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A proposito del libro di Vittorio Mathieu "Le radici classiche dell’Europa"

L’Europa della parola

Christiane Apprieux

Leggendo Le radici classiche dell’Europa di Vittorio Mathieu, ci si accorge che occorre oggi leggere Eraclito, e trovare l’oscurità non più come un’arma contro l’Altro, ma come "sfumato", chiaro-scuro, figura stessa dell’apertura.

(15.11.2002)

Quale il percorso del filosofo Vittorio Mathieu nel libro Le radici classiche dell’Europa (Spirali, Milano, 2002, pp. 225, € 30,00). Quello del viandante germanico, o quello del greco che ritorna a casa o del romano che ha la casa ideale in Roma?

Mathieu trova nell’avventura le radici dell’Europa, in Ulisse il mito dell’avventura e in Eraclito il maestro di sapienza della vita come avventura intellettuale. Infatti, quando l’avventura non si nutre più delle navi via mare e del cavallo di Troia come "nave da terra", Mathieu scrive che prosegue nella cultura e nella scienza. Nel rinascimento della parola.

Matteo Ruffo, "Color 02"

L’avventura dell’Europa attraverso il mare e la terra, la nave e il cavallo, è un’avventura per l’impero dello spazio, che giunge a termine con l’irrisione di Don Chichotte e del suo cavallo.

L’avventura nello spazio visibile è la via facile; prerogativa di ogni epoca, appartiene anche all’epoca detta nostra, ed è senza fatica, senza fare. Non bisogna scambiare l’affacendamento del dominio e del sabotaggio per il fare intellettuale. Occorre tenere presente che l’avventura è una questione che riguarda ciascuno e non è mai per l’epoca.

Partendo dalla parola "avventura" Vittorio Mathieu indica quali siano le radici classiche dell’Europa. Essenziali le radici per l’itinerario.

Farne senza comporta lo smarrimento. Qual è il mito d’Ulisse, qual’è la sua avventura? Potrebbe essere che l’avventura non abbia nessun ritorno, e che il ritorno all’isola sia soltanto une questione domestica, conformista. Le "radici" di Ulisse lo inducono al viaggio, per molti anni, e l’esperienza giunge all’approdo, senza domesticità, senza cedere al canto delle sirene e alle loro metamorfosi.

La sua avventura è una questione intellettuale, di vita, come forse non è ancora quella di Alessandro Magno, considerato come il personaggio più avventuroso dell’antichità.

Anche la vita di Carlo Magno possiamo definirla avventurosa, in modo convenzionale: il suo era un impero senza la città, e la stabilità era un ideale proprio all’impero. Rimane la scuola di Carlo Magno a indicare la città del tempo.

Vittorio Mathieu trova che il centro ideale dell’Europa, dal rinascimento, non abita più la politica o la religione, bensì la cultura e la scienza. Il luogo è soltanto un simbolo. Il centro è vuoto, non visibile. Per Eraclito conta più degli occhi,l’ascolto. E se "Negli stessi fiumi c’immergiamo e non c’immergiamo, siamo e non siamo" è perché il tempo non scorre.

Non c’è da scegliere tra il tempo circolare e la freccia che arriva diritta al bersaglio perché questa freccia è parte del cerchio.

La freccia è l’uroboro, come il cerchio. Il tempo e il logos di Eraclito non sono il tempo come durata e il logos sistematizzato come discorso della morte in Aristotele.

Per Eraclito il collegamento invisibile delle cose è il logos, che non è il parlare a vanvera degli umani. La parola per "collegamento" è armonia; e l’armonia di Eraclito non ha nulla di sociale. Infatti dopo avere dato in custodia il suo libro al tempio di Artemide, vi si ritirò come un eremita.

L’esperienza d’Eraclito, chiamato dagli antichi l’Oscuro, sottolinea l’invisibile rispetto al visibile, come poi Freud privilegierà l’inconscio al conscio. Non a caso, Freud è stato accusato di oscurità, e così Verdiglione.

Per Eraclito non c’è il discorso dell’essere, non c’è il logos come scienza dell’essere. E il "non" del "non siamo" arriverà sino alla funzione di rimozione in Freud.
Platone intende la morte come distacco, dell’anima dal corpo, Eraclito al contrario, come contatto con il fuoco.

Per Mathieu non è in Platone che si trova il fondamento della filosofia occidentale, ma in Eraclito. Infatti Eraclito era propriamente un sapiente e non un filosofo.
Filosofia. Philos, amico. Sophia, sapienza. Ci sarà pure una differenza tra il saggio e l’amico del saggio.
Apparentemente è più facile leggere Platone, Aristotele, ma non è facile leggere Eraclito.

Leggendo Le radici classiche dell’Europa di Vittorio Mathieu, ci si accorge che occorre oggi leggere Eraclito, e trovare l’oscurità non più come un’arma contro l’Altro, ma come "sfumato", chiaro-scuro, figura stessa dell’apertura. Eraclito è il filosofo del "Noi siamo e non siamo". È filosofo del due come apertura della parola.

L’Europa è l’apertura della parola; non del visibile, com’è ancora l’aperto di Heidegger.
Per Verdiglione l’Europa è lo spazio della parola(1); e la radice è il principio della parola(2).

1. Intervista a Armando Verdiglione, Parigi 1994.

2. Voce "radice" del Dizionario di cifrematica.

Christiane Apprieux, codirettore di "Transfinito".


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23.01.2019