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La giusta interpretazione di "Nuvole di Drago" di Luciano Troisio

Francesco Piselli
(25.03.2009)

Carissimo Luciano,



la giusta interpretazione del tuo romanzo (ho scritto romanzo) non lo considera un libro di viaggi, il resoconto di qualche Oriente, anche se di fatto chi legge, legge cose indocinesi o giapponese. Ma la natura di quello che hai fatto è un nascondere e disvelare, allontanarsi e riavvicinarsi. Così Manzoni (questa è l’arte) si nasconde e si svela allegando una storia documentata sulla Lombardia spagnola. Voglio dire che il romanzo si avvale di ambienti e trascorsi che sono come sono perché un sostegno materico è necessario ma si determina in quelli tanto poco quanto un’opera pittorica si determina nei colori ad olio.
Compreso questo, il grande valore dell’opera si palesa: è il romanzo dello Straniero, o anche dell’Estraneo in marcia inquieta fra gli spigoli, più spigoli che altro, della realtà, e non si illude affatto, si rende del tutto conto che si tratta di spigoli, continua a esistere in mezzo, sceglie di esistere in mezzo, perché tale è il suo destino. La realtà rugosa, come dice Rimbaud, lo ferisce continuamente perché non è reale, la realtà di questo Viandante è altrove, definita come l’ardente pallore là nel Veneto benissimo raggiungibile, ma il Viandante non lo raggiunge, perché questa realtà irreale è la realtà del suo destino, e allora il Veneto si fa esso stesso irreale, La contraddizione lancinante in queste realtà irreali, non vertiginosa, non sognata, è quel che resta, tremendamente sofferta: tale la tragedia del tuo romanzo. Ma il Veneto e la Cina non sono che materia e sostegno.

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Opera di Hiko Yoshitaka, 2007, bronzo a cera persa



Succede al Poeta:



Il mio cuore è nelle Highlands

il mio cuore non è qui.




Se così canta, non penseremo che stia cantando la Scozia o qualche altra parte. Sta cantando l’essere altrove. Tale il senso di dentro del romanzo, che afferra il lettore che sa leggere, lo affascina e lo commuove, lo fa pensare. Essere altrove è proprio della condizione umana, che i filosofi professionali o anche gli spiriti mistici descriveranno a loro modo, tu nel tuo poetico a sua volta lancinante, perché la materia è fatta di spostamenti, locande, fantasmi umani in transito.

L’angoscia stringente che mi prende, e credo prenda chiunque ti sappia e anche voglia leggerti, si alimenta di questo transitare in sé, andare di io, io continuamente vigile e attento, eroico nell’estraneità che registra l’estraneità.

La prosa, la lingua, i fatti, tutto bene, tutto narrato a modo. Non potevi fare di meno, un narratore non può fare di meno, Più oltre, ti spingi a coinvolgere il lettore in una questione di condizione umana: questo vale e fa meritare alla tua illuminazione un posto alto nella letteratura.

Fai leggere se ritieni che sia da leggere questa lettera a qualcun altro che ti sappia apprezzare. Sarebbe importante che si aprisse una discussione. Forse con te stesso, perché l’autore crede sempre di essere l’autore (è in effetti l’autore) ma l’autore è ciò che egli ritiene il prodotto. Lucia è l’autrice di Alessandro Manzoni.

Mi sono espresso con difficoltà, buon segno mi sembra per il romanzo che scarta ogni facilità, da opera alta che è.

Un forte applauso, un grande consenso, e anche se sbaglio del tutto a interpretarti, resta che l’opera cominciata che sia pretende di essere letta senza interruzione tutta, e poi riletta perché la sua composizione è circolare e riflessiva di sé, al di là dello schema consunto del principio svolgimento e fine,
Un carissimo saluto, bravo Luciano. Francesco.

Di me non ti parlo. Un’altra volta.




Francesco Piselli, scrittore, poeta, già ordinario di Storia delle Scienze.


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3.04.2017