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Difendiamo la libertà di stampa e l’art. 21

Paolo Lunghi

Libertà d’informazione è difendere la nostra democrazia costituzionale

(5.10.2009)

Difendere la libertà di stampa (art 21), ma più in generale la libertà di informare ed essere informati è un diritto inalienabile e va doverosamente salvaguardato nell’interesse del Paese. Non è e non deve essere visto come motivo “strumentale” di propaganda politica, deve o dovrebbe servire per tutelare, da un lato la libertà dell’individuo e da un altro a creare consapevolezza, cultura e a far crescere la nazione, non trascurando naturalmente il ruolo di controllo che la stampa, ma più nel dettaglio i giornalisti dovrebbero avere verso il potere politico.

Quindi è certamente giusto e doveroso difendere questo articolo che è a salvaguardia della nostra libertà e democrazia. Gridare allo scandalo serve a ben poco, se si hanno realmente a cuore gli interessi reali di ogni individuo, ed è per questo che è indispensabile, dopo una giusta indignazione legata ai fatti di questi giorni e all’attacco all’autonomia delle testate giornalistiche, intraprendere un percorso serio, che partendo dai fatti e da un’analisi reale sfoci in proposte e progetti concreti, realmente attuabili a difesa dei valori costituzionali. Altrimenti si fa solo demagogia che non fa altro che rendere la stampa e i giornalisti, strumento di propaganda fine a se stessa, quindi controproducente alla difesa e alle libertà e ai diritti di informazione per i cittadini.

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Elaborazione fotografica di Damien Caccia

È importante allora partire dall’inizio, sottolineando un passaggio che di per sé, dovrebbe essere scontato, ma troppo spesso non lo è: nella nostra Costituzione esiste l’art.21 (Tutti hanno diritto di manifestare liberamente il proprio pensiero con la parola, lo scritto e ogni altro mezzo di diffusione), questo già rende chiaro il concetto e le prerogative dei Costituenti, tuttavia dato anche il tempo passato e lo sviluppo delle tecnologie che hanno inciso in modo determinante sullo sviluppo e cambiamento dei media, il concetto e la volontà espressa in fase Costituente andrebbe necessariamente adeguata ed attualizzata, non tanto modificando la Costituzione che, in questo specifico caso esprime, al di sopra di ogni dubbio la volontà espressa, ma in fase applicativa dato proprio lo stravolgimento imposto dai nuovi media.

Per entrare nello specifico quando si parla di liberta d’informazione o censura è importante guardare oltre e capire del dettaglio le dinamiche mediatiche per fare un’analisi corretta per essere nelle condizioni di prospettare soluzioni ed imboccare strade realmente percorribili.

Un punto importante è individuare i gruppi editoriali e gli interessi legati ad essi, soprattutto quando lo stesso gruppo detiene più testate, sia che si faccia riferimento alla carta stampata che al settore radiotelevisivo. La creazioni di lobby, soprattutto quando queste sono riconducibili a pochi soggetti, possono creare dei sospetti guardando il dato sotto il profilo prettamente legato alla correttezza dell’informazione e quindi della libertà derivante. Il parlamento e il legislatore dovrebbero focalizzare il loro interesse in una stagione nuova di riforma anche in questo delicato settore, in questo sistema maggioritario e bipolare.

Un altro aspetto è il ruolo degli organi di controllo o di statistica che, anche in questo caso, anomalia tutta italiana, troppo spesso fanno capo agli stessi soggetti che poi dovranno essere controllati. Un punto cardine quando si parla della liberta e del ruolo investigativo e di controllo che il giornale ma più specificatamente il giornalista debba avere nei confronti di altri poteri, è proprio il tipo di rapporto economico che si instaura tra editore e giornalista, troppo spesso le cifre in ballo sono talmente esigue che difficilmente quest’ultimo, che deve “portare il pane a casa” può intraprendere un percorso realmente investigativo e di controllo, troppo spesso questi motivi quasi obbligano a riportare semplicemente i comunicati stampa che gli uffici stampa “di parte” inviano, naturalmente nel caso viene a mancare il ruolo investigativo e quindi critico dell’informazione stessa, quindi modificando il rapporto economico tra giornalista e testata si varia anche il ruolo e la libertà del giornalista stesso, che potrebbe assumere così il vero ruolo che questo dovrebbe avere e che l’ordine stesso di fatto impone, non fosse altro che per il rispetto dell’etica professionale.

