo(1979), proprio su tale questione tratta dagli “Aforismi dei padri”, Pirqé Avòt, capitolo del Talmud. Se noi operiamo una trasferenza significante, come traduce lo psicanalista e biblista Gérard Haddad la gezera chava, altro modo della lettura midrashica, riprendendo per conto della Chiesa l’analisi di Leibowitz per l’ebraismo, otteniamo una rivoluzione intellettuale.




4 gennaio 2010


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