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TRANSFINITO International Webzine

“Bruxelles, Italia”, di Giuseppe Gargani-Gennaro Caravano

Monica Cito
(8.06.2009)

“Bruxelles, Italia”, di Giuseppe Gargani-Gennaro Caravano,

Elio Sellino editore, 2009


Non tutto può trovarci in sintonia con l’operato ed il pensiero di un uomo politico, perché siamo soggetti – e guai se venisse a mancare tale assioma! – perché siamo pensanti in qualità di soggetti, e desideranti, sempre in veste d’individui. Opportuna è quindi, da parte mia, una dichiarazione di dissenso nei confronti dell’idea espressa dall’Onorevole Gargani in merito alle unioni civili “degli omosessuali”. Sarei ipocrita a non pensare e desiderare, a non essere – come sempre – coerente con me stessa, e soprattutto a non sperare che all’interno del centrodestra si apra finalmente una parentesi di discussione seria su certi diritti negati, che avremmo (è la mia speranza) l’idea di strutturare (prima) e proporre (poi) senza temi e patemi, da saggi laici (anche qualora fossimo cattolici).

La scelta (non paia populistico il dettato), è sempre tra meno peggio e migliore, in un’estensione elasticistica comprendente cariche e mandati espletati, e rinnovabili, oltre che aspirazioni umane sempre atterrazzabili sul solaio assolato del dubbio cogitante, che nella mente governativo-parlamentare si esprime attraverso pensieri sì, ed altresì strategie.

Immancabili sinfonie d’eleganza e stile nel coordinare se stessi, e nell’accettare la direzione nell’immagine editoriale e/o ospite d’una finalità (la carica) per il servizio; lo stesso sulla gestione della cosa pubblica – et consentaneo inquadramento mediatico-storico-fisiologico dell’appreso attraverso gli anni: ecco quanto Gargani Giuseppe, in arte avvocato, giornalista e “poeta” dell’interpretazione moderata di costrutti, prassi e relazioni gestorie della rem publicam, può esporre d’esperienza almeno dal 1972 ad oggi, se tra azioni interne/extraterritoriali/transnazionali ed internazionali, oggi v’è quell’impercettibile filo d’adesione ad una innegabile necessità: il farsi degli Stati nazione attraverso un Parlamento comune, che segni il tempo di codecisione sui territori. Incorporate in contesti più ampi e plurali, meta ed extra parrocchiali; sfidati sul campo del fioretto antico, nei ricordi, e fresco nella prassi (da storia ad attualità) dello jus gentium.

Questo ha fatto l’Europa unita: ha trasformato la storia in potere della norma, delle regole. Ha potuto, quell’Europa uscita pacificata da guerreggianti secoli, adattarsi all’unico pensiero assolutista che non ha mai nuociuto ad alcuno: l’aspirazione a libertà ed umanità, incorporata nella dignità umanissima del reciproco rispetto e della ricerca del passo migliore per l’attuazione concreta di programmi.

Pubblicare un libro credo sia sempre, per un uomo politico, un campo sul quale porre le contromine al proprio operato/pensiero/sentito spesso nell’istante necessitato dal richiesto intervento del momento, e per l’uomo politico Gargani è leggibile lo spettro di chi porta un particolarismo in Pangea, con l’orgoglio dell’appartenenza, la caparbietà dell’ordine ricostruttivo delle dinamiche d’una ascesa dirigente, e l’asserzione netta d’una non abiura del “lontano” passato, l’essere egli dichiaratamente un politico del secolo scorso, su un giuoco stilistico tra età-esperienza e retaggio, che fanno del nuovo sincopatia col territorio e istanze difendibili apparentemente a distanza, in luoghi fatti di lingue e posture, documenti da decifrare e richieste di chiarimenti; in un’attività dichiarativa ed interrogativa, nonché denunciante, ampia e condivisa in un contesto di credibilità, che s’immagina a tratti anche ostracante. Il dialogo partecipa “se stesso” in norme-richiami, consulti serrati. E si nutre di differenze storiche (analisi dei partiti), sociali (valorialità della partecipazione attiva), giuridiche (rispetto architettonico-funzionale, da propulsore/promulgatore ed esecutore, delle norme).

