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Vanna de Angelis, "Dalla parte delle streghe"

Christiane Apprieux
(19.05.2009)

Come distinguere la fata buona e la strega cattiva? Si può percorrere il continuo che va dall’una all’altra senza mai venirne a capo della loro differenza e della loro confluenza, e dei loro improvvisi cambiamenti di valore: la fata di un giorno può risultare la strega di un altro giorno.

Come distinguere Dio da Satana? Questi sono alcuni elementi che esplora Vanna de Angelis nel suo libro Dalla parte delle streghe. Si tratta sopra tutto della credenza in Dio o in Satana, del potere di dominare ognuno. E quale sarebbe il potere delle fate e il potere delle streghe?

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Opera di Christiane Apprieux, 2009, argilla

E prima ancora di rispondere, bisognerebbe chiedersi (poiché le streghe e le fate sono una creazione fantasmatica per controllare le donne): chi erano veramente queste donne? Avevano un sapere, forse una scienza, che si basava sopra tutto sulla natura, le erbe, i rimedi, per combattere una malattia, una ferita. Ma queste donne erano buone o cattive soltanto prese in una fantasia religiosa del paganesimo e del cattolicesimo.

Per Vanna de Angelis le donne si trasmettevano di madre in figlia i segreti buoni o cattivi, di generazione in generazione, per secoli e secoli. Per le “streghe” la natura non aveva nessun segreto: dai fiori alle piante e sapevano curare come i medici uomini e talvolta anche meglio.
Il dominio di Dio o il dominio di Satana. In questo caso, Dio sarebbe l’altra faccia di Satana e vice versa. Il dominio è in nome di Dio, ovvero è creato un Dio come delegato supremo. La variante di Satana è quella del dio minore, del delegato inferno e non superno. E questo Dio è fatto a immagine e somiglianza degli umani, uomini o donne. Il dio degli uomini e il dio delle donne sono la negazione di Dio.

La questione era forse che questo sapere non era nel solco della religione e della religiosità ufficiali. E ogni altro sapere, che non fosse sotto l’egida della chiesa, era demonizzato.
Certamente, rispetto alle donne che si situavano nella convenzione sociale, ovvero che avevano un buon traffico con Dio, le “altre” donne risultavano demoniache, sospette di cattivi traffici con il diavolo. E anche, sopra tutto, coloro che non accettavano la demonizzazione erano in sospetto di eresia.

Per esempio, i catari avevano “copiato” la struttura della chiesa, per darsi un’altra via alla scalata sociale. Uomini e donne furono uccisi, in nome di Dio, che poi non riconobbe i suoi tra i catari e fu una strage anche di cattolici. Ma non si tratta di farsi cataro contro la chiesa, che è quello che aveva fatto ogni cataro. E così non si tratta di mettersi dalla parte delle streghe per una lotta giusta contro le sante. La donna e l’altra donna, la madre buona e la madre cattiva, la santa e la prostituta, la fata e la strega sono lo sdoppiamento che sta al posto del mito della madre e dell’enigma donna. Sia una parte che l’altra risultano una fregatura.

La formula “dalla parte…” richiede un’altra lettura. La vita non è divisa in parti né in partiti. Accettare la parte è accettare la divisione sociale e la divisione dei sessi. In tal senso, dire “dalla parte delle streghe” vale a proporsi come altra donna, come vergine non madre, da Lilith a Atena. Vergine non madre e madre non vergine sono il ciclo della condanna che segue alla non instaurazione della madre come mito del tempo, e non più della materia-matrice.

La questione non è quella della logica delle parti, ma della logica particolare a ciascuno e della sua partitura.
La questione non è nemmeno quella della genealogia, ovvero dell’animale come simbolo araldico di predestinazione.

La strega era un uccello notturno, e quindi si tratta dell’animalizzazione della donna, inseguita per altro da varie mitologie. E quando l’animalizzazione cessa, rimane l’enigma donna.

Per Anna de Angelis il peccato maggiore era di essere donna, per la chiesa. Guaritrici, sapienti, levatrici erano solo amanti del diavolo e quindi colpevoli di qualsiasi cosa che non fosse nel margine del tribunale cristiano, che non appartenesse al Dio cattolico.

De Angelis dice che “con la cristianità il tempo si fece lineare”, ma nel paganeismo tutto è cerchio, ciclo lunare, animale simbolico come il serpente, l’uroboro quindi, la questione lineare o la questione circolare è sempre la stessa, la credenza in Satana o in Dio.






Christiane Apprieux

2003


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30.07.2017