Transfinito edizioni

Giancarlo Calciolari
Il romanzo del cuoco

pp. 740
formato 15,24x22,86

euro 35,00
acquista

libro


Giancarlo Calciolari
La favola del gerundio. Non la revoca di Agamben

pp. 244
formato 10,7x17,4

euro 24,00
acquista

libro


Christian Pagano
Dictionnaire linguistique médiéval

pp. 450
formato 15,24x22,86

euro 22,00
acquista

libro


Fulvio Caccia
Rain bird

pp. 232
formato 15,59x23,39

euro 15,00
acquista

libro


Jasper Wilson
Burger King

pp. 96
formato 14,2x20,5

euro 10,00
acquista

libro


Christiane Apprieux
L’onda e la tessitura

pp. 58

ill. colori 57

formato

cm 33x33

acquista

libro


Giancarlo Calciolari
La mela in pasticceria. 250 ricette

pp. 380
formato 15x23

euro 14,00
euro 6,34

(e-book)

acquista

libro

e-book


Riccardo Frattini
In morte del Tribunale di Legnago

pp. 96
formato cartaceo 15,2x22,8

euro 9,00
e-book

euro 6,00

acquista

libro

e-book


Giancarlo Calciolari
Imago. Non ti farai idoli

pp. 86
formato 10,8x17,5

euro 7,20
carrello


Giancarlo Calciolari
Pornokratès. Sulla questione del genere

pp. 98
formato 10,8x17,5

euro 7,60
carrello


Giancarlo Calciolari
Pierre Legendre. Ipotesi sul potere

pp. 230
formato 15,24x22,86

euro 12,00
carrello


TRANSFINITO International Webzine

Quando l’amore si fa buio

Antonella Iurilli Duhamel
(19.05.2009)

"L’umanità deve porre fine alla guerra, o la guerra porrà fine all’umanità."


J.F. Kennedy ONU, 25 settembre 1961



Bella, anzi bellissima, Monica Guerritore presta la sua voce al monologo accusatorio di Veronica Lario Berlusconi.

Le rughe, le borse sotto gli occhi, l’aria triste ed affaticata non tolgono nulla al fascino dell’attrice, al contrario, lo arricchiscono di un ulteriore spessore: quello della maturità, conquistata nelle sue esperienze di vita. Fa venire in mente Anna Magnani, che alle sue rughe era affezionata dal momento che il prezzo per loro pagato era stato assai alto.

JPEG - 229.7 Kb
Opera di Antonella Iurilli Duhamel

Ma confrontando queste tracce preziose di vita e di verità con i contenuti di questo monologo, salgono all’orecchio le note stonate di fatti che non si armonizzano con le motivazioni addotte. Quantunque le parole risuonino alte e indignate, credibili e toccanti come le recriminazioni di una Medea ferita, tradita, indignata e affranta; sorgono molteplici dubbi circa le reali motivazioni e sulla reale efficacia di tale esternazione.

Certo non ci sarebbe da stupirsi, sono tantissime le donne che possono naturalmente riconoscersi in queste accuse colme di tormento e di infelicità, si tratta delle parole che tante donne condividono giornalmente nell’intimità delle loro amicizie, accompagnate da lacrime versate sulle spalle di sorelle amiche solidali e grazie a questo rispecchiarsi l’un l’altra, trovano la forza e il coraggio per rinascere a se stesse.

Donne che, impotenti e deboli nei confronti dei loro mariti spesso si avvalgono dell’arma più potente da conficcare nella loro gola: i figli; quei figli che paradossalmente dicono di voler difendere. Essi però sono gli ultimi strumenti che una madre in possesso di sé stessa dovrebbe chiamare in causa dal momento che costoro sono sempre sguarniti di fronte ad un problema molto più grande di loro e di conseguenza non possono porvi alcun rimedio.

Queste madri di buona volontà, ma sostanzialmente deboli, spesso hanno la memoria corta, dimenticano facilmente che il bastardo genitore della sua progenie è, in primis, il loro prescelto marito, servito e riverito nonostante le umiliazioni subite e i danni fisici e morali perpetrati giorno per giorno.

