Transfinito edizioni

Giancarlo Calciolari
Il romanzo del cuoco

pp. 740
formato 15,24x22,86

euro 35,00
acquista

libro


Giancarlo Calciolari
La favola del gerundio. Non la revoca di Agamben

pp. 244
formato 10,7x17,4

euro 24,00
acquista

libro


Christian Pagano
Dictionnaire linguistique médiéval

pp. 450
formato 15,24x22,86

euro 22,00
acquista

libro


Fulvio Caccia
Rain bird

pp. 232
formato 15,59x23,39

euro 15,00
acquista

libro


Jasper Wilson
Burger King

pp. 96
formato 14,2x20,5

euro 10,00
acquista

libro


Christiane Apprieux
L’onda e la tessitura

pp. 58

ill. colori 57

formato

cm 33x33

acquista

libro


Giancarlo Calciolari
La mela in pasticceria. 250 ricette

pp. 380
formato 15x23

euro 14,00
euro 6,34

(e-book)

acquista

libro

e-book


Riccardo Frattini
In morte del Tribunale di Legnago

pp. 96
formato cartaceo 15,2x22,8

euro 9,00
e-book

euro 6,00

acquista

libro

e-book


Giancarlo Calciolari
Imago. Non ti farai idoli

pp. 86
formato 10,8x17,5

euro 7,20
carrello


Giancarlo Calciolari
Pornokratès. Sulla questione del genere

pp. 98
formato 10,8x17,5

euro 7,60
carrello


Giancarlo Calciolari
Pierre Legendre. Ipotesi sul potere

pp. 230
formato 15,24x22,86

euro 12,00
carrello


TRANSFINITO International Webzine

La voce dal silenzio di un carcere

Monica Cito
(29.06.2009)

Pensieri ed emozioni.

La voce dal silenzio di un carcere – Poesie e racconti.

Casa circondariale/Centro Territoriale Permanente “E. Donadoni”, Bergamo. Sestante Edizioni (BG), 2007



Ho avuto in omaggio questa particolarissima antologia dal poeta Silvio Bordoni, voce fuori campo, curatore nascosto ed attento di questo viaggio all’interno del mare esistenziale, del fluire contraddittorio di pensieri narrati e versi elastici d’una popolazione varia e variegata: la carceraria di Bergamo.

Colpisce come un progetto di così complessa attuazione possa portare acqua conoscitiva al mondo emozionale del fuori, in un arco temporale, quello della lettura, che sintetizza l’emozione dello scrivere di un gruppo a torto e spesso considerato omogeneo: quello dei “delinquenti”. Le storie ed i versi si susseguono su pellicole incandescenti di esistenza, ricordi di quotidianità e nostalgie dell’irrimediabilmente perduto. Così come l’incapacità del sistema a concepirsi adatto al pragmatismo del silenzio interiore, che gli animi reclusi per la prima volta riescono ad esplicare su cellulosa.

Il mondo si dilata nei loro occhi, e si diventa lettori all’origine; neofiti attenti al silenzio che crepa il silenzio, l’assenza del libero spostamento, il canto ingabbiato nella trattenuta spinta, sino all’evasione culturale di coloro che raccontano fiabe completamente avulse dal sistema-istituzione reclusiva.

JPEG - 284.8 Kb
Alessandro Taglioni, "Ipotesi intorno all’alingua", 2009, olio su tela, cm 100x80

L’uomo-bambino scava nel passato, abbozza un sorriso al perduto e strombazza sangue-dolore-perduta alterità; dalle droghe, dal male, dalla solitudine errante che fallì la propria corsa in questi luoghi, con altre voci dove è più semplice comprendere la tolleranza e, poi, viverla nel riserbo d’un bacio rubato al permesso premio per un compleanno.

Il finale del poema dell’umanità dimenticata… quel finale che mai verrà se non con una qualche religione sulla figliolanza degli uomini, scava il solco più di un Omero. La cecità del buio concreto, la libertà inventata in prestito, e correlata reclusione non compresa, scavano il divario tra uomini, la diffidenza; sino al limitare della loro inesistenza.

Case vuote, bimbi soli, amori perduti e traditori/presunti tali, scaraventati in parchi di memorie. Che sono i veri significati nascosti dell’opera. Il sistema-carcere, doverosamente richiamabile all’ottimizzazione, scava come vanga la carne di chi è chiamato a viverlo, dato che relazionarlo al sé è troppo poco, in termini rieducativi.

Non viene nascosta dal detenuto negli scritti nessuna opinione, e la reclusione pesa sul prossimo innocente che è fuori in attesa d’un colloquio e sbiadisce nell’assenza, oppure diventa ragione di vita e resistenza, in foto mentali indelebili, dato che semplicemente è ribadita più volte quella verità – in loco indiscutibile più che altrove: il segreto delle anime, l’immutabilità del sentire, l’ascolto della mente che macina «COLORO CHE ABITANO ALL’INFERNO» (pag. 29). L’auto(s)fasamento, il negozio malstipulato con la vita, l’estraneità completa al sistema, l’agnosticismo e l’eterna preghiera convivono in popolosa ombra metasimbolica, e trasformano tutti i sogni in due soli distici contrapposti: o libertà-colori, oppure amore-inesistenza. La rivendicazione fallita è spesso fatta di «SOGNI INTERROTTI DA PIANTI DI BIMBI MAI CRESCIUTI DENTRO DI NOI» (pag. 58).

