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La pittura integrale di Christiane Apprieux

Fiorella Marini
(8.03.2009)

Pittura integra e integrale quella di Christiane Apprieux. Il numero è la sua logica e l’innumerazione è la sua aritmetica. Integro il numero. Intero, non rotto da ricomporre, non frammento da riportare all’unità. Nessuna pittura dei resti, dei detriti, delle scaglie, dei materiali di recupero dei frammenti espulsi dalla pittura dell’origine che si darebbe solo in una serie di copie, dove anche l’originale teme d’incontrare il suo doppio.

Christiane Apprieux si affida a elementi pittorici connessi in sequenze elementari, destinate a essere iterate e variate mediante un procedimento generativo e trasformativo che giunge sino al tipo, alla sua grafia, la tipografia della vita. Si tratta di una pittura assolutamente nuova.

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Christiane Apprieux, "Luci parallele", 2004, acrilico su juta collata

La bella differenza non indossa la divisa del dissenso, divenuto l’abito normale da indossare nelle sale dell’assuefazione.

Il viaggio di Christiane Apprieux è originario e sfata la credenza nel viaggio a ritroso, che i più compiono per ritrovare il senso della tradizione autentica, non facendo altro che mancarla. Viaggio che poggia sull’infinito, in direzione della qualità, che impedisce la risalita all’infinito verso il luogo dell’origine. L’altro nome della pietra tombale, che è anche quella dell’illusoria grandezza dell’uomo con la sua tendenza verso il vuoto.

La pittura di Christiane Apprieux è inadempiente rispetto alle grammatiche del vedere, ossia rispetto alle faneroscopie, l’altro nome delle fenomenologie. Nessuna ontologia che possa fondarsi sull’elemento pittorico, anche più infinitesimale, di Christiane Apprieux.

L’opera non interviene nell’antipittura, non deve adornarla, e matura come frutto della pittura nella sua qualità di scrittura dell’esperienza. Si tratta di un’opera che rischia una dimensione estetica non più intesa come culto di un codice stilistico o rito della forma.

Dall’opera emerge un contro senso, proprio quello che Freud chiama senso sessuale, in una distanza infinita dall’erotismo, l’edipismo delle piccole o grandi differenze, anche del voler dire e del non dire.

La fenomenologia si accontenta del residuo. Mentre conta ciò che resta. E per Christiane Apprieux il resto non è il residuo. Sulla superficie infinite tracce appaiono dove prima altri vedevano apparire soltanto un ordine omogeneo. Nella luce penetra un’altra luce. Nuova luce o antiluce? Luci parallele non toglie l’enigma. Anzi, non accetta l’allontanarsi dalla luce come propedeutica al reperimento delle conoscenze nel mondo infero, giacché l’altro, il mondo superno, da millenni è in mano alla canaglia legale.

L’antiluce non è il taciuto o il represso della luce. È la luce che non rischiara nessun illuminismo. E non è nemmeno la scintilla che i mammisti cercano nel profondo del regno delle madri.

Il giorno, il non giorno, l’altro giorno. La notte, la non notte, l’altra notte. Prosodia, rapsodia, melodia. La sorpresa del canto che sale dall’opera. Non lo stupore dell’incanto che scende sino alla calma piatta del soggetto.

La nuova pittura di Christiane Apprieux sospende i contratti lessicali, le stipule sintattiche, i codici semantici conosciuti e incogniti. Sospende la conoscenza della pittura. Vanifica la credenza nella storia della pittura, quale catalogo dei cataloghi non contraddittorio e completo, includente se stesso.

Christiane Apprieux dalla sua casa produce opere, e non pretende più di costruire la sua casa come dimora dell’anima, rifugio che riserva la certezza della morte. Si tratta semmai della stanza auspicata da Virginia Wolf, che altri mutacici o logorroici, accademici e antiaccademici, si affannano a ornare di fregi e dorature del fallicismo mondiale.

La scommessa di Christiane Apprieux è anche quella di proseguire nel suo itinerario artistico pur non essendo entrata in scena dalla porta sociale che si presume giusta.





Fiorella Marini. Nata nel 1962 a Siena, è poeta, gallerista. Dal 1993, quando era residente a Parigi, ha avviato una lettura inedita degli scritti di Armando Verdiglione. Risiede a Buenos Aires dal 1996.
Nel 2006 ha pubblicato la sua prima raccolta di poesie in italiano "Palinsesto per H.", Transfinito Edizioni.


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30.07.2017