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a way a lone a last a loved a long the ... riverrun. Due righe per Luigi Schenoni

Gabriele Marino
(9.09.2009)

Ognuno ha le sue croci. Tra le tante, io ho anche quella di una passione molto più grande di me, necessariamente destinata a essere eternamente frustrata. Il Finnegans Wake. Chi conosce l’oggetto, già se la ride. Chi non lo conosce, sappia che se con l’Ulysses Joyce è arrivato alle “colonne d’Ercole della scrittura”, col Finnegans Wake, da novello Ulisse dantesco, le ha deliberatamente oltrepassate, violate. Basti questo (o uno sguardo veloce sul web, wikipedia versione inglese in testa) per farsi un’idea. E basti sapere che questa mia passione, presuntuosa, è nata l’ultimo anno del liceo, e che su questo libro-nonlibro ho costruito dissennatamente la mia “tesina della maturità”, e che su di esso volevo dissennatamente scrivere la mia tesi di laurea. Ci è voluto Umberto Eco in persona (beh, in e-mail) per farmi cambiare idea. Confessione: mi piacerebbe poter avviare sulle pagine di AV una specie di percorso (auto)iniziatico sul FW. Senza troppe pretese, se non quella di allargare la conoscenza anche solo dell’esistenza di questo oggetto straordinario a quante più persone possibile.

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Luigi Schenoni, 1982
Anno della pubblicazione della prima parte della sua traduzione del FW per Mondadori

Ma torniamo al dato autobiografico: il FW come ossessione personale. Da tempo volevo contattare in qualche modo il traduttore dell’edizione italiana, Luigi Schenoni, volevo conoscerlo, intervistarlo, polemizzarci. E sì, perché, per farla breve, secondo me (e contrariamente a quanto sostengono molti critici contemporanei) tradurre (TRADURRE) il FW non ha senso, perché l’unica traduzione possibile dovrebbe essere una riscrittura, cosa questa che Joyce stesso aveva auspicato, incoraggiato, praticato e... Ma qui la questione si fa troppo specifica, e per adesso lascio perdere. Schenoni, dunque. L’uomo che stava cercando di tradurre in italiano TUTTO il Finnegans Wake. Quindi, a prescindere dal giudizio sull’operazione in sé e sul risultato finale, un eroe, senza mezzi termini, degno di una statua in una qualche piazza. Come quei nemici che si ammirano nonostante il loro battersi per la causa sbagliata.

Qualche sera fa, esattamente la notte tra il 14 e il 15 luglio, mi metto a cercare sul web, affamato, come spesso ciclicamente mi capita, notizie sul FW. E mi decido, più deciso delle volte precedenti, a contattare Schenoni. Mando una mail alla Mondadori (editore italiano del FW; inciso, ancora nessuna risposta), cerco un sito personale (non lo trovo), ritrovo una vecchia intervista, scopro che Schenoni è il traduttore anche di Pulp di Bukowski, uno dei miei pochi libri preferiti. Nessun indirizzo mail però, nessun contatto. Ad un certo punto, sul blog Nazione Indiana [http://www.nazioneindiana.com/2008/10/01/luigi-schenoni-1935-2008], la notizia. Più o meno un anno fa, 22 settembre 2008, Luigi è morto, stroncato da un tumore. Era nato a Bologna nel 1935. Mi assale una tristezza infinita, la consapevolezza, banale, dell’impossibilità, della negazione. E mi commuovo anche, quasi fosse un amico. Che cose strane, belle e brutte.

In quell’intervista ritrovata [http://www.kultart.info/Interviste/Int-Anno_2007/intervista%20schenoni%20per%20kultart.pdf], Schenoni dichiarava a un certo punto: «Lavoro solo alla traduzione del Finnegans e, se riesco, vorrei pubblicare un volume circa ogni due anni (per finire ce ne vogliono altri quattro). Quindi, dovrei concludere il lavoro, se tutto va bene, se non mi scoppia il cervello, verso il 2009-2010. Auguri, Luigi!». Sorriso amarissimo.

Quella stessa sera, ho poi continuato le mie peregrinazioni sul web, scoprendo che altri pionieri joyceani erano pure scomparsi: Giulio De Angelis, l’eroico traduttore dell’Ulisse (1960), nel 2000, e Giorgio Melchiori, che è davvero riduttivo definire come un critico eccezionale, curatore di tante edizioni italiane joyceane, addirittura nel febbraio 2009.

Ho scritto una mail affannata a Paolo Pianigiani, il cui commento sul blog Anna Maria Ortese mi aveva fatto intuire essere stato amico di Luigi, mail in cui esprimevo il mio dispiacere e in cui chiedevo delle sorti della traduzione del FW. Ecco la sua risposta: «Ti voglio rassicurare subito, tutti i libri, gli appunti e il PC di Luigi sono in buone mani. Un gruppo di amici di Reggio Emilia, capitanato da Maria Rosa Bosinelli, sta recuperando tutto. Ad anno nuovo uscirà il quarto volume della traduzione di FW, rimasta per anni nel cassetto della Mondadori (è stato il suo ultimo cruccio, nella terribile malattia degli ultimi anni). Il quinto volume era in preparazione e non so a che punto fosse». Speriamo, allora.

Su Luigi Schenoni:

-  http://insonnoeinveglia.splinder.com/tag/luigi+schenoni; mini rassegna stampa curata da Giorgio Costanzo (settembre 2008), dal suo blog intitolato ad Anna Maria Ortese

-  http://memoriastorica.wordpress.com/2008/10/18/il-metalmeccanico-che-tradusse-joyce/; un ricordo di Schenoni di Riccardo Michelucci, apparso sulla rivista «Diario» (ottobre 2008)

-  http://www.gianpaologuerini.it/b_aboutyou/2_guests/pdf/_carte_scoperte.pdf; il numero di «Carte Scoperte» con le Lettere dal Joycentenary di Schenoni (1982), gentilmente messo online da Gian Paolo Guerini

-  http://www.campanadino.it/index.php?option=com_content&view=article&id=91:luigi-schenoni-dino-campana&catid=41:affondi&Itemid=61; sottotesi di laurea di Schenoni su Dino Campagna (1958), gentilmente messa online da Paolo Pianigiani



Gabriele Marino

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Traduzioni di Luigi Schenoni

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14.09.2017