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Come cessa il bestiario della politica

Il bestiario della politica di Jacques Derrida

Giancarlo Calciolari
(9.11.2009)

Derrida indaga nel primo volume del seminario La bête et le souverain, pubblicato postumo (Galillée, Paris, 2008; La bestia e il sovrano, Jaca Book, Milano, 2009) la differenza tra la bestia e il sovrano, e se avesse osato di più il seminario avrebbe avuto come titolo: La bestia e dio. Dio con la minuscola, perché si tratta di un dio tra gli dei. Analizza moltissimi testi in cui si va dalla bestia sovrana al sovrano bestia. Ovvero indaga l’algebra e la geometria della bestia e del sovrano. E in coloro che hanno parlato con più forza della bestia e del sovrano, da Aristotele a Hobbes, sino a Agamben, cerca la distinzione tra l’animale e l’uomo, sospendendo il giudizio là dove è data e canonizzata. L’uomo come animale che parla, l’animale che reagisce e non risponde (come l’uomo)…

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Hiko Yoshitaka, "La banca del piacere", 2002, ceramica a lustro metallico, cm 30x30

Interessante è l’archivio e la “trousse” di Derrida, il suo confronto con i vari autori. La sua lettura dei distinguo di Agamben sulla nuda vita (Homo sacer, Einaudi, Torino, 1995). La sua lettura di Heidegger e della sua critica allo zoologismo di Aristotele…
Non trova il limen tra l’animale e l’uomo, non trova la traduzione di bête nelle altre lingue; e infatti diventa “stupidità” anche in italiano.
La sospensione della differenza tra l’animale e l’uomo lascia la dignità a ciascun vivente, uomo, animale, pianta. Ma Derrida non si inoltra su questa via in modo esplicito. La sua critica della macellazione industriale rileva che la distinzione canonica tra animale e uomo è responsabile della bestialità umana sull’animale.

Derrida dice di trovarsi sulla soglia, da sempre. E non intende l’accesso, neanche quello che risiede nella dogmaticità di Agamben; e non coglie i suoi stessi neologismi e le sue stesse invenzioni linguistiche come modi dell’accesso. Se resta sulla soglia, non accede. Non a caso il mito di questa soglia è nel racconto “Davanti alla legge” di Kafka. Derrida è sulla soglia davanti alla legge, alla sovranità, alla dominazione, all’autorità, anche nella forma tedesca della Herrschaft, letteralmente il bastone del signore. Eccellente ipotiposi del fallo.

Derrida non ha torto a rimanere sulla soglia, perché se fa un passo è preso nella circolarità dello stesso logocentrismo che denuncia.
Proprio in un passo della Politica di Aristotele, citato da Derrida, troviamo l’asse, il bastone, il continuo, la linea greca. L’inferiore all’uomo, l’animale, il barbaro, la donna, l’apolis; l’uomo; e il superiore all’uomo, l’apolis (ha entrambe le chances), dio. Il continuo si precisa con altre figure: ha già il demone (da Socrate via Platone), ma ha anche il vegetale e il minerale. Le varie metamorfosi, da Ovidio a Kafka non parlano d’altro. E così la mitologia: dal dio animale all’uomo animale.

Quello che secondo Derrida comincia con Aristotele, la zoopolitica, è dato come risolto nel Genesi: nessuna società fondata sul serpente, sull’animale. La città nel Genesi è un’invenzione di Caino. E andrebbe letta la città di Caino con la città di Aristotele, e prima ancora con la città di Platone.

Nella nostra trousse, come in quella di Derrida, c’è il Genesi. L’uomo è fatto a immagine e somiglianza di Dio, non dell’animale. In tal senso, la semiosi infinita di Derrida riguarda la casistica dell’uomo fatto a immagine e somiglianza dell’animale. Annoto inoltre che se l’uomo è animale: l’animale è soppresso, terzo escluso. Se l’uomo è divino (Nietzsche): dio è soppresso. Se l’uomo al colmo della parata fallica della Herrschaft è femminile: la donna è tolta, esclusa. Se impera il logocentrismo, l’altro è barbaro. Per natura, dice Aristotele. Deum sive natura, Spinoza. Appunto. Ma si tratta di dio e di natura fatti a immagine dell’uomo. Per l’Esodo anche la natura è infigurabile.
L’accesso è la rimozione. E qui Derrida rimanendo anche sulla soglia della psicanalisi non può intendere l’invenzione di Freud, che peraltro legge in modo naturale rispetto all’animale totemico. L’animale totemico non è l’animale. E poi bisognerebbe distinguere tra Freud e i suoi epigoni. Alcune citazioni di psicanalisi fatte da Derrida riguardano lo psicanalismo ridotto a psicoterapia.

C’è una sola significazione, ha scritto Lacan, ed è la significazione del fallo. La decostruzione smonta la significazione, come nel caso del termine “bête”. Ma non dissipa la credenza nella significazione. All’origine ottenuta per decostruzione, Derrida troverà quella stessa assiomatica sulla cui soglia permane.

L’irruzione della rimozione, il non del nome, il non dello zero, il non del padre, non sono sbarramenti del fare. Il sintomo è il metodo della vita.
Tolto il nome (il significante rimosso che ritorna) ecco la bestia e il sovrano e le loro metamorfosi e serializazioni. Bestia-sovrano è l’animale fantastico che si dilegua con l’instraurazione della funzione di rimozione.
Derrida non si occupa della sovranità ma del principio di sovranità, del principio del nome del nome.

Di certo, questo di Derrida, anche nei suoi riferimenti a Schmitt, è un testo indispensabile in una tesi sulla teologia politica. Derrida stesso scrive che si tratta di zooteologia politica.


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3.04.2017