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Nuovi roghi

Antonella Iurilli Duhamel
(27.07.2009)

I presidi delle scuole di Vicenza devono essere doc, a denominazione di origine controllata, ma non è razzismo.

L’istituzione della Repubblica italiana di Vicenza, denominata Consiglio Provinciale, un inutile consiglio che molti vorrebbero abolire dal momento che costa ai contribuenti, miliardi di euro senza svolgere nessuna utile funzione per la collettività, ha approvato questa mozione con 26 voti su 27.

Si è cominciato con gli immigrati, ora si sta passando ai sindaci terroni. Cosa possiamo aspettarci d’ora in avanti?

Dobbiamo tristemente renderci conto che i diritti e le libertà individuali hanno subito una lenta e progressiva erosione; basti ricordare la legge 40 sulla procreazione assistita, il decreto sulla prostituzione, il testamento biologico, la legge Bossi Fini sull’immigrazione, il decreto sicurezza e la mancata approvazione dei PACS. A Verona, tanto per restare in casa, non si può più neanche mangiare una brioche per strada, hanno diviso le panchine così è impossibile sdraiarsi anche se ci coglie un malore.

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Opera di Antonella Iurilli Duhamel

Ci siamo resi ridicoli a tal punto che, “The Guardian”, ha messo in guardia i turisti che si recano in Italia, onde evitare loro multe salate, segnalando una serie di norme ridicole e prive di buon senso ma fatte rispettare scrupolosamente e religiosamente dallo sceriffo di turno.

Insomma una vera pandemia che si diffonde a macchia d’olio e che rischia sempre più di trasformare la complessità del nostro paese in uno schieramento di buoni e cattivi, dove i cosiddetti buoni, sulla base di regole arbitrariamente imposte, decidono di mandare al rogo i cosiddetti cattivi, fregandosene altamente delle norme vigenti in tutti i paesi civili della comunità internazionale in materia di civiltà, umanità e diritti umani.

In questo revival da vecchio Far West, i nuovi sceriffi con la loro stella lucida in petto si sentono insigniti di diritto divino e decidono giorno per giorno secondo i criteri di una navigazione a vista, di fare piazza pulita dell’indesiderato di turno.

Ci si dimentica molto facilmente che questa logica binaria, convenzionalmente definita razzismo, non possiede una reale capacità di risoluzione dei problemi, al contrario, crea molti più conflitti di quelli che pretenderebbe di risolvere.

Quando le differenze generano esclusivamente paura e desiderio di eliminazione, è il segnale di uno stato patologico denominato fobia o se vogliamo peste emozionale. È uno stato che ha motivazioni interiori e non ha molto a che fare con i problemi che apparentemente scatenano queste forme di ansia esasperata.

Purtroppo queste patologie vengono proiettate all’esterno e forniscono spesso un alibi per la legittimizzazione di violenza individuale e collettiva, alimentando ogni sorta di fobia razzista, di delirio mistico e di guerra santa.

Ci si dimentica che paura e violenza sono un virus che si allarga a macchia d’olio e che altrettanto facilmente possono crearsi schieramenti da parte di coloro che vorrebbero eliminare, tutte le persone prepotenti e incivili, i politici bifolchi cafoni, che intendono amministrare l’Italia come fossero i loro animali da fattoria; i contadini arroganti che quantomeno una volta si vergognavano della propria ignoranza, ma oggi, in virtù di qualche euro in più si sentono padroni non solo di Vicenza ma anche d’Italia.

Queste vicende sono qualcosa di cui bisognerebbe preoccuparsi, non solo perché sono l’espressione della patologia al potere, ma anche perché equivalgono al fallimento di una società che si basa su regole civili ed umane, in grado di preservare l’equilibrio tra il piano laico del diritto e, quello religioso della fede.

Antonella Iurilli Duhamel


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30.07.2017