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Oreste Ristori, un anarchico incorreggibile

Paolo Pianigiani
(20.07.2009)

Fra le vie e le piazze del borgo, alla ricerca di personaggi “nostri” da raccontare, mi sono imbattuto in questo gigante, che non conoscevo e che mi ha coinvolto in maniera particolare. Tutti da noi sanno dov’è la Pinetina, dirimpetto alla 67, davanti all’Arno. Proprio quella striscia di terra tappezzata di pini, è il luogo della memoria che porta il nome di questo nostro concittadino. Vi dico subito come Oreste Ristori finì i suoi giorni: fucilato per rappresaglia dai fascisti repubblichini, a 69 anni di età, il 2 dicembre del 1943, insieme ad altri 4 compagni, che si trovavano rinchiusi alle Murate, a Firenze. Un testimone ha lasciato scritto che morì con grande coraggio, fumando la sua inseparabile pipa e cantando l’Internazionale, davanti ai 30 componenti del plotone di esecuzione. Fu uno dei tanti delitti compiuti e organizzati dalla banda di Mario Carità, quella di Villa Triste.

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Oreste Ristori, 1902, Polizia di Frontiera

La sua storia parte da qui vicino, da una casa rurale nei pressi di San Miniato, in località Pino, dove Oreste nasce il 12 Agosto 1874. Suo padre si chiamava Egisto e faceva il pastore, mentre la mamma si chiamava Massima Gracci. In seguito si trasferirono ad Empoli, in via Chiara al n. 16, vicino ai Magazzini del Sale. Intorno al 1880 nasce la sorella Linda. Erano gli anni della crisi economica, degli scontri spesso violenti fra le classi sociali. Ad Empoli e dintorni verso la fine del secolo, erano attivissimi i gruppi anarchici, che prendevano le difese dei lavoratori maggiormente esposti a rimanere senza lavoro: il che significava, per loro e le loro famiglie, la fame. Oreste è fra i primi ad aderire a quei gruppi, facendosi notare giovanissimo in azioni dimostrative. A 17 anni fu coinvolto nell’incendio dell’esattoria comunale. Al processo è assolto per insufficienza di prove, ma viene riconosciuto colpevole di associazione a delinquere e inviato al domicilio coatto. Inizia per lui una continua peregrinazione fra diverse prigioni: le conobbe tutte, da Ustica a Ponza, da Port’Ercole alle Tremiti; sono veri e propri lagher, sovraffollati all’inverosimile, dove venivano rinchiusi, per periodi più o meno lunghi, personaggi scomodi, che davano fastidio al governo reazionario di allora. Oreste conosce personalità di primo piano, che ritroverà in futuro durante la sua permanenza in Sudamerica. Inizia anche a scrivere i primi articoli per riviste anarchiche, nei quali descrive le condizioni disumane dei prigionieri coatti. Dopo un tentativo di fuga in Francia, rimpatriato, decide di abbandonare l’Italia, dove ormai è controllato a vista, per trasferirsi in America del sud, naturalmente senza passaporto e imbarcandosi da clandestino. E lì continuare la sua lotta.

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Oreste Ristori in Argentina

La prima tappa è Buenos Aires, dove Oreste arriva nel 1902, accolto da alcuni compagni anarchici.
L’anno dopo, individuato come persona non gradita, viene rimandato in Italia. Ma al primo scalo sulla via del ritorno, a Montevideo (Uruguay), Oreste scappa e ha anche il coraggio di farsi rimborsare metà biglietto del viaggio (pagato dal governo argentino), dichiarando di essere arrivato tardi all’imbarco. L’anno dopo viene arrestato e rispedito di nuovo al suo paese di origine. E anche questa volta, aiutato da amici che lo aspettano con una barca, riesce a scappare buttandosi in mare. E’ ormai un leader, stimato e ascoltato nella comunità italiana di fede libertaria. Era un oratore nato, in grado di conquistare qualsiasi pubblico. Così lo ricorda un testimone di quei tempi, Eduardo Maffei: "...discorreva nelle piazze pubbliche e nei locali al chiuso. Mentre parlava si muoveva su e giù, scandendo il passo con le braccia, e i pugni si agitavano in aria".

Stabilitosi a Montevideo, nel 1903, durante una festa organizzata da anarchici, incontra Mercedes Gomes, il grande amore della sua vita. Da allora fino al 1936, saranno inseparabili. Si trasferiscono in Brasile, a San Paolo, dove realizzano insieme il grande sogno, la pubblicazione di una rivista anarchica, La Battaglia.

