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Grasso e magro? Cedere o non più cedere?

Giancarlo Calciolari
(22.04.2009)

Apparentemente grasso e magro sembrano appartenere alla costituzione di ognuno. Ci sarebbero i predestinati geneticamente al grasso o al magro. Credenza che vale anche nel caso dell’ideologia della predestinazione sociale al grasso e al magro. La società opulenta andava in direzione di questa ideologia. Anche la traduzione francese di Machiavelli, parla di grassi e di magri per indicare due strati sociali. Ci sarebbero i predestinati ai due polli e quellli a nessun pollo, anche se le statistiche democratiche affermano che entrambi mangiano un pollo a testa. Invece grasso e magro sono indici di una questione di vita. L’essenziale.

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Sformatino al monteveronese con prosciutto di Soave

Cedere sull’essenziale, rappresentare sé o l’altro. Chi cede assume, anche nel rifiuto come consacrazione dell’assunzione. Che cosa si assume? Secondo Hegel: parcelle di morte per abituarsi alla morte. Cosa che per altro non è riuscita a Jacques Derrida. Ma non riesce a nessuno. Chi cede sulla parola assume lo psicofarmaco o la psicodroga, assume la sostanza o la rifiuta. Assume il cibo o lo rifiuta, ritenendolo corpofarmaco o corpodroga.

Chi cede sull’originario, per il piacere secondario, di sostituzione, ingrassa o dimagrisce, e insegue l’algebra e la geometria del cibo sino all’equilibrio perfetto della linea. Chi cede si tiene e si trattiene in linea che, insegna Desargues, all’infinito è un cerchio, ovvero si sente sempre troppo tondo, gonfio, o al colmo sgonfio.

Il grasso e il magro indicano cedimenti sull’essenziale, preso come concetto sino alla quintessenza. Il pasto di sostanza e il pasto di morte, il grasso e il magro, come scherzi con la morte, nell’impossibilità di prendersi gioco della vita come se fosse una pseudo vita, una vita-oggetto ottenuta per riduzione della vita originaria, si trovano negli smarrimenti di alcuni eccellentissimi casi di qualità, da Gödel a Grothendieck. Dalla paura del veleno all’orrore per il cibo militarmente modificato.






Giancarlo Calciolari, kitchen ambassador


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19.05.2017