Dovremmo avere il coraggio politico di affrontare e riformare il finanziamento pubblico alla stampa o provvidenze per l’editoria queste, potrebbero incidere in modo serio sulla libertà d’informazione. Ancorando il futuro ragionamento e la futura proposta politica, cercando di “aiutare” non tanto i giornali per numero di copie stampate, ma per numero di lettori o di penetrazione sul mercato, questo potrebbe incidere sui veri interessi dei cittadini ad essere informati, essendo questi ultimi che, giustamente, determinano la diffusione e quindi il sostegno pubblico ad una testata anziché un’altra.

Se portiamo il ragionamento sul settore radiotelevisivo (tema caldo rispetto alle polemiche di queste ore, rai mediaset, sky…) si deve anche tener conto che un Editore deve, oltre agli aspetti tipicamente aziendali, la creazione di format e palinsesti, far fronte ad oltre 24 adempimenti di tipo fiscale legati esclusivamente al settore specifico, questo ovviamente è penalizzante per le piccole strutture giornalistiche e radiotelevisive, facendo di fatto venir meno il controllo che queste esercitato sul territorio che, proprio grazie alla limitata diffusione, hanno una penetrazione e conoscenza delle aree di loro competenza maggiore rispetto ai grandi media.

Parlare di liberta d’informazione, sempre ammesso che si voglia realmente mettere mano al settore, significa anche non cercare di risolvere il problema con una specifica legge che affronti il dato nella sua totalità ma, serve entrare nello specifico dei singoli punti che interagiscono nelle dinamiche dell’informazione, punti che potrebbero sembrare di secondario interesse ma se visti con un ottica globale rendono l’idea della complessità delle logiche informative.

Ad esempio non è solo importante valutare la pressione esercitata dai vari poteri sugli operatori dell’informazione, che potrebbero creare condizionamenti diretti e indotti, ma è importante intervenire sulla percezione dell’individuo, del peso che si può dare ad un fatto in base allo stato d’animo che si crea nell’utente finale, in buona sostanza il valore della notizia varia anche in base a situazioni contingenti, e qui a tutti quei programmi che creano aspettative e modelli, quasi sempre sbagliati. Questi fattori di per se, non modificano la notizia e non creano condizionamenti diretti ai comunicatori, tuttalpiù danno indicazioni statistiche, ma modificano la percezione e quindi incidono in modo indiretto sulla libertà percepita, modificando fortemente sul livello di guardia e conseguentemente variando il peso e il “significato” della notizia stessa.

Quando si parla di libertà si parla anche di cultura dell’informazione e di cultura in senso generale, quindi una priorità è investire in progetti legati al “made in italy”, turismo, teatro, cinema, musica per non assistere ad un impoverimento generalizzato che incide fortemente sulle libertà intellettuali personali, e che, di fatto, crea privilegi solamente a soggetti forti sia sul mercato che nel palazzo, un non governo del sistema cultura e dell’industria mediale, avvantaggia esclusivamente i forti penalizzando i piccoli come emittenti libere, produttori indipendenti etc. è indispensabile comprendere che la mancanza di cultura rappresenta una maggiore povertà.

Per questo, se si vuole agire in modo concreto sulla libera informazione, occorre partire da queste analisi, e cercare di metter mano in primo, luogo a queste questioni.

Un altro dato da valutare in modo attento è la legge sulle intercettazioni telefoniche con tutto il suo carico di rischi per la stessa libertà di stampa. Da non sottovalutare un altro tema che incide in modo diretto è il passaggio al digitale terrestre, anche qui non tutto è chiarissimo, stiamo proprio in queste ore analizzando la bozza di regolamento DAB, probabilmente le posizioni dominati resteranno tali o tuttalpiù potranno rafforzarsi, andando certamente contro al principio del pluralismo dell’informazione.

Dunque i temi da affrontare quando si parla di libertà d’informazione sono molteplici, complessi e soprattutto gestiti dai poteri forti, quindi non è un argomento da affrontare solamente con slogan e striscioni, ma da portare avanti con grande impegno e determinazione da persone capaci che conoscono a fondo la materia e non si improvvisano paladini della libertà.