L’Europa pare lontana, all’uomo comune; distante forse più di sole e luna dal pianeta, medioevalica sfera Terra; ed il libro di Gargani, ecostrutturato dal Caravano e prefato da Silvio Berlusconi, ha il pregio di denudare la soggettività rappresentativa del mandato agli occhi del popolo, sovrano mandante. Il mandatario è – non superata «l’autonomia laica che oggi consideriamo parte fondante della nostra libertà e della stessa identità pubblica» (pag. 41) – secondo alcuni, più o meno occulto interesse. Secondo altri… diritto. Semplicemente quello nato dai secoli di lotta sopra richiamanti, faticato in filosofie esistenziali ed illuministe (meglio: illuministiche), decantato in opere e trasfuso in atti di potere.

Di questo non si parla esplicitamente nel libro, ma se ne racconta implicitamente quando s’asserisce la priorità europea per l’affermazione della certezza del diritto. In gergo divulgativo, si notizia l’elettorato sul faticoso risultato del posizionamento elastico e adattivo dei diritti nazionali all’interno d’una gerarchia delle fonti di un’«Europa unita ed allargata»(pag. 59); frutto di idee politiche che, seppur necessariamente mutevoli «La politica cambia a dispetto delle previsioni e a volte senza la consapevolezza dei protagonisti» (ibidem) – pongono ciò che conta davvero in ogni assise d’interesse superindividuale: nuovo impulso a programmi governativi, all’interno di strutture elettorali di scienze politiche chiarificatrici ed identitarie «[…] la DC ha vinto sempre perché il PCI voleva perdere, sapendo di non poter governare»(pag. 71).

I limiti delle strutture politiche di base, analizzati lungo tutto l’arco del testo, portano a concludere su un azionismo che dovrebbe essere la sintesi fra le anime delle forze principali coagulatesi nel PDL, ovverosia AN e FI; che dovrebbero «operare, aggregare, scegliere» (pag. 76) ; «dissentire e criticare»(pag. 83), oltre che dispiegare, gl’intenti.

Il trasformismo soggettivo ed oggettivo delle strutture moderne, arginato e contenibile col richiamo a valori – se non condivisi – senza dubbio condivisibili, attraverso lo scaricarsi elettrico sul terreno delle opzioni e proposte, dato che «gli elettori hanno archiviato i residui culturali non più vitali della sinistra e della destra […] Sono stati sconfitti i partiti che sopravvivevano ad ideologie morte […]» (pag. 125).

Il testo incarna il riferimento al corpo istituzionale, l’azione di rappresentanza nel contesto tecnico-normativo, l’apprensione e responsabilità di una crescita collettiva che, da assemblea consultiva, si fa sempre più consesso parlamentare; appropriandosi di funzioni ruoli e caratteristiche precipui.

Il ruolo, essenziale in ordine alla funzione comunitaria – passando da analisi ed interpretazioni dei pensieri di un Falcone, Dosso, Salvemini etc. – giunge all’autonomia strutturale ed alla reale necessità d’immunità parlamentare, non atomizzata a fronte d’altri poteri e nel rispetto delle regole procedimentali d’essere liberi dei rappresentanti dal mandato imperativo.

L’ottica “processualistica” del volume coagula la dimensione democratica degli autori, che, interpretata “randazzainamente”, segnerebbe la dimensione di libertà proprio nella ritualità “ordinata”/temporomelodica. Ettore Randazzo scrive infatti che la dimensione democratica, la civiltà di un popolo, non può prescindere dalle norme processuali, dal servizio garantista rendibile al malcapitato.