Il giudizio su queste opere sarebbe pre e postgiudizio contemporaneamente, come se ci attardassimo ad asserire che la società violentata nell’individualità incompresa di molti “personaggi” del carcere fosse altro dalla società stessa dei singoli partecipi. Che senso avrebbe allora parlare di reinserimento?

Scrivere è soprattutto liberazione. Si scrive per rivivere, si scrive per lottare, si scrive per rinascere ed apparire… Senz’altro non si scrive per rimanere soli, anonimi. Denuda, la scrittura: un passaggio d’esistenza, un corollario alla stessa, una filosofia appresa col tempo, ma anche quella sana giusta caparbia inesperienza nel voler asserire un’esistenza, oltre il limitare d’un obbligo all’omertà e l’imposizione d’atroci comandi.

Il vivere prima dell’entrata in un carcere è spesso crudele, perlomeno stupido; ma la subita crudeltà e l’istupidimento degli uomini sotto la sfera dei soprusi-abusi, sono da secoli indagati; ignari regnano imbattuti e relegano nel fine ultimo della giustizia materiale.

Poesie e racconti sì, ma proposti da una libreria del futuro; delle memorie di cui non temere se non la loro liberazione per un futuro migliore. Anche reclusi si pensa, è vero, e tanto. L’uomo è il suo pensiero, e questo va confrontato. Un passo appena percepito, il dente da latte che cade nel piatto senza preavviso, il dolce profumo d’una quotidianità reinventata. L’apprendimento lento delle difficili semplicità dell’esistere.

Il libro vede la cooperazione di numerose professionalità ed istituzioni, di tutti gli operatori della giustizia esecutiva, molto sconosciuta all’uomo comune, e altamente meritoria per le difficili scelte di diritto suppletivo cui è demandata; delle presenza delle poetesse illustri Merini e Lamarque, e dell’animo interpretativo unitario di Silvio Bordoni.

E la mia copia porta una sua bella dedica personale, a riprova che la scrittura non si esaurisce mai in apparenza e rivendica sempre il suo sentire. Ed il sentire di Silvio è summa (imparo col tempo a conoscerlo) di quanto propone ed ama.

Ve la ricopio:

A Monica Cito, con riconoscenza e amicizia. Anche se la scrittura talvolta ci appaga, rimane sempre un giorno “nuovo” da riempire, una ferita da sanare, una parola da elargire, una patria da ricordare – una “passione” da riprendere al crepuscolo.





Monica Cito è nata a Telese Terme (Benevento) nel 1972 e vive a Ceglie Messapica (Bindisi)
Avvocato, si è laureata all’Università degli Studi di Bari con una tesi sperimentale sulle condotte pedofile (pubblicata come e-book su www.kultvirtualpress.com); collabora colla rivista giuridica on line www.diritto.it .

Ha collaborato altresì col portale letterario www.lankelot.com come autrice di recensioni letterarie e di piccoli brani in poesia e prosa. Suoi interventi, in qualità di Responsabile Cultura del circolo politico di Alleanza Nazionale, “Pinuccio Tatarella” nella sua città, si rinvengono nel blog Cegliedestra.

Recensisce soprattutto autori italiani poco conosciuti sulle web-zines www.kultunderground.org e www.kultvirtualpress.com. Su quest’ultima è altresì leggibile e scaricabile il suo e-book “Dea della caccia”.

Collabora inoltre con i siti www.lucidamente.com e www.transfinito.eu.

Suoi contributi critici compaiono in Book and the others sorrows, blog tenuto dalla scrittrice Francesca Mazzucato su Kataweb; nel numero d’esordio della rivista letteraria Il Cavallo di Cavalcanti, Azimut edizioni, Roma, e sul periodico di turismo, cultura e tempo libero Sud-Est, Floriano Motolese editore, Grottaglie (TA), dove allestisce una vetrina di critica letteraria. Dapprima membro di giuria, ora presidente, del premio letterario Storie a Mezzogiorno, organizzato annualmente in partnership con prestigiosi operatori dell’editoria indipendente.

Nel 2005 ha pubblicato il romanzo “Venere, io t’amerò” per i tipi di Giulio Perrone Editore, Roma.
È inoltre presente in varie antologie poetiche.

Ha curato introduzioni e postfazioni alle seguenti opere:

-  Fortuna Della Porta “Io Confesso” (silloge poetica), Lepisma Editore, Roma, 2006.

-  Antonio Messina “Le Vele di Astrabat” (romanzo di fantascienza), edizioni Il Foglio, Piombino, 2007.

-  Normanna Albertini “Pietro dei colori” (romanzo storico), Prospettiva editrice, in corso di stampa.
Le è dedicata una disamina a cura del professor Ettore Catalano (ordinario di Letteratura Italiana all’Università di Bari) nel tomo Letteratura del Novecento in Puglia 1970-2008, Progedit editore, Bari, 2009.


Gli altri articoli della rubrica Società :












| 1 | 2 | 3 | 4 | 5 | 6 | 7 |

6.02.2017