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Ciascun termine senza più determinismo

Giancarlo Calciolari
(6.07.2009)

Rispetto a Heisenberg c’è la questione del determinismo, che richiederebbe una nuova esplorazione. Heisenberg lo sospende con il suo principio di indeterminazione, ma è un preambolo. Non giunge a dire "non c’è più determinismo", ovvero non afferma che si sia trattato di una chimera. Anche Quine, da logico, mette in discussione il determinismo, arriva sino all’indeterminazione della traduzione e all’inscrutabilità della referenza (all’oggetto dato come esistente). Ma la "traduzione" di Quine rimane logica, come la verità di Quine rimane logica, come quella del suo amico Tarski. E così la teoria quantica e la teoria ondulatoria coesistono. È come se Heisenberg ponesse un paradosso alla teoria della relatività senza trarne le conclusioni. Anche Gödel pone all’amico Einstein il paradosso del viaggio nel tempo, ma senza ironia, ossia credendoci (mentre Hawking ironizza nella sua lettura del breve testo di Gödel). Mi risulta che proseguano le ricerche sul viaggio nel tempo, come quelle dell’unicorno e dell’ircocervo, nonché della citata chimera.
Gödel credeva ai fantasmi, che popolavano il bosco prima di arrivare a Princeton. Non si tratta di non crederci, ma di intendere lo statuto di questi fantasmi nella sua parola, nella sua vita. E intendendoli, si fugano, si dissipano.

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Christiane Apprieux, "La scrittura di Babele", 2009, terracotta

Forse è Lacan che parla di surdeterminazione, mentre per Freud "bastava" la determinazione del sintomo. La mia ricerca è partita da questa via. Per Freud non solo c’è la rimozione ma anche il ritorno del rimosso, e il sintomo sarebbe un modo del ritorno, come il sogno, la sbadataggine, l’atto mancato... Se c’è ritorno, ci sarebbe circolarità. Il seminario di Lacan sulla "Lettera rubata" di Poe poggia sull’emergenza della circolarità. In Freud la breccia, l’apertura rimane anche a questo proposito. Dice che il cerchio magico è formato dall’uomo con le sue mani. Mentre per il più "logico" Lacan (c’è chi ha scritto un libro su Lacan Geometra), l’apertura è nello stile ma non a questo proposito. La catena causale dei deterministi diviene catena simbolica in Lacan e poi contro "un certain ordre rotatoire" Lacan introduce il nodo borromeo (tre cerchi) per uscirsene topologicamente (operazione votata allo scacco). È come cercare di uscire dalla questione della chimera cercandone la metamorfosi in topo da sbafarsi dopo essersi trasformati in gatto.

Proprio nel seminario sul sintomo, utilizzando un’antica grafia di sinthome, distinguendolo dal symptôme, Lacan lascia aperta la breccia della ricerca. Occorre la distinzione tra sintomo e sua rappresentazione per dipanare la matassa del determinismo, detto psichico. Il sintomo è il metodo dell’analizzante, altrimenti si potrebbe barare con l’inconscio. Per esempio, Cantor non riconosce la paternità del transfinito che introduce nella matematica e si condanna a trovare i padri che gli altri non trovano, in particolare il padre di Cristo e l’autore dei drammi di Shakespeare.

La mia lettura della logica di Quine va nella direzione di distinguere anche quello che è ancora vago nel dibattito su tale questione del determinismo. In particolare la distinzione tra la x e l’uomo. Nietzsche stesso, da qualche parte, scrive che l’uomo è una x. L’uomo come incognita. La x come variabile ("legata", precisano i logici) è quindi l’uomo come variabile. L’uomo x, quello a braccia e gambe aperte di Leonardo, che pare fornire la quadratura del cerchio (Leonardo l’ha inseguita) è ironico. La logica, sia antica che moderna, è indiscutibilmente importante, e riguarda gli argomenti e gli oggetti. Non riguarda l’uomo, nel senso che non c’è logica dell’uomo. La x è inattribuibile all’uomo. L’uomo non è una x, non è x. Con la logica si costruiscono i computer, non gli uomini. Certamente occorre che per gli oggetti: l’oggetto x vada da A a B. Nessuno, nemmeno Heisenberg, vuole che l’aereo per Londra cada indeterminatamente nell’oceano. Ma l’uomo non va da A a B. L’uomo non è determinato. La vita non è già giocata. Nessuna predestinazione sociale.

Eppure non si tratta di strappare l’uomo al determinismo sociale sul quale spingono criminalmente tutte le oligarchie planetarie, da oriente a occidente, ma di dissolvere in ciascun istante la credenza che questo sia il fondo immutabile delle cose. Le cose non stanno. È il sogno a occhi aperti del realismo e del nominalismo, che sono facce dell’ontologia, la maschera sociale dell’habeologia (mi pare che sia un mio neologismo). Si tratta "solo" di un sogno: non c’è il possesso delle cose. La rimozione freudiana è la funzione di non dell’avere. La funzione di nome. È senza la nominazione che si creano il nominalismo e il realismo.
Le unificazioni (anche politiche e bancarie) intervengono dove l’uomo cerca di rompere l’intero. Anche psiche e soma sono una rottura impossibile dell’intero; e in tal senso la psicanalisi è un preambolo di lettura dell’intero, del numero, della logica.

Postulare l’uomo come incognita è votarlo alla predestinazione, alla nobile menzogna del tiranno, alla falloforia, alla circolarità dell’uroboro, dell’autofagia.

Per l’uomo la x non è un’incognita. Perché anche la x non è data. L’ontologia è introdotta dalla presunta datità della x. Ogni testo di logica declama: data x... ogni x... esiste una x (Es gibt, il y a...). La x non è data! Non esistono i termini primitivi e i termini secondari. nulla è secondario. Ciascun elemento è originario, impadroneggiabile, inconscio. Se un elemento è dato come secondario l’originarietà non sparisce. Non è in ballo un ritorno circolare, ma l’intoglibilità di ciascun elemento. Ecco la mia ginnastica intellettuale: ciascun elemento, anche la x, si introduce nella tripartizione: x, non-x e altro da x e da non-x. Altrimenti la x con il suo scrutabile riferimento all’ente sarebbe traducibile deterministicamente in modo uguale per tutti. L’incubo totalitario è questo.

La notazione canonica di Quine, che non è lontana dalla caratteristica universale di Leibniz, non approda mai alla verità, e per questo la ricerca (la ricerca della verità è il titolo di un’opera di Quine, reperibile in francese e non in italiano). La logica non è universale (uni-verso, una sola strofa, la meta-frase) e l’esperienza è singolare, unica, e quindi la notazione è dell’esperienza.

La questione: come scrivere. Come leggere.




[26 giugno 2009. Da una lettera a un amico filosofo]



Giancarlo Calciolari, direttore di "Transfinito.eu" e di "Transfinito Edizioni".


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