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Le fragole di Luciano Troisio

Domenico Cara
(21.12.2009)

Nel percorso di questa vicenda poetica, la versificazione si svolge attraverso impronte informali, dove la conoscenza racconta la vita orientale e innumerevoli o parallele significazioni in un commento non rapido e senz’altro attento e divertito. Il magma stesso è informativo: a volte diffuso e a volte rarefatto, ma privo di schema o di opportune evocazioni, e quindi di non assoluta ostilità agli effetti di qualsiasi lusinga percettiva ambientale.

La ricognizione infatti è scritta da un’intelligenza che conosce il mondo verso cui il “turista” va incontro con le sue estasi, già abituato a quell’area magico–etnica (anche perché insegnante in più università di quei luoghi che riscopre e globe–trotter per limpida e spontanea definizione autobiografica). La fluidità evidente non è quindi curiosa o affannosa, s’inalvea libera in quel “fiume giallo” che Luciano Troisio trasforma in materia attiva, aneddotica, non nuova al discorso in versi a cui, con lentezza finto- passiva e senza grido massiccio, egli s’accosta per dare prova indubitabile di ciò che ha visto e che sa rendere sensibilmente didascalica e divulgativa al lettore, che comunque resta entusiasta di questo rapporto provvido sul viaggio, che peraltro sfugge da una semplice o curiosa divagazione, che invece altri hanno posto soltanto nelle guide poco illuminanti e psico–metafisiche.

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Antonella Iurilli Duhamel, "Eros", 2008, gouache su carta, cm 50x30

Il pretesto dentro cui è avvolto il libro di versi, usati per narrare le cantilene di quanto Troisio ha visto, diventa via via, interrogazione esistenziale, movente antropologico moderno, disquisizione culta del medesimo quotidiano in cui il poeta vive, non da sperduto nomade dell’attualità, bensì da uomo complice dei destini del nuovo mondo: spesso contraddetto, rappresentato in molte delle proprie venature evolutive, ritmi di tempo e di obiettive esigenze, corpo sociale della civiltà che attraversa e proposizione non senza equivoci e maniere di pragmatici incantesimi. Tutto puntualmente figuralizzato dal sembiante che lo accoglie e lo percepisce. L’interpretazione prosapoetica non dimentica di definire moventi e sensi del gusto, abitudini collettive, pratiche e legami di lingua con l’io, organizzato per essere inteso dalle fasi esplicite di quel divenire di accadimenti e di conflitti, che Troisio accetta (o sceglie) di quelle comunità incontrate dall’equilibrio della sua concezione della realtà, le differenze, le luci e i bisbigli tesi lungo il filo presente dell’esistere e della culturalità, coinvolgente i dettati complessivi e le varie mimesi del pensiero individuale e occidentale.

Così l’intellettuale vagamondo ammette di riconoscere effetti personali, frontiere d’intesa, nature razionali, apparenze e finzioni mentali, giochi di divertimento e di scoperta disquisitiva in aspetto civile, su orizzonti di esplorazione che rendono essenziali tanti motivi di eleganza e di “stile” sul messaggio che dà al lettore, a cui è gradito quel continuo resurgere umoroso che distingue la peste dalla poesia che si riconosce devastante e ormai sulla bocca di molti, e la cifra velocizzante e quasi lieve, che pure è assimilata da “identica disperazione”, in ogni caso distante da possibile fedeltà.

Che il titolo del libri riguardi - intanto - un locale di Bali, posto all’interno di un vulcano molto alto, in riva al lago Bratan (dove le fragole coltivate sono sapidissime, e qui diventate colori e forme, non soltanto simboliche di una degustazione non generica) è seduzione non breve e materica insieme. Questo invita il lettore a non dimenticare né il sogno che Troisio rivive sulla carta, e tanto meno: La beltà (che) persiste per suo conto/ però deve esserci lì qualcuno /almeno a trascriverla. Il finale molto ondeggiante del transito orientale, non è favola conclusa per coloro i quali vorranno ancora ascoltare i messaggi del padovano, libero poeta, da una delle migliori solitudini dell’Est.





Domenico Cara




Luciano Troisio, “Strawberry-Stop”, LietoColle, Faloppio 2007

Collana Aretusa, Poesia, 178 ; 103 pp

Prefazione di Giorgio Linguaglossa. Immagini di Claudia Marini




Luciano Troisio (Monfalcone, Go, 1938), ricercatore del Dipartimento di italianistica dell’Università di Padova, ha insegnato nelle Università di Pechino, Shangai, Bratislava, Lubiana. Ha pubblicato numerosi volumi dedicati alla poesia: By logos, esproprio transpoetico, 1979; Folia sine nomine, 1981; e La Trasparenza dello scriba, 1982 (con Cesare Ruffato); La poesia nel Veneto, 1985; Ragioni e canoni del corpo, 2001; Linee odierne della poesia italiana, 2001. Inoltre ha pubblicato le raccolte poetiche: L’angelo alle spalle, 1960; Anamnesi in tre versioni, 1965; Parigi nord-sud, 1966; Indicativo imperfetto, 1968; Precario, 1980; Persistenza del cavallino, 1984; I giardini della maharani, 1986; Le poetesse cinesi, 2000; Three or four girls, 2002.

In dialetto altopadovano:Drìoghe ai poeti, 2001.

In prosa:Tirtagangga e varie sorgenti, 1999; Viaggio a Ko Ciang,2001; Nuvole di drago, 2003; La ladra di pannocchie,2004.

Studioso, globetrotter, flaneur, i suoi campi d’attenzione sono nell’ordine: la scrittura, l’Asia, l’immagine (specialmente la fotografia e la grafica d’arte). Sue opere sono state illustrate da Emilio Baracco, Giovanni Barbisan, Andreina Bertelli, Renzo Biasion, Mino Maccari, Cesco Magnolato, Walter Piacesi, Gianni Poggeschi, Orfeo Tamburi, Hugo Wulz, Tono Zancanaro.


23 febbraio 2009


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