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Giancarlo Calciolari
La favola del gerundio. Non la revoca di Agamben

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Imago. Non ti farai idoli

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Pierre Legendre. Ipotesi sul potere

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Segnalazioni libri

Hilda Perek
(4.08.2009)

Segnalazioni dallo scaffale della redazione di Transfinito



Aby Warburg, “Il rituale del serpente”, Adelphi, Milano,
1998 [1988], pp. 112, € 14,00.



Aby Warburg è stato forse l’uomo che più ha influenzato, in questo secolo, la nostra visione della storia dell’arte. Attraverso i suoi studi egli ha indicato la via che consente di ritrovare nelle arti figurative la concrezione di una intera civiltà, con tutte le sue oscure tensioni psichiche. Ma lo stesso Warburg, mentre sviluppava la sua opera grandiosa, era periodicamente colpito da crisi nervose, che lo obbligavano a prolungati soggiorni in clinica. Nel 1923, al termine di uno di questi soggiorni, per dimostrare la propria guarigione, egli tenne ai pazienti e ai medici della casa di cura di Kreuzlingen un «discorso d’addio» – la celebre conferenza sul Rituale del serpente, apparsa poi nel 1939 sul «Journal» del Warburg Institute con una pudibonda nota che la diceva pronunciata per la prima volta «davanti a un pubblico non specialistico». Di fatto, quel discorso era insieme una confessione e un testamento. In poche pagine, prendendo spunto da una sua spedizione presso gli indiani Pueblo, Warburg risale alle origini del paganesimo e della magia. E illumina il potere stesso – innanzitutto psichico – delle immagini, il loro potere di ferire e di guarire, stabilendo così un circuito fulmineo fra il serpente dell’arcaico rito dei Pueblo e quello che Mosè invitava a innalzare nel deserto. Per comprendere un testo fondamentale come Il rituale del serpente occorre considerarne in ogni dettaglio la genesi e le allusioni: compito che qui assolve il prezioso saggio di Ulrich Raulff.


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Christiane Apprieux, "Dio e la questione donna", 2007

Werner Heisenberg, “Fisica e filosofia”, Il Saggiatore, Milano, 1961 [1958], ristampa 2008, pp. 240, € 10,50


La fisica contemporanea ha prodotto un radicale ripensamento dell’idea che l’uomo ha dell’universo, che coinvolge la libertà stessa dell’uomo e incrina la sua convinzione di poter controllare il proprio destino. In nessun ambito della fisica questo risulta evidente come nel Principio di indeterminazione della meccanica quantistica. Heisenberg, scopritore di tale principio, in questo testo ne giudica la portata. La sua riflessione si apre all’intera tradizione del pensiero occidentale e si spinge a indagare gli effetti che la rivoluzione scientifica ha e potrà avere sulla nostra e sulle altre culture.



Jacques Derrida, “Séminaire La bête et le souverain”, Galilée, Paris, 2008,pp. 468, € 33,00.


« Jacques Derrida a consacré, on le sait, une grande partie de sa vie à l’enseignement : à la Sorbonne d’abord, puis durant une vingtaine d’années à l’École normale supérieure de la rue d’Ulm et enfin, de 1984 à sa mort, à l’École des hautes études en sciences sociales, ainsi que dans plusieurs universités dans le monde entier (aux États-Unis régulièrement). Très vite ouvert au public, son séminaire a rassemblé un auditoire vaste et plurinational. Si plusieurs de ses livres prennent leur point de départ dans le travail qu’il y conduisait, celui-ci demeure cependant une part originale et inédite de son œuvre. Nous inaugurons donc avec le présent volume une vaste entreprise : la publication de ces séminaires.
À partir de 1991, à l’EHESS, sous le titre général “Questions de responsabilité”, il a abordé les questions du secret, du témoignage, de l’hostilité et l’hospitalité, du parjure et du pardon, de la peine de mort. Enfin, de 2001 à 2003, il a donné ce qui devait être, non la conclusion, mais l’ultime étape de ce séminaire, sous le titre “La bête et le souverain”. Nous en publions ici la première partie : l’année 2001-2002.

Dans ce séminaire, Jacques Derrida poursuit, selon ses propres mots, une recherche sur la “souveraineté”, “l’histoire politique et onto-théologique de son concept et de ses figures”, recherche présente depuis longtemps dans plusieurs de ses livres, en particulier dans Spectres de Marx (1993), Politiques de l’amitié (1994) et Voyous (2003). Cette recherche sur la souveraineté croise un autre grand motif de sa réflexion : le traitement, tant théorique que pratique, de l’animal, de ce que, au nom d’un “propre de l’homme” de plus en plus problématique, on nomme abusivement, au singulier général, “l’animal”, depuis l’aube de la philosophie, et jusqu’à nos jours encore.
Partant de la célèbre fable de La Fontaine, Le loup et l’agneau, en laquelle se rassemble toute une longue tradition de pensée sur les rapports de la force et du droit, de la force et de la justice, en amont comme en aval, dans une analyse minutieuse des textes de Machiavel, Hobbes, Rousseau, comme de Schmitt, Lacan, Deleuze, Valéry ou Celan, Jacques Derrida tente “une sorte de taxinomie des figures animales du politique” et de la souveraineté, explorant ainsi les logiques qui tantôt organisent la soumission de la bête (et du vivant) à la souveraineté politique, tantôt dévoilent une analogie troublante entre la bête et le souverain, comme entre le souverain et Dieu, qui ont en partage le lieu d’une certaine extériorité au regard de la “loi” et du “droit”. »

M. Lisse, M.-L. Mallet, G. Michaud



La cifrematica n. 6, “La follia, la pazzia, la clinica”, Spirali, Milano, 2008, pp. 299, € 20,00.


Con l’illuminismo incomincia a stabilirsi il “luogo”, quindi la reclusione, rispetto a un problema sociale. Il presunto malato di mente veniva terrorizzato perché trovasse l’illuminazione giusta. Dall’illuminismo e dal Rinascimento in poi, c’è una gestione differente della pazzia, che, prima, era soltanto inscritta nella demonologia. È sempre opera di qualche diavolo: “Che diavolo hai?”. “Che diavolo stai facendo?”. “Che diavolo stai pensando?”. C’era quindi il fantasma di possessione. Poi, dopo, viene sostituito dal fantasma di alienazione. E alla base c’è il fantasma di padronanza che è proprio del discorso occidentale. Tutto avviene come se il “discorso scientifico”, psichiatrico, medico, avesse soltanto secolarizzato e laicizzato il discorso demonologico.
Dove veniva praticato l’esorcismo, oggi viene operato un intervento coercitivo che va dalla camicia di forza all’elettroshock e poi allo psicofarmaco. Dove invece veniva praticata la confessione, lì si stabilisce la gamma variegata della psicoterapia.
Quindi psicosi, nevrosi, a seconda del grado, della scala di gravità del male.
Allora, ci siamo chiesti: quella che la mitologia medica e psichiatrica chiama psicosi, che cos’è? Qual è il disturbo assoluto per tale mitologia? È la materia. La materia della parola, irriducibile al concetto, alla convenzione, al naturale, al codice. Questi sono i primi passi compiuti rispetto alla cifrematica. (Armando Verdiglione).







Segnalazioni editoriali a cura di Hilda Perek


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