Se quest’ottica di tutela strettamente difensiva, portata nella politica, investe i Parlamenti della produzione di norme armonizzanti le diversissime regolamentazioni d’ordine primario e secondario, e pone la gerarchia delle fonti a cura dei giudici, gli stessi «devono applicare il diritto comunitario» (pag. 233).

La tutela/tutele del lontano Parlamento, la tutela giurisdizionale effettiva, congela il tema dei temi: il come ed il quando dell’essere magistri prima dell’essere contenuti di popolo. In contestualità d’intenti (anche on line), di comparanti istituzioni ad approccio solidaristico, a concezione armonica della convivenza/convergenza civile; persino attraverso la possibilità d’azione e reazione in giudizio dell’Europarlamento, in sede nazionale.

E «[…] abbiamo esercitato il potere, quel potere mite e rispettoso che non ha mai messo sotto i piedi la dignità delle persone. Ora le persone sono umiliate e disperate.»(pag. 266).



Giuseppe Gargani Avvocato, giornalista, già deputato al Parlamento italiano dal 1972 al 1994, è stato: Sottosegretario al Ministero di Grazia e Giustizia, presidente della Commissione Giustizia della Camera. Attualmente Presidente della Commissione Giuridica e per il Mercato Interno del Parlamento europeo.

Autore della Mondadori e Koinè, rispettivamente con i saggi In nome dei pubblici ministeri (1998), La politica tradita (2004).

Gennaro Caravano Giornalista professionista. È stato redattore politico del noto telegiornale de La7, collaboratore de Il Riformista. Nel 2004 “ecostruttura” il penultimo libro edito dall’Onorevole. Con questo testo collabora attivamente all’identità d’immagine del politico.


Monica Cito È nata a Telese Terme (Benevento) nel 1972 e vive a Ceglie Messapica (Brindisi).

Avvocato, si è laureata all’Università degli Studi di Bari con una tesi sperimentale sulle condotte pedofile (pubblicata come e-book su www.kultvirtualpress.com); collabora colla rivista giuridica on line www.diritto.it.

Ha collaborato altresì col portale letterario www.lankelot.com come autrice di recensioni letterarie e di piccoli brani in poesia e prosa. Suoi interventi, in qualità di Responsabile Cultura del circolo politico di Alleanza Nazionale, “Pinuccio Tatarella” nella sua città, si rinvengono nel blog Cegliedestra.

Recensisce soprattutto autori italiani poco conosciuti sulle web-zines www.kultunderground.org e www.kultvirtualpress.com. Su quest’ultima è altresì leggibile e scaricabile il suo e-book di poesie “Dea della caccia”.

Collabora inoltre con i siti www.lucidamente.com e www.transfinito.eu.

Suoi contributi critici compaiono in Book and the others sorrows, blog tenuto dalla scrittrice Francesca Mazzucato su Kataweb; nel numero d’esordio della rivista letteraria Il Cavallo di Cavalcanti, Azimut edizioni, Roma, e sul periodico di turismo, cultura e tempo libero Sud-Est, Floriano Motolese editore, Grottaglie (Taranto), dove cura una vetrina di critica letteraria. Il premio letterario Storie a Mezzogiorno, organizzato annualmente in partnership con le più prestigiose voci dell’editoria indipendente, l’ha vista giurata prima e presidente oggi.

Nel 2005 ha pubblicato il romanzo “Venere, io t’amerò” per i tipi di Giulio Perrone Editore.

È inoltre presente in varie antologie poetiche.

Ha curato introduzioni o postfazioni alle seguenti opere:

-  Fortuna Della Porta “Io Confesso” (silloge poetica), Lepisma Editore, Roma, 2006.

-  Antonio Messina “Le Vele di Astrabat” (romanzo di fantascienza), edizioni Il Foglio, Piombino, 2007.

-  Normanna Albertini “Pietro dei colori” (romanzo storico), Prospettiva editrice, in corso di stampa.
Dal 2007 è socio collaboratore dell’AIC (Associazione Italiana Celiachia) Puglia.


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19.05.2017