Tuttavia aldilà della debolezza e come contrapposizione ad essa, la posizione della vittima è sempre di grande forza e potere a discapito delle apparenze. La vittima appare sempre provvista della liceità dell’ineccepibilità morale rivelando in questo modo una grande contraddizione. La madre vittima, nella più totale buona fede, non è consapevole delle conseguenze dei propri gesti, non si rende conto che per un figlio ricevere parole denigranti verso il proprio padre costituisce un danno grave inferto alla propria integrità ed alla propria identità; il padre rimane comunque anche se in termini negativi dentro di lui e come se questo non bastasse, si ritrova spettatore impotente di un conflitto doloroso e devastante, come un inerme campo di battaglia dove purtroppo a guerra terminata non cresceranno altro che rovi.

Gli adulti dovrebbero essere abbastanza maturi da sostenere il peso delle loro divergenze in appropriata sede e sicuramente lontano dalle orecchie e dagli occhi dei loro figli. L’antico detto: tra moglie e marito non mettere il dito è sempre più che mai auspicabile; nessuno può risolvere le tensioni tra uomo e donna, solo le parti in causa possono farlo, a volte con l’ausilio di un consulente o di un terapeuta lì dove esistano elementi umani su cui poter sanare il sanabile.

I figli sono sempre devastati dalla conflittualità genitoriale, non ne sono responsabili ma ne portano sempre dentro di sé le conseguenze. Essi si sentono sempre in colpa per ogni piccola disfunzione familiare; è nella loro natura, e in ciò che consiste la loro più grande vulnerabilità. Esserne coscienti e porvi rimedio è un grande gesto di amore e di altruismo da parte degli adulti per evitare una concatenazione di vittime all’infinito.

Le contraddizioni abbondano e la spaccatura ancora una volta chiama attenzione nella sovrapposizione dei due volti: quello dell’attrice, contrariamente a quanto normalmente ci si aspetterebbe, a proprio agio con suo corpo naturale e Veronica Lario personaggio reale, con il volto irrigidito di una donna preoccupata quanto il suo detestato consorte di farsi fare a fette la faccia pur di trasmetterci il senso di una di una gioventù eterna, che altro non è se non l’espressione di un’altra forma di potere; un viso immobile e innaturale come quello di una sfinge, sul quale non è possibile leggere alcuna emozione, a parte la vacuità dello sguardo.

Veronica Lario commenta che la bellezza non dovrebbe essere mai strumentalizzata e men che meno essere messa a servizio del potere. Eppure non ci si può dimenticare che anche lei era bella, che il suo seno nudo sullo stage di quel teatro galeotto dovette avere un peso non indifferente agli occhi del futuro presidente, già miliardario, è difficile non considerare che anche nel suo caso la bellezza potrebbe essere stata un mezzo decisivo per giungere ad ottenere visibilità opportunità forse irraggiungibile per il suo back ground socioculturale o per il suo talento artistico.

Ancora una volta viene da chiedersi a favore di chi stia parlando quando dice di essere delusa dagli italiani caduti così in basso tanto da scegliere il suo aborrito consorte. E’ una questione che andrebbe accuratamente indagata, ma almeno a loro favore possiamo spezzare una lancia e ribattere che se non altro, loro non ci hanno fatto dei figli, pur sapendo del numero di donne che, con il nostro presidente del consiglio, avrebbero fatto non un figlio bensì una intera caserma; non fosse altro perché sul piano economico una tale discendenza, comporta vantaggi economici tutt’altro che insignificanti, quantunque non sia sempre garantita la sua presenza al loro diciottesimo compleanno, nonostante l’invito ricevuto.

Veronica sembra parlare ancora nel nostro interesse quando ci preannuncia sventure future, caricandoci addosso le sue ansie come se la crisi che stiamo vivendo non fosse sufficiente. Ma assolve ampiamente sé stessa quando dice che sta agendo per essere fedele al modello di buona madre e implicitamente si pone come un modello, anzi il modello, supremo di madre e di donna.