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Oreste Ristori in Argentina (secondo passaggio), 1919

Al settimanale collaborano emigranti italiani, come Alessandro Cerchiai e Gigi Damiani. Ben presto La Battaglia diventerà il punto di riferimento per tutti i disederati, e si occuperà di denunciare lo sfruttamento e le condizioni disumane a cui erano sottoposti i lavoratori delle lontane fazendas, sparse e irraggiungibili, nel territorio sconfinato del Brasile. E’ da queste colonne che Oreste si scaglia anche contro la chiesa brasiliana, colpevole di aver coperto un clamoroso caso di pedofilia e omicidio, riguardante una bambina di nome Idalina, scomparsa dall’orfanotrofio Cristoforo Colombo di San Paolo. Lasciata, nel 1912, la direzione della rivista all’amico Gigi Damiani, Oreste e Mercedes si trasferiscono in seguito, a Buenos Aires, in Argentina, dove fondano nel 1917 un’altra rivista di grande successo e diffusione, El Burro. Si tratta di un mensile illustrato con disegni e caricature, dichiaratamente anticlericale, che riproponeva in Sud America la graffiante efficacia dell’Asino di Podrecca e di Galantara, in arte Ratalanga, il formidabile disegnatore satirico. Il successo è immediato, la rivista ha tirature altissime. Nel 1919 lo arrestano di nuovo e lo rispediscono in Italia. Anche questa volta riesce a scappare gettandosi dalla nave, ma invece del mare, trova una barca di salvataggio e si frattura le gambe. Resterà zoppo per il resto dei suoi gironi. Questo almeno dice la leggenda, da lui stesso alimentata con racconti che faceva agli amici. Fino al 22 vive a Montevideo, poi ritorna a San Paolo, un pò ritirato dalla vita politica, ma schierato apertamente contro il governo di Gétulio Vargas. Nel 36 viene arrestato e rimpatriato; questa volta la sorveglianza funziona e Oreste arriva a Genova, dove c’è ad attenderlo la polizia fascista. Torna ad Empoli, ma rimane poco: si trasferisce subito in Spagna, dove partecipa alla Guerra Civile. Lo anima la speranza di ritornare in Sudamerica, dove lo attende Mercedes. Le lettere che i due si scambiano si sono conservate, e sono una testimonianza, bellissima, di un amore profondo e indistruttibile. Alla vittoria di Franco si trasferisce in Francia, dove vive fino al 1940. Il governo Petain lo rimanda in Italia, e Oreste chiede di ritornare a Empoli. Qui cerca di rifarsi una vita, con l’aiuto dei vecchi compagni che ancora si ricordano di lui. Vive all’albergo Maggino, al Canto Ghibellino. Più tardi va ad abitare a Spicchio, dove lavora in una ditta di ingrandimenti fotografici. Cerca di non esporsi troppo, visti i suoi precedenti. Ma il 25 luglio del 1943 cade Mussolini e Oreste è fra gli organizzatori delle manifestazioni che avvengono in città. Fu subito arrestato e, mentre lo portano in caserma, si rivolge al comandante della Polizia definendolo “gelataio”. Si ritrova alle Murate, a Firenze, con l’accusa di ingiuria a un pubblico ufficiale. Ed è lì che la mattina del 2 dicembre del 1943, è prelevato dai fascisti e condotto alle Cascine, al poligono di tiro, insieme ad altri 4 compagni, colpevoli solamente di trovarsi in prigione durante una rappresaglia.

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Oreste Ristori, foglio del consolato Italiano di Parigi, 1937

Oreste Ristori è una figura quasi leggendaria in Brasile. A San Paolo c’è una piazza a lui dedicata. Il suo nome è citato in tutti i testi che parlano della storia del movimento anarchico in Sudamerica. Le sue due riviste hanno rappresentato una voce ascoltata e diffusa in quegli anni terribili di scontri sociali. Carlo Romani, professore di storia di origini italiane, ha scritto la sua tesi di laurea e un libro su di lui, ed è venuto fino qui da noi, dal Brasile, a recuperare notizie e a cercare testimonianze. Il libro, uscito nel 2002, è in lingua portoghese e si intitola: Oreste Ristori, uma aventura anarquista. Insieme al professor Romani, contattato in occasione della stesura di questo articolo, abbiamo deciso di tradurre il libro, e renderlo così disponibile anche in Italia. Negli archivi sono conservate le pubblicazioni originali di Oreste. Pubblicheremo tutto quello che sarà possibile. In tempi dove sembrano contare solo i valori dell’interesse personale, c’è bisogno di ricordare e far conoscere uomini come Oreste Ristori: la sua storia, le sue idee, i suoi sogni. E la sua speranza, che un plotone di esecuzione non è riuscito a distruggere.






Pubblicato su “Emporium”, Settembre 2008

Riferimenti:

Su wikipedia in italiano:

http://it.wikipedia.org/wiki/Oreste_Ristori

su wikipedia in portoghese:

http://pt.wikipedia.org/wiki/Oreste_Ristori

su Gonews:

http://www.gonews.it/articolo_36696_storia-Oreste-Ristori-raccontata-agli-Agostiniani-pubblico-prende-parola-conosciuto.html

Su radio Lady:

http://www.gonews.it/articolo_36650_Oreste-Ristori-Nuovi-importanti-documenti-conoscere-concittadini-illustri.html




Paolo Pianigiani, direttore del sito di referenza su Dino Campana: http://www.campanadino.it/


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30.07.2017