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Michaïl Jackben. Parabola di un logico

Philippe Morin
(20.07.2009)

È morto il filosofo e logico matematico Michaïl Jackben, noto per la fortuna immensa che aveva prodotto con la sua filosofia e la sua logica. Come Charles Sanders Peirce era figlio d’arte, il padre, Joseph, era un noto logico matematico, professore alla Pennsylvania University. La madre, Inès Perés, una devota della Chiesa di Technology. Michaïl cresce, secondo la vulgata, tra abusi e minacce del padre-padrone, che stranamente portano alla riuscita non solo sua, ma anche dei suoi fratelli e sorelle, in tutto undici. Se il padre ha esercitato sui figli un potere malevolo, è solo per affermazione dei media che non solo servono il mito che li fa prosperare acefali, senza intelligenza, la stessa di Michaïl, che li fa sognare, ma per creare mediaticamente la figura del padre non possono che spacciare la loro immagine. Quindi la stampa dei padri benevoli, che ogni tanto sgarrano e riempiono le pagine di cronaca nera dei loro stessi mezzi di comunicazione.
Puro prodotto della logica manageriale americana, Michaïl Jackben ha il cuore e il cervello rivolto verso la Russia, la patria dei suoi avi. Il nonno era fuggito alle purghe staliniane.

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Hiko Yoshitaka, "Hommage à Louis Couturat", 2009, cifratipo,

La prima generazione fugge, la seconda si integra, la terza si disintegra. Michaïl, che non a caso è stato un modello per tutta la sua generazione e per quelle seguenti (sempre secondo i media), si era costruito sull’effimera tenuta della lettura dei teoremi di Gödel fatta dal padre-padrone-barone universitario, che con delimitazioni arbitrarie, introdotte da un assioma di scelta, detto di Jackben, rendeva completo il modello, lasciando al livello metamatematico superiore le contraddizioni. Questo per dire che il giovane Michaïl si è occupato di logica americana senza curarsi della logica non americana, bollata come deviazionista. E come modello era perfetto, determinato e completo, deciso. Per l’aspetto di incompletezza e indecidibilità del meta modello americano, rimaneva il sogno di ritornare russo, sogno che l’aveva fatto conoscere a tutto il mondo quando nel 1989 alla caduta del muro di Berlino aveva cantato e ballato sulle macerie “Freedom”, lasciando un segmento molto inferiore di notorietà alla performance del musicista Rastropovich.

La formula logica della riuscita di “Jacko”? Ritmo infernale e sembianza zombi.
Da secoli infatti il ritmo paradisiaco e la sembianza angelica non fruttano più soldi. In pochi comunque si erano accorti che la figura dello zombi (sia cantante che ballerino) era una obiezione alla stessa “libertà” che cantava. L’obiezione all’euforia collettiva per la caduta del muro di Berlino, non era colta come obiezione alla sua stessa euforia da parte di Michaïl Jackben, che come Cristo ormai si allontanava dal territorio della realtà per entrare in quella del mito.

Quasi nessuno dei dettagli della vita di Michaïl Jackben è verificabile, e questo per costruzione mediatica. Zombi e/o marionetta richiedono la partecipazione dell’autore o può questi restare indenne? Analizziamo un particolare, la questione difficile della pelle. Michaïl Jackben, com’è noto, era di pelle nera, mentre meno noto era che fosse di origine ebraica. Ma non era un falasha, antico discendente della Regina di Saba. Il nonno aveva adottato anche bambini neri. Ma questa stessa notizia è inverificabile. Le classiche, comuni e canoniche voci che corrono hanno affermato che il padre Joseph fosse figlio naturale dell’emigrato russo Ilann e di una non identificata donna a servizio della sua casa.

Ebbene Michaïl Jackben subito dopo la notorietà comincia a sbiancare e sbiancherà la sua pelle sempre di più sino a che il volto sia uguale a quello di un bianco. E concepirà in vitro figli immacolatamente bianchi. Il suo medico privato, Dan Wenig, lo specialista che per primo gli ha diagnosticato la vitiligine, sostiene quindi che ha dovuto intervenire per evitare che lo sbiancamento a chiazze della malattia fosse troppo evidente. Ma tra trent’anni il vecchio Wenig potrebbe dirci di essere stato pagato per fornire sempre questa tesi ai media. E che quindi invece si è trattato del desiderio di Michaïl di diventare bianco. Del resto sin dalle sua prime apparizioni da adulto si vedeva l’intervento chirurgico al naso, per ridurne le proporzioni “africane”. In ogni caso, Michaïl Jackben è ricorso più volte alla chirurgia per farsi cambiare i connotati. Il suo ricorso alla farmacologia, volendo dare per inesistente il ricorso alle droghe, indica la credenza nella chimica della vita (psicofarmaci e psicodroghe sono la stessa cosa), che i logici della vita danno come una pseudo logica. Per l’appunto il mondo è governato dalla pseudo logica. I logici puri vengono crocifissi o alienati. Da Cristo a Gödel: entrambi maestri del nero bianco ebreo americano di antiche origini russe e africane Michaïl Jackben.

