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"L’avventura della forma"

Alberta Marchi espone alla "Cueva" di San Bonifacio (Verona)

Giancarlo Calciolari
(1.04.2009)

La verità è singolare, non logica, ma effetto pragmatico. Il poeta e l’artista da sempre si attengono alla verità come al tono di un incontro, mentre la convenzione sociale guarda con favore alla risultante dello scontro. E in tal senso la realtà è convenzionale, già inscritta nelle sue premesse logiche. La logica è arte del logos e il logos è il discernimento, alla base dell’etimo c’è il raccolto, che è già arte e scrittura.

Quando l’artista, come Alberta Marchi, dice che la pittura esprime le sue emozioni, intende affermare la singolarità della verità che giunge come sorpresa nell’itinerario, che i più vedono come un’eterna circolazione.
L’emozione è un aspetto del movimento, che non è umano ma del nome, e si compie nella legge, lasciando un resto come simbolo. Infatti estrema è l’attenzione al simbolo nell’opera di Alberta Marchi, come nel caso del dipinto che è stato poi stampato su una serie di tazze, per l’aver vinto un premio della città di Kellheim, in Germania. Nei “Colori del sacro” emergono i simboli delle città, della storia, della condizione umana… L’artista stessa l’ha indicato in una nota di presentazione della sua opera per il concorso citato.

L’avventura della forma è il titolo della mostra di Alberta Marchi proprio perché non è identificabile una pittura come firma, com’è invece il caso di molti artisti, che siglano così il loro patto sociale. La forma muta tra formazione e trasformazione. Impossibile la catatonia di certe ripetizioni pedisseque dell’identico, che comunque possono sempre dissolversi a favore dell’originario, che è ingestibile con il principio del terzo escluso.

Ecco allora opere che riprendono i percorsi che per Alberta Marchi stessa sono acquisizioni. Il bello è restituirli in altra verità. Intervengono così Kandinsky e Klee, Hartung e Capogrossi.

Il confronto più a lungo effettuato è quello con la questione dell’astratto, ma in quanto portatore di forma e di figura. La distinzione tra astratto e figurativo è puramente convenzionale. La curva infatti, che per Kandinsky è l’interfaccia tra il cavallo e il cerchio, è inclassificabile.

In questo caso, come in ciascun caso, importa come l’artista scrive con il pennello le note della sua esperienza. E Alberta Marchi lo fa mettendo al banco di prova le acquisizioni della modernità.








La mostra personale di Alberta Marchi, “L’avventura della forma”, è aperta sino al 21 aprile presso le sale della Trattoria “La Cueva” di San Bonifacio (Verona), via Masetti, 22 (info: 045 6104349), chiuso il mercoledì.



Alberta Marchi su internet: http://www.soaveinarte.it/marchi.htm


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30.07.2017