Transfinito edizioni

Giancarlo Calciolari
Il romanzo del cuoco

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Giancarlo Calciolari
La favola del gerundio. Non la revoca di Agamben

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Christian Pagano
Dictionnaire linguistique médiéval

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Fulvio Caccia
Rain bird

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Jasper Wilson
Burger King

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Christiane Apprieux
L’onda e la tessitura

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Giancarlo Calciolari
La mela in pasticceria. 250 ricette

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Riccardo Frattini
In morte del Tribunale di Legnago

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Giancarlo Calciolari
Imago. Non ti farai idoli

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Giancarlo Calciolari
Pornokratès. Sulla questione del genere

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Giancarlo Calciolari
Pierre Legendre. Ipotesi sul potere

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"Nel solo ordine riconosciuto" di Liliana Zinetti

Monica Cito
(15.09.2009)

Liliana Zinetti pubblica una nuova silloge e cambia editore… “Nel solo ordine riconosciuto”, di Liliana Zinetti, L’Arcolaio editore, Forlì, 2009.

In quest’opera si espande il pensiero in giravolte d’interiorità che pressano alle porte dell’entropia e lasciano alla carnalità (nudità/nascoste verità) il tempo delicato d’una disperazione soda AB OVO, luculliano antipasto di viscere-tensione, amore scivolato nel tubo insaponato delle domestiche attenzioni.

Si staglia netta la presenza d’un interno-interiore ed un esterno-misconosciuto, che lottano a venire a patti nell’attimo stilizzato e frantumato di un verso che non lascia scusanti: crudo, vero, altissimo. Un verso – mi azzardo a proporre – non capito e forse nemmeno intuito da “Lietocolle”; un verso di sé di-verso, carne sudata, eroticità del quotidiano sfaldarsi della penna su auto ed etero compressioni.

Non si vuole, però, asserire un autobiografismo. La poesia, e quella della Zinetti in testa, supera il momento della mera necessità soggettivo-espressiva. Supera quel momento da tempo, e s’incardina nell’essenza delle anime amanti del verso come e più dei classici grandi poeti, perché questo verso è già classico e così crudelmente moderno; fatto del sentire di sempre e di quello dell’oggi, spalanca l’aria stantiata della storia all’esterno, e ci palesa l’aria rinnovata dalla quotidianità faccendiera delle donne. Con Liliana la domesticità racconta un passato di fatica, un oggi compresso ed un ordine autoimposto; il caldo, il freddo, l’attesa e la monotonia. Ma anche la voce profonda degli elementi «[…] lo strepito dei rami/a graffiarti gli occhi/ a indicarti il buio» (pag. 16).

La disperazione anela al passo nuovo, all’analisi e desinenza d’un mondo nuovo, dove le voci possano intuirsi ed esser riempito lo spazio tra verbi ed inesistente «Serve un ordine, un ordine al grido degli orizzonti/Ci si deve appoggiare al cielo, tenerlo/ fermo con le mani» (pag. 18).

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Christiane Apprieux, "Omaggio a Pollock", 2009, acrilico su tela collata su pannello

L’editing è perfetto; il suo sovrano editore coglie l’attimo dell’abbandono insieme ad una poetessa che innalza l’urlo d’ipotenusa unente poli. Il triangolo è tra curatore occulto – simboleggiante ogni lettore –, la caparbia dura animalesca animatissima scrittura di Liliana e Dio. Ma è un Dio diverso dalle altre opere di lei: un Pensiero che può osare la sua religione terrena, calda, pregna di memorie. Anche finite in ricordi che stentano ad appiattirsi e, seppure lasciati alle spalle, incidono sangue nell’animo e negli organi: «[…] tutto il sangue bevuto dai fiori» (pag. 27).

Il viaggio dell’essere umano è dilatato in un tempo, che pare breve e che con le parole di Liliana diventa per ognuno di noi peso di responsabilità, esaltazione del noto in nodi di congestioni animali, terrori ancestrali; la morte attesa dall’angolo degli elementi, in cui le molecole abbiano a confondersi in «oggetti» più disparati: «saracinesche e siepi, ossa» (pag. 28).

La scrittura al singolare maschile schiude l’immedesimazione nell’altro, sazia una vita fatta di passaggi: passi come su rotaie, transiti, litanie, richieste di assoluzioni… svelano l’assoluto ondeggiare del verso nell’alveo caldo dell’irrimediabilmente chiuso in ognuno di noi.

Andare oltre stonerebbe con l’analisi. Ho imparato col tempo, a furia di leggere i Poeti con la p maiuscola, che soltanto loro sanno del movente dei loro delitti, ed ogni poesia è spada/pistola/ bomba atomica carica di neutroni/neutrini, nebulosità privatissime… E solo loro sanno universalizzare gl’incubi, scavandoti un sogno dentro, colpendoti al petto d’un sentire e facendosi amichevolmente insidiare per l’altezza espressa.

Soltanto i Poeti veri sanno ucciderti e resuscitarti e riammazzarti e far sentire diversa l’aria nello spazio di un libro. Poeti veri: quelli quasi incapaci di parlare, che quando scrivono ti suonano le parole in testa come scimitarre di una guerra genocida, che ripete vita e morte nell’infinitesimo/infinito fotogramma di giuochi distensivi ed ascendenti.
Poeti veri, come Liliana Zinetti.





Monica Cito


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19.05.2017