Shakespeare affermava che persino il fuoco dell’inferno non può equipararsi al furore di una donna che si sente scornata; pertanto, qualunque donna può facilmente identificarsi nel dolore di questa grande umiliazione e non le si può che augurare una autentica rinascita, ma quando asserisce di voler insegnare alle sue figlie, il rispetto per sé stesse e a suo figlio il rispetto per le donne ignora che i figli imparano esclusivamente dall’esempio, ed in tutti questi anni hanno purtroppo avuto non solo un padre latitante, ma anche una madre inglobata in un castello d’oro, apparentemente contraria allo stile di vita del loro padre, ma di fatto connivente: una condizione di dissociazione dove le parole non hanno cavalcano le azioni.

È molto frequente l’attitudine ad investire totalmente nell’ideale di madre perdendo di vista il valore, il potere e le conseguenze dei propri gesti. Tutti conosciamo il desiderio di donne che si sentono dipendenti e sottomesse al potere maschile, desiderose di rivalsa e sfogo che cercano di trasformare i loro figli in cavalieri difensori della loro condizione di vittima, ma esse sono ignare di creare così danni irreparabili in quanto non fanno altro che aumentare la scissione in sé stesse e nei loro figli.

Purtroppo nel caso di un marito tanto potente, un atteggiamento poco funzionale può essere strumentalizzato con tutte le dovute ragioni a proprio vantaggio. Se il gesto di Veronica non è un gesto premeditato e diretto da un regista a lei esterno, è in ogni caso un gesto distruttivo dettato dalla disperazione di una donna vissuta nell’ombra e desiderosa di riappropriarsi di se stessa. Tuttavia gesti così teatrali e provocatori sono come un boomerang che ritorna esattamente al punto di partenza: violenza chiama violenza, accuse chiamano accuse, insulti chiamano insulti. Certo una vittima può vincere la battaglia, diventare la vittima dell’anno e tuttavia perdere la guerra.

L’approccio sistemico ci illustra chiaramente le condizioni di base della vittima e del suo perpetrarsi che a sua volta da luogo ad una catena di violenza; altresì ci indica quali sono le condizioni auspicabili per una risoluzione non violenta dei conflitti. L’atteggiamento di recriminazione delle vittime e la labilità dei loro comportamenti, diventa spesso la condizione di base per la creazione di ulteriori ferite ed abusi; l’accusa e la recriminazione sono mezzi che producono un sollievo momentaneo della tensione ma si rivelano altamente inefficace ai fini dell’affrancare la vittima dalla posizione di dipendenza e/o schiavitù per il semplice fatto che che innescano ulteriore tensioni e si rivelano persino controproducenti non solo nei suoi confronti ma anche verso le future generazioni.

Un fallimento sostanziale perché come l’uroboro si mangia la coda, la recriminazione e le accuse finiscono con il produrre tutto quanto si vorrebbe eliminare ed alimentano senza soluzione di continuità il ciclo della violenza.

Da parte nostra dobbiamo stare attenti agli inevitabili schieramenti. Questo fatto privato non può essere confuso con quello politico. Intrometterci nelle loro diatribe fa di noi delle vittime perché ci rende spettatori impotenti di qualcosa che non conosciamo veramente e che non possiamo risolvere.

Se Berlusconi dovrà delle spiegazioni a sua moglie e viceversa, possiamo solo augurarci che avvenga in adeguata sede con la dovuta protezione ed umanità per sé stessi e per la loro famiglia. Da parte nostra possiamo solo confrontarci sul terreno politico dei programmi e della coerenza alle promesse fatte, altrimenti sarà come cadere costantemente dalla padella alla brace.






Antonella Iurilli Duhamel


Gli altri articoli della rubrica Politica :












| 1 | 2 | 3 | 4 | 5 | 6 | 7 | 8 |

14.02.2017