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DUDU 60 anni dopo

Antonella Iurilli Duhamel
(15.02.2009)

I Diritti Umani sono l’unica ideologia che merita di sopravvivere.

Simon Wiesenthalht

Abbiamo scoperto che la pace ad ogni costo non è affatto una pace.

Abbiamo scoperto che la vita ad ogni costo non ha alcun valore, che la vita è nulla senza i privilegi, I diritti, la dignità e la gioia che la rendono degna di essere vissuta.

Abbiamo scoperto che esiste qualcosa ancor più atroce della guerra e della morte ed è vivere nella paura.


Eve Curie



Sessanta anni fa, il 10 dicembre 1948, l’Assemblea generale delle Nazioni Unite adottava la Dichiarazione Universale dei Diritti Umani segnando un momento decisivo nel panorama morale, culturale e politico della storia dell’umanità. La DUDU nasce in un momento particolare alla fine di una guerra barbarica per dar corpo e voce al crescente desiderio di libertà, giustizia, pace e solidarietà; al sacrosanto diritto di affermare la dignità umana, enfatizzando quei diritti indispensabili alla sua tutela e alla realizzazione di uno standard comune per tutti i popoli e tutte le nazioni.

A distanza di sessanta anni, la precarietà di questi diritti di base, mette seriamente in discussione il valore dell’universalità della dignità umana; di fatto, in questo momento la DUDU poggia su basi tutt’altro che stabili, la sua costante violazione anche da parte di paesi cosiddetti moderni e civilizzati evidenzia infelicemente quanto sia necessario porre maggiore attenzione perché vengano a crearsi le indispensabili basi filosofiche e umane volte a creare una piattaforma più stabile e maggiormente condivisa.

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Antonella Iurilli Duhamel, "Alla ricerca dell’anima", 2009

Oggi come in passato assistiamo alla pratica della schiavitù, il valore di una persona è tuttora subordinato allo status economico, sessuale, razziale, politico religioso, nazionale sociale, ecc. Anche ai nostri giorni gli esseri umani continuano ad essere classificati in graduatorie di diritto alla vita e purtroppo moltissime vite sono considerate non degne di essere vissute: Il crescente controllo della popolazione spesso alimenta una progressiva strumentalizzazione degli esseri umani che, riguardo agli scopi di chi detiene il potere, rischiano di essere usati o eliminati secondo modalità più o meno raffinate e furtive.

Ci sono Stati, che continuano a rifiutare l’esistenza dei diritti umani universali lì dove rappresentano un possibile ostacolo contro ogni forma di guerra, nazionalismo, razzismo, totalitarismo e soppraffazioni varie. Purtroppo esistono ancora Stati che non esitano a svincolarsi dai limiti di un ordine morale universale, basato sul rispetto della dignità umana e sulla solidarietà fra i popoli e le persone.

Affermare l’universalità dei diritti umani, non significa negare il pluralismo e il multiculturalismo che caratterizza la condizione umana, universalità e specificità non sono necessariamente due realtà antitetiche e conflittuali, al contrario, la comprensione delle tradizioni specifiche e locali può costituire un valido mezzo per superare l’intolleranza che molto facilmente genera paura e guerre.

Il rispetto dei diritti umani richiede la protezione delle comunità anche le più piccole dal momento che la storia ci insegna che quando queste comunità sono indebolite o distrutte, le persone possono facilmente diventare astratti strumenti di potere collettivo e facili prede di tirannia e controllo totalitario.

Il pacifico riconoscimento delle diversità è la premessa fondamentale per il rispetto del diritto alla vita, è un elemento fondamentale alla base del progresso universale e costituisce un valido antidoto nei confronti del nichilismo morale causa di quelle barbarie che hanno indignato la coscienza umana nel corso della sua storia.

La DUDU afferma che gli esseri umani hanno obblighi reciproci, in quanto membri di un’umanità e di un ordine morale che li accomuna; se s’intende porre delle basi stabili di pace e crescita, non è possibile prescindere da questo genere di considerazioni.

La DUDU ha posto in risalto il principio secondo il quale una nazione è degna di considerazione e stima in base al modo di trattare i propri cittadini, un principio di rilevanti proporzioni storiche dal momento che ha contribuito enormemente alla diffusione del concetto di dignità umana, alla crescita della democrazia e alla scomparsa di governi autoritari e totalitari.

Le potenzialità del bene e del male sono sempre state presenti in uguale misura in ogni momento della storia, la DUDU non è un traguardo raggiunto in modo definitivo; incarna un progetto tuttora giovane e vulnerabile costantemente bisognoso di cure. Gli autori della Dichiarazione erano pienamente consapevoli delle differenze e delle divergenze in merito agli scopi e alla natura dei diritti umani, e riconobbero che una comprensione comune di tali diritti sarebbe stata della massima importanza per la loro piena affermazione.

La dichiarazione dei diritti umani universali non è l’unica lingua morale a nostra disposizione, è tuttavia, una lingua profondamente radicata nella nostra storia comune e si prospetta per i tempi a venire come un linguaggio privilegiato per stabilire connessioni e dialoghi cross culturali; una sorta di grammatica in via di sviluppo che consente un dialogo possibile sul nostro possibile futuro umano.

Il 10 dicembre si è celebrato 60° anniversario della Dichiarazione Universale dei Diritti dell’Uomo (10 dicembre 1948), il gruppo Amnesty International di Verona, in collaborazione con l’associazione culturale Galleria Incorniciarte e con il patrocinio del Comune di Verona, ha organizzato una collettiva d’artisti che hanno donato una loro opera per rammentarci che i diritti individuali, universali e indivisibili, sono diritti civili e politici ma anche diritti economici, sociali e culturali.



“Non importa di che razza sei. Se sei un uomo o una donna. Se sei ricco o se sei povero. Non importa da che parte del mondo vieni, quale lingua parli, qual è la tua religione, quali sono le tue idee politiche. Non importa chi sei. Questi diritti sono anche i tuoi.”

L’evento è parte di un progetto internazionale, denominato Small places Tour (SPT), proposto da Art For Amnesty per Amnesty International, un progetto nato per unire centinaia di artisti in tutto il mondo in un unico messaggio reso palese dal nome del progetto.
Small places non è un termine relativo alle dimensioni dei luoghi o della popolazione bensì si riferisce a quei luoghi di sensibilità e di rispetto che sono piccoli e molto vicino a noi .

“Where, after all, do universal human rights begin? In small places, close to home - so close and so small that they cannot be seen on any maps of the world”.


Eleanor Roosevelt


Antonella Iurilli Duhamel


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30.07.2017