Oggi che è morto per effetto del suo pasto quotidiano psicofarmacodrogologico (c’è chi ha parlato delle sue bizzarre abitudini alimentari), e che il mito richiede la morte misteriosa e in futuro alcune resurrezioni, il suo popolo di milioni di persone che vorrebbero essere come lui, lo piange. Forse è considerato l’uomo della lotteria sociale, quello che con la musica e il ballo (quali epifenomeni della sua logica matematica di vita) è diventato supermiliardario. Ma non è così. Il popolo elegge l’unico e mai la soluzione dell’unico è una soluzione popolare. Il popolo scommette per perdere. Michaïl Jackben ha scommesso sulla vita. Una scommessa vittoriosa, in parte. Jaco non si riteneva baciato dalla fortuna, anzi si lamentava sempre di non aver mai avuto l’infanzia. Ipotesi chimerica che è anche quella del suo citato medico e amico Wenig. Non è molto. Ma l’infinito è immisurabile. Non differentemente da altri logici geniali, come Cantor e Gödel, Jackben non ha assunto la paternità della sua opera. È nota la tesi che lo vuole Peter Pan, bambino mai cresciuto (ma se non aveva avuto l’infanzia?). L’idea corrente che i figli di Michaïl sono stati concepiti in vitro segue sempre al dogma che lo vede figlio e mai padre.
Certo Peirce ha assunto anche troppo la paternità del suo pragmatismo, poi ribattezzato pragmaticismo, dopo i nefasti dei suoi epigoni, e si è imbattuto nel cancro e nella povertà. Michaïl Jackben si è imbattuto invece nella confusione e nella ricchezza. Si tratta di fantasmatiche (di pseudo logiche o logiche chimeriche, paradossali) e non logiche di vita. Occorre leggerle.

Nella pseudo logica occidentale i soldi coprono tutto, in particolare i sottoricoprimenti sfiniti della stessa pseudo logica. Un mio giovane amico (povero) innamorato di una bellissima giovane (povera), innamorata di lui, la lascia per sposarsi con una giovane brutta (poteva essere bella) e ricca. I più lo ritengono furbo, se non furbissimo. Rari sono coloro che intendono che un tale gesto mutila la vera vita in un modo incancellabile.

Le auto di lusso, la villa con piscina e campo da tennis sono funzioni di verità della logica di ognuno. E infatti le nostre analisi vengono lette dai più come manifesti di invidia sociale. Anche invidia per la riuscita in società del nostro giovane amico. Ossia viene affermata la negativa della funzione di verità: tutto ciò che dico è falso e appartiene a categorie che non parlano altro che di male, di peccato, di corruzione. Per me l’inquisitore è quel puttaniere che vorrebbe andare gratis con le streghe. E mi uccide in effige per intolleranza alle mie “letture” libere e leggere..

Sono forse invidioso di Michaïl Jackben? Ritengo che la mia logica di vita non ha e non avrà mai i frutti sociali di Michaïl Jackben? Ho quel sapere intellettuale che mi fa “tenere” di fronte alle insidie convenzionali della vita (alcool, prostituzione, crimine, droghe e psicofarmaci, armi, potere…)?

Ho elaborato la questione della pelle, del cibo, del mimetismo sociale sino a capire il caso di Michaïl Jackben?
Ma non ho mai cercato di vivere come Michaïl Jackben. Non abbocco alle tentazioni che Satana propina a Gesù e ho la sensazione di non calcare le orme di Cristo, di non trovarmi in nessuna Imitatio.

C’è chi vorrebbe farmi credere che Grigori Perelman (che ha insegnato all’Istituto Steklov di San Pietroburgo, dove insegnò il nonno di Jacko) è l’altra faccia di Michaïl Jackben, nel senso che si tratta della stessa medaglia sociale. Grigori Perelman rifiuta i premi miliardari, la medaglia Fields e il premio Clay, e invece Michaïl Jackben ne fa man bassa (ne ha fatto). Grisha non è l’altra faccia di Jaco: è un’altra cosa.

Io non accetto i premi miliardari, con l’aggravante che tanto nessuno me li darebbe. Io, Philippe Morin, psicanalista e logico, francese ebreo, con un cognome che è anche veneto, e che il nonno, Kaufmann, si è comprato nel dopoguerra, per paura che la shoah potesse ripetersi. E purtroppo, per la pseudo logica di vita, tale barbarie si ripeterà.

Sì, sarò anche invidioso di mio fratello Michaïl Jackben, ma non vivo con la logica con cui lui ha vissuto, e sono lontanissimo dalle sue scelte e dai suoi gesti. Ricco/povero è un modo dell’ironia della vita? Sono povero? Di sicuro sono ricco di spirito, senza alcuna tentazione per l’alcool.


Philippe Morin



6 luglio 2009


Traduzione dal francese di Giancarlo Calciolari


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