Transfinito edizioni

Giancarlo Calciolari
Il romanzo del cuoco

pp. 740
formato 15,24x22,86

euro 35,00
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Giancarlo Calciolari
La favola del gerundio. Non la revoca di Agamben

pp. 244
formato 10,7x17,4

euro 24,00
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Christian Pagano
Dictionnaire linguistique médiéval

pp. 450
formato 15,24x22,86

euro 22,00
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Fulvio Caccia
Rain bird

pp. 232
formato 15,59x23,39

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Jasper Wilson
Burger King

pp. 96
formato 14,2x20,5

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Christiane Apprieux
L’onda e la tessitura

pp. 58

ill. colori 57

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Giancarlo Calciolari
La mela in pasticceria. 250 ricette

pp. 380
formato 15x23

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Riccardo Frattini
In morte del Tribunale di Legnago

pp. 96
formato cartaceo 15,2x22,8

euro 9,00
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Giancarlo Calciolari
Imago. Non ti farai idoli

pp. 86
formato 10,8x17,5

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Giancarlo Calciolari
Pornokratès. Sulla questione del genere

pp. 98
formato 10,8x17,5

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Giancarlo Calciolari
Pierre Legendre. Ipotesi sul potere

pp. 230
formato 15,24x22,86

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Segnalazioni libri dallo scaffale di Transfinito

Hilda Perek
(15.09.2009)

Segnalazioni dallo scaffale della redazione di Transfinito

Michel Meyer, "Principia Rhetorica", Fayard, Paris, 2008, pp. 332, € 22,00


La rhétorique connaît aujourd’hui un incroyable renouveau. De la séduction à la publicité, de la vie politique aux sciences humaines, elle se retrouve partout. Comment faire la synthèse de toutes ces orientations ? 

L’ambition de ces Principia Rhetorica de est précisément d’offrir une théorie générale de l’argumentation qui tienne compte de toutes les approches existantes. Le fondement adopté est le questionnement, car on discute de questions qui sont plus ou moins problématiques, comme on négocie des points de vue qui s’opposent, incarnant des alternatives entre lesquelles il va bien falloir choisir. Cette conception, qui systématise la force et l’impact du problématique, est entièrement nouvelle en rhétorique. Ses hypothèses sont minimales, et sa fécondité vérifiée dans des publications savantes antérieures. Elle permet d’articuler aussi bien la théorie littéraire que l’argumentation utilisée dans la vie de tous les jours, au tribunal ou dans les médias.
 
Cet ouvrage développe également de nombreuses analyses qui nous replongent dans la rhétorique des temps passés ou plus récents, à la rencontre de Platon, d’Aristote, de Cicéron, de Vico, de Fontanier, de Perelman, de Burke ou de Habermas. 

Michel Meyer nous offre ainsi une synthèse inégalée sur la rhétorique, la première depuis celle de Perelman parue il y a maintenant un demi-siècle.

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Christiane Apprieux, "Omaggio a Nijinskij", 2009, acrilico su tela collata su pannello

Lea Vergine, "Le parole sull’arte 1965-2007", Il Saggiatore, Milano 2008, pp. 316, € 23,00


Una grande protagonista del mondo dell’arte ha saputo cogliere e restituire sulla carta con talento, passione e sensibilità non solo le opere, ma la vita e lo spirito di un’intera generazione di pittori e scultori destinati a influenzare le principali correnti artistiche della seconda metà del Novecento. Grazie a lei movimenti come Arte Povera, Body Art, Arte dei Rifiuti, Arte Concettuale, Arte Programmata e Arte Cinetica sono stati valorizzati da memorabili allestimenti espositivi e sono divenuti accessibili anche al grande pubblico. Concentrato sul fatto artistico, lo stile documentario di Lea Vergine ha fatto scuola in Italia e nel mondo, rendendo il suo lavoro più che mai attuale.

Duns Scoto, “Trattato sul primo principio” (testo latino a fronte) [1305], Bompiani, Milano, 2008, pp. 262, € 13,50

Nel periodo della Scolastica medievale si confrontarono due grandi correnti, il Tomismo e lo Scotismo; in questo trattato, Duns Scoto costruisce la sua teoria ontologica, ove il Primo Principio, cioè Dio, è inteso in maniera univoca e non analogica (come invece avviene per Tommaso d’Aquino): quindi, se per Tommaso noi possiamo definire Dio come l’Essere stesso e le sue creature come enti, in questo caso la medesima predicazione di essere è analogica, e si basa sulla partecipazione asimmetrica degli enti all’Essere; per Scoto, al contrario, la predicazione dell’essere è del tutto univoca e con il medesimo significato.

Moustapha Safouan, "Pourquoi le monde arabe n’est pas libre", Denoël, Paris, 2008, pp. 176, € 16,00 (tradotto in italiano da Spirali, Milano, 2008, € 30,00)

Dall’inizio della storia, il potere politico in Medioriente ha sempre tratto legittimità dalla religione. Questo va di pari passo con la sacralizzazione della lingua della scrittura opposta alla lingua vernacolare e quotidiana e, perciò, con la subordinazione della scrittura a fini di prestigio e di sfruttamento. Lo stato islamico non fa eccezione. Ma, come ha dimostrato in modo inconfutabile lo sceicco ’Al ’Abd al-Razek, né il Corano, né i detti del Profeta contengono la minima indicazione sui principi di governo. Con un’impostura che raramente trova uguali nella storia politica dell’umanità, i governanti si sono serviti dell’ambiguità dell’espressione "successore del Profeta" per rivendicare il potere assoluto e mettere la religione sotto la ferula dello stato. Ne è risultato un modo di governare che si regge sulla corruzione, sulla repressione e sulla censura incarnata nella suddetta politica della scrittura.
Finché lo stato riesce nell’espletamento dei suoi compiti, il regime teocratico pare conforme all’ordine delle cose. Il suo fallimento non dà luogo a una rivoluzione ma a un terrorismo che giunge a contestare la sua legittimità. In effetti, i terroristi della nostra epoca fondano la loro contestazione su un dogma omicida con cui si autorizzano a ergersi giudici in materia di fede religiosa, arrogandosi un sapere che il Corano riserva espressamente a Dio.
Questo libro senza compromessi è un appello sia all’uso del vernacolo come lingua di cultura sia alla liberazione dell’islam dal giogo del potere temporale. In questo modo, abbozza un quadro sorprendente dello stato attuale della cultura nei paesi arabi.






La raccolta delle schede editoriali è a cura di Hilda Perek


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14.09.2017