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Ombra e depressione

Antonella Iurilli Duhamel
(22.06.2009)

“ Non ci si illumina immaginando figure di luce ma rendendo cosciente la tenebra”

Carl Gustav Jung


Secondo Carl Jung, esistono tre archetipi fondamentali che esercitano una notevole influenza nella psiche di uomini e donne: l’Ombra, l’Anima e l’Animus.

Jung riconobbe in Frederick Nietzsche una comprensione profonda ed una volontà di confrontarsi con le ombre oscure e le forze irrazionali che albergano sotto la facciata della nostra umanità civilizzata.

Si avvalse perciò ampiamente delle descrizioni del grande filosofo tedesco, per enunciare i contenuti dei tre maggiori archetipi, il che tra l‘altro, evidenzia quanto la filosofia nietzschiana, contenga a volte, aspetti profondamente esoterici ed illuminanti, circa il viaggio intrapreso dall’uomo comune, per superare i propri limiti, onde divenire un “Superuomo”, o se vogliamo un “Eroe”.

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Opera di Antonella Iurilli Duhamel

Secondo Jung, l’ingresso nelle parti oscure delle nostre personalità, fino a punto di valorizzarle e considerarle importanti, reali e funzionali, tanto quanto quelle consce, è il prerequisito di base di qualunque forma di autoconoscenza, e in quanto tale, richiede un notevole impegno morale.

Prendere atto che il male che pensiamo degli altri, è abitualmente, una trasposizione dell’ostilità nutrita verso aspetti di noi di cui non abbiamo coscienza, equivale ad affrontare il problema del bene e del male con maggiore autenticità , e liberandolo dai filtri e dalle pastoie delle ideologie dominanti.

In questo processo di interiorizzazione, simile al viaggio di Dante attraverso Inferno, Purgatorio e Paradiso, l’entronauta è chiamato a confrontarsi con i contenuti della sua Ombra, vale a dire con quegli aspetti della sua personalità consciamente rifiutati, ma di fatto posseduti e intensamente temuti; aspetti di natura essenzialmente emotiva spesso caratterizzati da possessività ed ossessività e al contempo dotati di una sorta di vita autonoma.

A tal proposito, Jung descrive l’emozione come un’attività che accade ai singoli, piuttosto che un’attività dei singoli, venendo in tal modo a rafforzare la connotazione di autonomia di alcuni aspetti della Psiche, come nel caso dell’Ombra.

L’Ombra esprime l’insieme di quelle emozioni incontrollate e non canalizzate che spesso inducono l’individuo a comportarsi come un primitivo, e nel contempo a ritrovarsi vittima delle sue proprie emozioni incontrollate che alla fine lo conducono all’incapacità di un qualsivoglia giudizio morale.

Un esempio esasperato è quello fornitoci da Robert Louis Stevenson, un grande conoscitore dell’Ombra, nel suo intramontabile: “Dottor Jekyll e mister Hyde”.

Letteratura e cinematografia sono piene di esempi della presenza e della funzione dell’Ombra, basti pensare ai “Duellanti” di Ridley Scott, o ad “Apocalypse now” di Francis Ford Coppola, versione cinematografica dell’opera “Cuore di tenebra”
di un altro grande esperto dell’Ombra: Joseph Conrad.

Sebbene sia possibile, integrare molti contenuti della propria Ombra, mediante un persistente impegno di analisi su se stessi, purtroppo sono moltissimi gli aspetti difficili da penetrare, e spesso è quasi impossibile identificarli onde dimostrare la loro influenza distruttiva nella vita dell’individuo. Questi aspetti sono generalmente collegati a quelle proiezioni più difficili da recuperare proprio perché non riconosciute tali; e pertanto ritenute fatti reali.

Il loro riconoscimento, e la loro integrazione, sono un’ attività che va molto al di là dell’ordinario stato di coscienza della maggior parte delle persone.

Jung definisce la Proiezione come “la situazione in cui si investe un’altra persona o un oggetto di qualità e nozioni che appartengono a noi stessi”.

I sentimenti, le immagini e i pensieri possono essere facilmente proiettati su quanto o chi ci circonda, divenendo sempre più forti, assumendo il controllo della personalità nel perseguimento dei loro obiettivi, nel caso in cui l’individuo dimostra una scarsa attitudine al recupero, e all’introiezione, come personale e intimo lessico analitico definito di “incorporamento”.

Bisogna tener presente che non è la parte conscia della personalità ad operare la proiezione, bensì quella inconscia, quindi le proiezioni non sono qualcosa che noi facciamo, ma sono qualcosa che si presenta al di fuori della nostra volontà.

Le proiezioni esistono a prescindere dalla nostra attitudine a riconoscerle o negarle, poiché esse sono diretta conseguenza dell’azione delle nostre parti oscure e non sviluppate; agiscono di per sé e hanno la specificità di creare uno stato di isolamento dell’individuo dal suo ambiente.

Al posto di un’autentica relazione tra noi e il nostro corpo, tra noi e l’altro, tra noi la natura, avremo una relazione illusoria, una sorta di replica del nostro lato sconosciuto ovvero la nostra Ombra, la quale ci condanna ad una dimensione autoerotica ed autistica, dove si finisce spesso col diventare vittime di sogni irrealizzabili.

L’inevitabile senso di sterilità che inevitabilmente consegue, viene il più delle volte interpretato come una sorta di malevolenza da parte dell’ambiente, il che ha inevitabilmente l’effetto di esasperare ulteriormente la condizione di isolamento.

“L’Ombra” non ha una valenza esclusivamente individuale, ma possiamo coglierne i segni della sua esistenza anche a livello collettivo: la lotta politica, le guerre e persino la vita sociale, sono un gioco di ombre in cui ogni gruppo proietta sul proprio antagonista i contenuti le parti non integrate della propria “Ombra”.

Questi “giochi di ombre”, si traducono quindi in diversi tipi di belligeranze che violenza: da quelle verbali distruttive, e fine a se stesse, a quelle critiche; ma assieme a queste esistono anche proiezioni positive che a loro volta si traducono in cieco fanatismo.

Essere in grado di recuperare queste proiezioni, richiede un affinamento ed una espansione della coscienza, azione indispensabile lì dove l’individuo voglia giungere a conquistare una posizione più umana, scevra da ciechi fanatismi portatori di lotta e di sangue.

Paradossalmente, entrare nella propria ombra equivale ad allontanarsi da quei stati di euforia che la società dei consumi ampiamente supporta con le varie ideologie e l’uso di ogni sorta di droga alimentando ed aggravando di conseguenza ulteriori stati illusori.

Entrare nel territorio “dell’Ombra”, equivale ad accostarsi con una rinnovata comprensione alla propria depressione, deprivandola dei luoghi comuni con cui spessissimo viene male interpretata e demonizzata.

Significa fare pace con noi stessi, con le nostre ferite, i limiti che ne conseguono, ma allo stesso tempo aprirsi a orizzonti più ampi di conoscenza, di amore e di pace; a quel punto, quella discarica piena del putridume , derivato dalla negazione di quanto viene disconosciuto a livello individuale e sociale ha magicamente l’opportunità di trasformarsi in una inaspettata fonte di vita e di guarigione.

Antonella Iurilli Duhamel


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30.07.2017