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“Il vino è un alcool, quindi cancerogeno”

Philippe Morin
(1.05.2009)

Nel documento “Nutrizione e prevenzione dei cancri” indirizzato ai “tecnici” della salute, e messo in linea il 17 febbraio 2009 sul sito dell’INCa (Institut national du cancer) è segnalato che il rischio di cancro aumenta sin dal primo bicchiere di vino, mentre come i tecnici sanno l’OMS hanno fissato prima a tre bicchieri al giorno e poi a due la dose di non rischio per gli uomini e prima a due e dopo a uno per le donne, senza raccomandarne l’ingestione.

Il professore Dominique Maraninchi, presidente dell’INCa, ha ribadito - in un’intervista a Sandrine Blanchard su Le Monde del 10 aprile 2009 - il frutto della ricerca del suo istituto, sfumando i contorni rispetto alla reazione della filiera viticola, cercando di dirigere il suo messaggio ai soli tecnici (e si confrontino loro con il pubblico).

Maraninchi ribadisce che le dosi dell’OMS non sono raccomandate e che l’alcool, per via dell’etanolo che contiene, è cancerogeno, cosa largamente provata. “La cattiva notizia è che c’è dell’etanolo nel vino!” E che non si può definire una soglia minima al di sotto della quale non ci sarebbe più il rischio di cancro (anche se la ricerca non si riferisce a ogni tipo di cancro). È la stessa questione posta dalla nicotina del tabacco.

Non è la salute che pone interdizioni o che lanci e sproni la repressione o l’abolizionismo.
Il presidente dell’INCa dice nell’intervista: “Il nostro ruolo è d’informare, d’avvertire. A ciascuno poi spetta la decisione e la gestione del suo modo di vita”.

Nessun psicodramma sociale e nessuna psicosi da vino. Al momento la psicosi (la detta psicosi) è per l’influenza suina. Pare non riguardi la suggestione suina e la persuasione suina. E a questo proposito chi potrebbe informare il pianeta che l’antidoto efficace contro l’influenza suina non ha nessun costo nei termini dell’oro sociale, perché è a disposizione di ciascuno, si chiama influenza intellettuale. E pensare che la aborriva anche madame Bovary (non Cochony) che non temeva non solo l’infinitesima dose di veleno nel vino ma il veleno tout court, ingerendolo.






Philippe Morin, Parigi, psicanalista


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30.07.2017