Transfinito edizioni

Fulvio Caccia
Rain bird

pp. 232
formato 15,59x23,39

euro 15,00
acquista

libro


Jasper Wilson
Burger King

pp. 96
formato 14,2x20,5

euro 10,00
acquista

libro


Christiane Apprieux
L’onda e la tessitura

pp. 58

ill. colori 57

formato

cm 33x33

acquista

libro


Giancarlo Calciolari
La mela in pasticceria. 250 ricette

pp. 380
formato 15x23

euro 14,00
euro 6,34

(e-book)

acquista

libro

e-book


Riccardo Frattini
In morte del Tribunale di Legnago

pp. 96
formato cartaceo 15,2x22,8

euro 9,00
e-book

euro 6,00

acquista

libro

e-book


Giancarlo Calciolari
Imago. Non ti farai idoli

pp. 86
formato 10,8x17,5

euro 7,20
carrello


Giancarlo Calciolari
Pornokratès. Sulla questione del genere

pp. 98
formato 10,8x17,5

euro 7,60
carrello


Giancarlo Calciolari
Pierre Legendre. Ipotesi sul potere

pp. 230
formato 15,24x22,86

euro 12,00
carrello


TRANSFINITO International Webzine

Leggendo Armando Verdiglione

Giancarlo Calciolari
(29.04.2009)

Noi leggiamo i testi di Armando Verdiglione come se fossero una serenata particolare, l’unica con implicazioni pragmatiche, finanziarie e scritturali. Nella fabbrica del sogno e della dimenticanza siamo degli illusi? Certamente, senza che il “noi” implichi una chissà quale soggettività. L’illusione è un aspetto del gioco, senza più rapporto con la delusione che toglie il gioco per erigere lo stato disilluso nella sua totalità lineare e circolare, tra terrorismo e orrorismo.

La questione sulla leggibilità o meno dei testi di Armando Verdiglione, come quella enunciata anche a proposito di Lacan e di Freud (che a Vienna ebbe la prima accusa di oscuro”) è convenzionale, circolare, uroborica, appartenente all’uistitismo (conio di Alfred Jarry) e non alla parola originaria.

JPEG - 266.3 Kb
Christiane Apprieux, "Varco del tempo", 2009, argilla

Ha ragione Jean-Claude Milner a ritenere Lacan chiaro. Non solo Lacan è chiaro, Verdiglione è chiarissimo. Nessuno è attaccato per la sua leggibilità o illeggibilità, perché nel caso si atterrebbe alla convenzione sociale e non disturberebbe nessun traffico. È attaccato chi per la sua chiarezza pone implicazioni pragmatiche (l’implicazione non è logica), che possono anche disturbare i traffici delle oligarchie di potere, dal centro alle periferie del pianeta. E chi attacca? Attaccano i doganieri dell’arte, della cultura e della scienza. L’intellettuale non attacca, è senza adesivo e senza adesione, per via del distacco, che è una proprietà di ciascun elemento della parola come oggetto della pulsione. E nel “come” c’è la logica particolare e non più la logica universale e esistenziale, quella dei quantificatori ontologici e habeologici.

L’acefalo, anche quello che non sa che pesci pigliare, si nutre del cervello dell’Altro. Le vicende di Cantor, di Artaud, di Campana, di Gödel, di Panizza, di Verdiglione – per citare alcuni di cui abbiamo letto qualche briciola di testo – indicano l’esercizio del cannibalismo sociale (pleonasmo), che ovviamente si esercita anche nell’ambito ristretto delle famiglie oligarchiche al potere. Gli esempi sono infiniti.

Bellissimo il libro La politica e la sua lingua di Armando Verdiglione, pubblicato di recente da Spirali, assieme a un altro libro altrettanto importante e bello, La libertà della parola. Questa volta, sottolineiamo il “bellissimo” riferito al testo di Verdiglione e invitiamo i nostri presunti amici (solo i presunti) a emigrare all’istante, a andarsene. Noi l’abbiamo fatto dall’età di sette anni. Il nostro esilio data da allora. La solitudine non ci fa paura, anche perché non è una proprietà umana, ma del sembiante. Appena una cosa risulta senza intelletto, non ci interessa più. In ciascun caso ci interessa la torsione linguistica e non ci ha mai colpito la ritorsione di Caino. Abele non muore, non è mai morto, è immortale. La città del paradiso è la città di Abele. Mentre come ognuno sa Caino ha inventato necropolis. E Abele non ha nessun rapporto con Dio, il che non si può dire di Caino.

