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Nuove alchimie femminili

Antonella Iurilli Duhamel
(6.07.2009)

Jung nell’opera "Donne in Europa", (1927) afferma: "Dio stesso non può prosperare se l’anima dell’uomo è alla fame".

La psiche femminile può colmare questa carenza perché rappresenta la funzione di “Eros”, può quindi unire ciò che “Logos” separa.

Attualmente la donna si trova di fronte ad un compito umano e culturale di enorme portata: per molti versi questa sfida può essere considerata l’alba di una nuova era, giacché dopo aver raggiunto una maggiore indipendenza economica e sociale, può finalmente iniziare a realizzare aspirazioni molto più profonde e a far sentire la sua voce autentica.

Può divenire colei che è in grado di costruire un ponte, tra un’era che ha avuto bisogno di negare il passato, ed nuova era che invece vuole recuperare tutto quanto è stato negato ed è andato smarrito. Può infrangere le restrizioni claustrofobiche e le superficiali atmosfere della nostra cultura dominante, ottenendo uno stile di vita migliore, e soprattutto un’ aria più sana e respirabile.

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Antonella Iurilli Duhamel, "Anima", 2009

Il nuovo ruolo della donna, arricchito dalla maggiore consapevolezza dell’archetipo femminile, dovrà mediare la nascita di una nuova coscienza, come una levatrice che porta alla luce una nuova vita. Maggiormente in grado di riconciliare gli opposti, darà vita a nuove sintesi creative che sono la condizione di base di una migliore capacità di rapportarsi con l’intimità.

Può riscoprire e ristabilire quelle relazioni con il passato che sembravano semiestinte ormai da secoli.

Può dare nuovo vigore a quei valori utili per la protezione della vita.

Può porre fine agli esasperati giudizi esteriori che riducono la vita a semplici categorie, che la stigmatizzano a favore di una qualunque finalità di potere politico, religioso o commerciale che sia.
Può finalmente consacrare se stessa all’ambito sogno della propria indivisibilità e di quella della vita in generale.

Può riscoprire e ristabilire quelle relazioni con il passato che sembravano semiestinte ormai da secoli.

Può dare nuovo vigore a quei valori utili per la protezione della vita.

Può porre fine agli esasperati giudizi esteriori che riducono la vita a semplici categorie, che la stigmatizzano a favore di una qualunque finalità di potere politico, religioso o commerciale che sia.
Può finalmente consacrare se stessa all’ambito sogno della propria indivisibilità e di quella della vita in generale.

Jung ha posto l’attenzione sul fatto che il destino della terra dipende dall’individuo, dalla capacità di donne e uomini di rapportarsi con la loro anima, di divenire coscienti di quelle parti più oscure e sconosciute della loro personalità: i sentimenti e gli istinti più profondi che sono alla base dell’immaginazione creativa.

Questa dimensione istintuale, progressivamente separata dalla coscienza nel corso dei secoli, è la matrice della nostra vita creativa ed è molto più antica e più saggia di quella parte relativamente giovane chiamata Mente.

La consapevolezza della dimensione istintuale, e l’immensità delle relazioni a lei correlate, rappresentano un salto evolutivo veramente importante.
E’ necessaria però una perseverante integrazione nel nostro quotidiano onde evitare di cadere vittime nelle mani di autorità politiche e religiose che si pongono in termini utilitaristici, idelogici, dogmatici e collettivi ,non risultando forze benefiche, nei riguardi delle persone che dovrebbero governare eticamente.

L’immaginazione, la libertà e la creatività di un’intera cultura possono essere irrimediabilmente danneggiate quando viene meno la consapevolezza e la comprensione del condizionamento politico sociale e religioso nei confronti dell’istinti e dei sentimenti genuini.

La riscoperta del principio femminile, equivale a un principio di guarigione. perché è portatrice di nuova sensibilità che si pone come antidoto nei confronti dei danni perpetuati verso la natura ed il corpo, e può tentare di restituire loro la legittima sacralità di cui furono stati un tempo investiti.

La donna dunque, si riappropria della sua vera voce, dei suoi valori più autentici aspirando ad una visione di sé maggiormente integra, mentre l’uomo si arricchisce delle nuove sembianze di difensore della vita , un ruolo totalmente diverso da quello antico; non più soldato bensì difensore e sostenitore dei valori spirituali che trascendono il desiderio di potere e di gloria.

Una natura e un’umanità, piagate e avvelenate sino al limite del non ritorno, attendono di essere guarite. L’armonia desidera sostituirsi al rumore e alla cacofonia, l’antica spaccatura che ha visto schierati il pensiero intuitivo contro quello razionale, le facoltà della mente dal corpo e dall’anima necessitano di riparazione se desideriamo che il tempio della nostra umanità possa essere nuovamente illuminato dal fuoco sacro ed inviolabile della vita.

Le consuete barriere erette fra tradizione e modernità hanno bisogno di essere appianate, per mettere in primo piano la priorità della guarigione della nostra anima ferita a morte da secoli di distruttività nei confronti della natura dentro e fuori di noi, sopratutto se vogliamo salvarci dalla tentazione di ritenerci dei e dall’illusione di continuare a credere che la conoscenza possa sostituire la saggezza.

L’attivazione del principio femminile,riporta a galla l’immagine di un’anima capace di collegarsi alla natura e alla vita degli istinti, carburante naturale ed essenziale della nostra immaginazione e creatività.

Attuando un processo di trasformazione in cui, donne e uomini dotati di un certo grado di consapevolezza, si orientano verso nuovi obiettivi etici che hanno a cuore tutte le possibili interconnessioni a livello biologico umano e sociale.

Annullando il vecchio atteggiamento di conquista e sfruttamento della natura comprenderemo tutti i suoi sacrosanti nessi biologici, che dovremo cominciare a rispettare nuovamente, sperando di ostacolare il più possibile il corso degli eventi distruttivi, che follemente abbiamo messo in atto.

Di fronte agli imminenti pericoli, abbiamo più che mai bisogno di rispolverare gli antichi sentimenti di relazione con la sacra terra e il sacro universo, rispondendo a quell’istinto che ci sprona a muoverci, urgentemente, per ripristinare l’antico atteggiamento di custodi della vita, uomini e donne uniti in una relazione di cooperazione per gli interessi della vita e quella del pianeta prima che sia troppo tardi.

Antonella Iurilli Duhamel


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30.07.2017