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La Cina, apparentemente dopo il Giappone, senza imitazioni, richiede l’Europa

Introduzione alla questione cinese

Giancarlo Calciolari

La Cina non è spropositata rispetto all’Europa. Non giunge all’armonia mangiandosi prima il mercato europeo e poi quello mondiale. La via cinese, il tao, è la via intellettuale, e il suo approdo è alla qualità.

(23.02.2005)

Se in Cina un "pensiero cosmico governa tutte le manifestazioni di quello che si chiama il reale", secondo lo scrittore d’arte François Cheng, allora il cosmo è il sacco di tutte le ideologie, di tutte le mentalità e di tutti i luoghi comuni che negano la Cina come nazione.

In altri termini, la Cina sarebbe governata dal pensiero cosmico, prima dal mondialismo confuciano e poi dall’internazionalismo marxiano. La Cina è governata da un’élite, in nome della repubblica popolare. In nome del nome. Tutti telecomandati dal pensiero cosmico, élite compresa. Chi credendo di poter rubare e chi credendo di potere risparmiare. Come a Atene, a Roma, a Parigi, a Berlino, a Londra, a Madrid, a New York...

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Hiko Yoshitaka, "Une certaine caste", 2004, acrilico su tela, cm 200x100

Il reale è l’impossibile, del non dell’avere e del non dell’essere; quindi non si manifesta. Il manifesto, affisso dalla mano intellettuale, giunge all’edizione nel pragma, non nel reale. La manifestazione del reale, se esistesse, confermerebbe la genealogia del possibile e dell’impossibile.

Il governo come dispositivo riguarda ciascuno, senza che il bene e il male si situino nel viaggio. E il pensiero, la logica operazionale, opera alla scrittura del viaggio: ma non è dispositivo di governo il pensiero. Il pensiero che governa? Il fantasma di padronanza. Il fantasma del soggetto, del gettato sotto, in schiavitù. Il padrone, infatti, è l’eccellenza dello schiavo. E per questo, chi si crede schiavo sogna sempre e solo di farla da padrone.

Il pensiero che governa. L’idea guida è l’idea di una presa sul ritmo. Idea per l’azione, definita dall’orrore del piede e del passo del tempo. Questo è il fantasma. La copia di copia, che sarebbe funzione dell’originale. E la ricerca dell’origine e anche dell’originalità si ferma alla prima potenza dell’originale. Ma qual è l’originale dell’originale? Ad infinitum.

La questione della repubblica, da quella di Platone a quella popolare di Cina è quella dell’emulazione e non dell’imitazione. Viene trattata come clonazione, perfetta e da situare nella polis e imperfetta da situare fuori dalla città. Qual è la politica che non richieda la clonazione degli umani? La ripartizione tra buoni e cattivi imitatori procede dall’albero gnostico, che si pone il bene e il male dinanzi. Il buon imitatore, vicino alla verità, e il cattivo imitatore, a una distanza infinita dalla verità. Il filosofo e il poeta.

Ma, curiosamente, il filosofo si avvicina moltissimo alla verità senza mai raggiungerla. Si avvita su di sé, ma la manca. Non la stringe e non la stritola. È questo che scrive Jacques Derrida: "Platone imita gli imitatori per restaurare la verità che essi imitano: la verità stessa" (La farmacia di Platone). Rimane sempre la realtà degli imitatori!

La Cina, apparentemente dopo il Giappone, senza imitazioni, richiede l’Europa. E la questione cinese non è la questione dei cinesi e nemmeno la questione dei cinesi per gli europei.

La Cina non è il luogo dell’oriente e non va in direzione dell’armonia. Procede dalla relazione, da oriente-occidente, da armonia-inarmonia, da proporzione-improporzione.

La Cina non è spropositata rispetto all’Europa. Non giunge all’armonia mangiandosi prima il mercato europeo e poi quello mondiale. La via cinese, il tao, è la via intellettuale, e il suo approdo è alla qualità, che non vuol dire fottersi la quantità dell’altro.

E là dove la Cina insiste sulla via, che ha la sua condizione nel centro, senza più impero, l’India insiste sulla relazione, senza più genealogia. Non si tratta di abolire la casta, ma di dissolverne la credenza. Come non si tratta di svuotare il centro pieno dell’impero, ma che il centro s’instauri per ciascuno come punto vuoto, voce, quanto di più impopolare.

Prima pubblicazione: gennaio 2005.

Giancarlo Calciolari, direttore di "Transfinito".


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30.07.2017