Il discorso universitario si esercita e smobilita le sue divisioni, in modo da far impallidire le pretese egemoniche di Stalin. Eppure tonnellate di sapere franano davanti a poche righe del testo di Armando Verdiglione. Apologia o constatazione? Leggetevi come facciamo noi, che di mestiere impossibile facciamo il cuoco, i testi di Carl Schmitt sulla costituzione. Leggetevi i classici del diritto. Leggete chi non è riuscito a leggere il testo di Schmitt, come Jacob Taubes. E leggete i suoi lettori, da Giorgio Agamben a Elettra Stimilli. E quindi per leggere Taubes occorre leggere Benjamin, Scholem. E leggiamo gli attuali cabalisti, da Idel a Ouaknin. Leggetevi Lacan lettore della Bibbia e Verdiglione lettore della Bibbia, in particolare dei vangeli, oltre al vangelo che sta scrivendo. Leggete non il cabalista ma il maimonideo psicanalista Gérard Haddad nella restituzione che fa dell’approccio di Lacan al testo biblico. E indagate attorno alla costituzione delle cose. Ebbene, in particolare, i capitoli “Lo stato” e “La costituzione” de La politica e la sua lingua di Armando Verdiglione rispondono a ciascun quesito che il ricercatore possa porsi sul complicato oggetto della ricerca universitaria che si chiama Carl Schmitt.
Senza citare direttamente Schmitt, Verdiglione dà gli elementi di analisi per leggerlo. È quello che noi facciamo, in questo caso: leggiamo Schmitt con Verdiglione. Leggiamo Paolo con Verdiglione. E non c’è più apocalisse. L’escatologia è una delusione. Il tempo che resta è ancora algebra e geometria del tempo. E non è un caso che per la prima volta, ci pare, Verdiglione ponga delle obiezioni alle lettere paoline, che certamente sono di indubbio interesse.

Noi lo facciamo incessantemente, ma voi che praticate la filìa, che alla sofia preferite la filosofia, leggete l’ultimo decennio dell’insegnamento di Lacan e confrontatevi con il suo approccio alla topologia. Leggete i testi di topologia, e della teoria degli insiemi che ancora la fonda, e quindi leggete Cantor, Dedekind, Frege, Russell, Zermelo, Fraenckel, e poi Gödel, Cohen, Grothendieck. Leggete i consiglieri matematici di Lacan: Jacques Riguet, Pierre Soury, Jean-Michel Vappereau. Mettetevi in condizione di tenere almeno una lettura pubblica di Listing. Esplorate le superfici anomale a cui fa riferimento Lacan: nodo borromeo, nastro di Möbius, bottiglia di Klein…, prima di porvi la questione di Lacan geometra, ma in realtà algebrista.

Anche la topologia, come l’escatologia, come ogni discorso sulla parola, al posto della parola, inseguendo l’origine, ovvero la relazione privilegiata con Dio, si vanifica. Resta il fantasma di padronanza e di controllo nella sua impossibilità. Impossibilità dell’algebra e della geometria della vita.

Per ciascuno è un’occasione intellettuale leggere gli scritti di Armando Verdiglione, anche per noi, che secondo gli amici in partenza per l’esilio assoluto, dovremmo liberarci della sua influenza. Noi saremmo schiavi della sua influenza, ovvero per chissà quale dono, ovviamente di dio o del diavolo, Verdiglione avrebbe le chiavi della nostra libertà, e noi che brancoliamo nel buio come la miglior polizia, al colmo dell’auto inganno, passiamo il tempo a compulsare addirittura il suo libro La libertà della parola.

Come leggere il lapsus? Nel modo dell’influenza dell’uomo sull’uomo o nel modo del qui pro quo? Il modo del metodo della psicanalisi? Ci è stato somministrato un colpo cancellando il nome, Giancarlo Calciolari, dalla traduzione di un romanzo dal francese? Ci è stata data la morte editoriale come pena? È stato applicato il principio del terzo escluso dall’edizione? Si è trattato di un caso di economia della morte fra la vendetta, la colpa e la pena? Così impariamo a fare i libri! Qualcuno nell’impossibile genealogia cifrematica ha eseguito un mandato che è il contraccolpo della delega a un mandatario fatto a sua immagine e somiglianza. Un personaggio chiamato professor Armando Verdiglione?
È stata rimossa dall’editoria Spirali la nostra collaborazione per non affiggere l’anomalia di un redattore incapace, irresponsabile e pazzo?

Oppure noi abbiamo sbagliato di conto traducendo il romanzo di Shen Dali e ci siamo ritrovati a rispondere con un colpo di testa a un colpo di coda? O abbiamo avvertito l’affaire come un’urgenza di non trascurare l’editoria e da allora abbiamo cominciato a pubblicare libri di qualità?

Ci è stato attribuito lo sbaglio morale, e ora la menzogna legale? L’attribuzione al posto della retribuzione? Sempre meglio o peggio della tribolazione, per non parlare del tribunale, come abbiamo raccontato in Grazie alla morte (1991, in Giardini onirici, Transfinito, 2009), che ci è valso la sacralizzazione e l’esecrazione di alcune grandi case editrici italiane. L’altro sbaglia, mente, bara e ci ha messo nella bière ? Falegname fu quel tal Procuste?

I libri di Armando Verdiglione sono così densi e chiari che si leggono e si restituiscono nelle opere a venire. Non c’è nessuna sintesi concettuale da fare, nessuna lista dei pregi e dei difetti, nessuna tavola dei veleni e dei rimedi. Gli effetti si potranno leggere negli scritti e nelle opere che seguiranno. Chiaro.






Armando Verdiglione, La politica e la sua lingua, Spirali, 2009, pp. 444, € 28.
Armando Verdiglione, La libertà della parola, Spirali, 2009, pp. 262, € 18.






Gli altri articoli della rubrica Editoria :












| 1 | 2 | 3 | 4 | 5 |

14.02.2017