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Al guinzaglio!

Paolo Pianigiani
(15.11.2009)

Piacerà alle femministe questa storiella, se ancora ne esiste qualcuna in qualche parte perduta del mondo, perchè si narra di sante vittoriose che mettono al guinzaglio mostri e mostriciattoli; un po’ meno agli amici animalisti, vista la fine non proprio bellissima alla quale queste bestiole vanno incontro. Ma si sa, così da sempre scorre il mondo...

Nella chiesa di Cigoli, qui vicino a noi e nei pressi di San Miniato, che è dedicata a San Giovanni Battista, c’è un affresco che risale al mille e trecento circa e che sembra proprio un mistero.

C’è una santa vestita di abito bianco monacale che porta al guinzaglio uno strano animale con la testa di leone e il corpo di tartaruga , con un mezzo bambino in bocca.

E chi sarà? Il parroco, don Giampiero, mi rivela che si tratta di Santa Marta: il resto della storia, i perché e i percome, ho dovuto cercarli sui libri.

Ecco qua: da “La leggenda aurea” di Jacopo da Varagine, testo di riferimento per tutta o quasi la pittura religiosa che riguarda santi e miracoli, dalle origini ai nostri giorni.

Santa Marta era la sorella di Lazzaro, che fu miracolato da Gesù in persona, e riportato in vita, pur avendo già staccato il biglietto per l’aldilà. Era una donna molto attiva, quando il Messia passava dalla sua città di prodigava affinché la Sua permanenza fosse più comoda possibile, cucinando e predisponendo tutto per il meglio. Tanto da essere identificata, in seguito, dai dottori della Chiesa, come l’incarnazione dell’amore attivo. La sorella Maria, invece, che se ne stava in disparte in adorazione silenziosa, fu presa ad esempio dell’amore contemplativo.

Ma veniamo alla storia: trascorso qualche anno dalla Resurrezione, la famiglia di Marta, Lazzaro compreso, si recò per mare sulle coste francesi e approdò dalle parti della bocche del Rodano. Stabilitisi in quei luoghi, si sparse subito la voce dell’arrivo delle due Marie e subito, data la santità e il buon esempio che dimostravano, fioccarono le conversioni al cristianesimo. E cominciarono anche i miracoli. Il principale fu quello dell’eliminazione della Tarasca, un brutto mostriciattolo che abitava sott’acqua, sotto il Rodano. Da lì, quando era affamata, usciva per aggredire gli abitanti della zona: li mangiava proprio, senza misericordia. Era brutto forte, aveva la testa di leone, il corpo fatto da due scudi di tartaruga e sei zamponi laterali, che la rendevano velocissima e insuperabile nel nuoto.

Santa Marta si recò sul posto e, avvistato l’animale che stava divorando la sua ennesima vittima, subito l’ammansì e gli mise al collo la sua cintura. Ridotto allo stato più o meno di un cagnolo scodinzolante, (immagino che la Tarasca fosse fornita anche di coda, ma i testi non lo dicono), Marta tornò in paese fra il giubilo di tutti. La storia per la Tarasca finì male, anzichè rinchiuderla in una gabbia dello zoo locale, fu immediatamente ammazzata a furor di popolo.

Ma il suo nome rimase al paese e si trasferì in seguito, pari pari, ad un altro eroe, questa volta un cacciatore: che però gli animali li ammazzava solo per scherzo, era Tartarino di Tarascona.


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11.05.2017