Esiste oltretutto un aspetto che solo da poco tempo è saltato alla ribalta grazie alle nuove tecnologie ed internet, e il riferimento è ai social network: my space, face book e altri… che si sono affermati non solo per il grandissimo numero di utenti coinvolti, ma perché rompono la dinamica su cui si basano i tradizionali strumenti mediatici informativi (giornali radio e tv), in poche parole l’interattività e la bi direzionalità del mezzo, fino ad oggi i tradizionali media sono sempre stati monodirezionali, cioè una redazione “parla” e un numero di utenti più o meno grande in base alla diffusione o copertura, usufruisce in modo passivo di queste informazioni, l’interattività è pressoché nulla, i nuovi media mettono tutti sullo stesso piano, tutti posso fare informazione ed informarsi, rendersi protagonisti dei processi mediatici, questi ad oggi offrono in modo autonomo, intuitivo, forse poco professionale ma in modo attivo, un’informazione puntuale e dettagliata, naturalmente senza nessun tipo di controllo o filtraggi della notizia stessa. Se vogliamo avere un dato importante sull’utilizzo di questi spazi basta guardare l’impostazione avuta nella campagna elettorale di Barak Obama, ma non solo lui.

In passato qualche esperienza, forse la prima, ed escludendo Internet l’unica, legata all’interattività e alla libertà d’informazione è stata caratterizzata dagli anni delle radio libere che forse per la prima volta in Italia sono riuscite a fare una vera rivoluzione mediatica e informativa partendo dal basso, senza l’appoggio dei cosiddetti poteri forti.

In questo ambito molti soggetti sia in modo autonomo ed organizzato in associazioni, si sono mossi e stanno continuando a proporre idee, senza fare nomi, possiamo dire che grazie a queste esperienze, anche se con tutta sincerità non hanno dato grossi frutti, qualche progetto e qualche proposta di legge è stata fatta, così come sono state fatte varie pubblicazioni e distribuiti libri.

Torniamo a dire che il tema della libertà d’informazione è un bene primario, un patrimonio della collettività, la libertà è un bene che va salvaguardato ad ogni costo e che appartiene al popolo a prescindere dal colore della maglia o della pelle, è purtroppo un tema ricorrente di estrema attualità, ogni cittadino deve farsi carico e prendere a cuore la salvaguardia di queste libertà costituzionali, e come già detto va gestito e sviluppato in modo corretto utilizzando le giuste esperienze.

Probabilmente se il nostro paese nella classifica di Freedom House per l’anno 2009 è stato retrocesso a paese “partly free” , dopo che il rapporto del 2007 ci vedeva al 61° posto, assieme a Guyana, Israele, Capo Verde, forse non è un caso. (Oggi si parla addirittura come livelli di libertà al 73 posto).

È sì importante manifestare, ma è fondamentale affrontare il tema creando consapevolezza e coscienza nei giovani, partendo già dai primi anni scolastici, mettendo anche all’interno delle scuole, strutture e strumenti formativi, di dialogo e socializzazione finalizzati ad offrire ai docenti metodi didattici integrativi e motivi d’interesse comune, per affrontare e sviluppare i temi della comunicazione.

Creare una cosciente consapevolezza nei giovani studenti rivolta alla libera e autonoma comprensione e valutazione, sia delle varie tipologie di messaggi imposti dai media, notizie e pubblicità etc, che dei cambiamenti imposti, come già abbiamo detto, in campo mediatico dalle nuove tecnologie digitali.

Un serio impegno deve essere rivolto, tra l’altro in linea con la raccomandazione del Parlamento Europeo (2006/962/CE) che ha proprio come obiettivo la volontà di sviluppare l’abilità di distinguere, raccogliere ed elaborare informazioni e lo sviluppo di un atteggiamento critico nei confronti della comunicazione (giornali, radio e tv), nonché la necessità di interagire con gli altri, sviluppando nei giovani la capacità di comprendere, esprimere e interpretare concetti, pensieri, sentimenti. Lo scopo è di sviluppare competenze per dare risposte ai desideri e bisogni avvertiti dagli esseri umani. Consentire ai giovani di comprendere meglio i progressi, i limiti e i rischi delle applicazioni scientifiche e della tecnologia in riferimento ai media tradizionale ed innovativi, per stimolare l’attitudine di valutazione critica, oltre alla consapevolezza delle opportunità e dei potenziali rischi legati ad internet, su questa base si sta sviluppando, tra l’altro un progetto delle Rea che lega il mondo della scuola alla radio e al web.

Questi sono alcuni passaggi obbligati se vogliamo rendere effettivo l’articolo 21 e difenderne i principi.


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30.07.2017