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"Buci in scatola". Mostra alla Galleria ART.U.’ di Vicenza

Giancarlo Calciolari
(7.09.2009)

La mostra di Buci Sopelsa in corso alla Galleria ART.U.’ si qualifica per una esplorazione della condizione dell’uomo e dello spazio, nella loro interazione. Lo spazio è stretto, angusto, sghembo, non rispondente ai criteri euclidei e nemmeno a quelli delle geometrie non euclidee. Si tratta di uno spazio che comunque viene dopo le vicissitudini delle topologie complesse, in particolare esplorate dai disegni di Escher.

Gli umani di Buci Sopelsa paiono dissolvere la nozione di genere: non è più indicata la differenza dei sessi e neanche la distinzione sociale. Chiunque può identificarsi con i personaggi delle sue opere. La questione oscilla tra la transgenerazione e l’altra generazione, quella originaria, non incasellabile con categorie mondane.

Lo spazio è così ristretto da spingere il curatore Giuseppe Barbieri a parlare di scatole. Suo è il titolo della mostra e sua la lettura che indirizza verso quella delle scatole sociali. La famiglia come scatola, il lavoro come scatola … La scatola o l’altra vita? Quella di Buci Sopelsa è un’analisi e un’articolazione della nobile menzogna del tiranno, che in Aristotele assegna a ognuno un posto sociale oppure è la consacrazione dello scatolificio universale? E c’è da chiedersi se dalla scatola di Andy Wahrol alla scatola di Piero Manzoni non ci sia un’oscillazione tra scatologia e escatologia. L’apparente assenza di sbocco dagli spazi dei personaggi di Buci Sopelsa toglierebbe l’ipotesi di un termine all’impasse. Sarebbe una via senza uscita.

L’assenza di naturalismo e l’assurdità prospettica, al punto che in un’opera la linea tra una parete e il suolo attraversa il calcagno del personaggio, indica l’aspetto di interrogazione del lavoro artistico di Buci Sopelsa, che potrebbe adagiarsi sui suoi successi nel settore della moda e degli accessori.

Dalle scene dei personaggi in scatole impossibili emergono anche i soggetti impossibili del travestitismo sociale, rivendicato dai meno e indossato dai più, tra trasgressione e normatività. Ma ancor più emergono le mani e i piedi, prospetticamente accresciuti, in un modo che Lucien Freud utilizza anche per gli occhi, come se li vedessimo da una lente d’ingrandimento. E i piedi mostrano, più delle mani, le stigmate della cosmesi sociale: lo smalto, come indice della fusione dei generi. Icone dell’alterità, della diversità, del dissenso, dell’anticonformismo? Oppure del meticciato, della confusione, dell’indistinto?

La pittura di Buci Sopelsa è di ricerca e procede dall’ascolto, lasciando anche a lei il “dopo” per la riflessione sull’esperienza appena conclusa. Questo lascia la forza intatta dei gesti pittorici, delle tecniche, delle citazioni. Le sue grandi acquisizioni dalla bottega dell’arte, in particolare la forza del disegno del corpo umano, lasciano aperta la via all’elaborazione, sebbene ci sia forse uno stallo tra citazione e citazionismo. Ovvero, Buci Sopelsa restituisce in altra qualità la lezione di Francis Bacon (forse il più citato) oppure è presa nel mimetismo degli epigoni? Si tratta dunque di citazioni – di chiamate in causa di altri autori per un’altra lettura – oppure di clin d’œil a quello che la società mediatico mercantile chiede?
La nostra ipotesi di lettura è che ci siano entrambi gli aspetti.






Sito dell’artista www.buci.it

ART.U.’ – Artisti Uniti

Via Soccorso Soccorsetto, 17 Vicenza

Lo spazio è aperto da :

martedì a domenica 16,30 – 19,30

giovedì a sabato 10,30 – 12,30

lunedì chiuso.

La mostra rimarrà aperta fino al 24 settembre 2009

www.artistiuniti.com

info@artistiuniti.com

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Buci Sopelsa, Giuseppe Barbieri, Davide Piazza

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19.05.2017