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Crack. Responsabilità e irresponsabilità

Hilda Perek
(30.12.2008)

L’imprenditore Callisto Tanzi si è chiesto, dopo la condanna, perché sia lui solo a pagare per il vortice in cui si è trovato. Ha lasciato un buco da 17 miliardi di dollari. Avrebbero dovuto essere condannati anche gli altri autori del crack. Rispetto alla forza sociale del così fan tutti, Tanzi avrebbe voluto, forse, la sua parte di irresponsabilità. Altrimenti tutto il sistema sarebbe responsabile. Questa era la tesi di Craxi, che minacciava di rivelare quello che sanno tutti. Tutti responsabili. E temendo per la sua vita (chi e cosa avrebbe dovuto temere?) ha preferito l’esilio, la perdita. La depense per il tempo che resta.
Bernard Madoff, ex presidente del Nasdaq, ha fatto un buco da cinquanta miliardi di dollari. Quando lo hanno arrestato ha ammesso che si è trattato di una frode a piramide. Lo schema Ponzi, da non confondere con lo schema Ponzi ristretto che si chiama marketing multilivello, per l’appunto severamente limitato.

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Hiko Yoshitaka, "L’enigma dell’apertura", 2008, bronzo a cera persa, dettaglio

In breve, ai primi sottoscrittori viene versata parte dei soldi dei sottoscrittori successivi; e senza produrre ricchezza da distribuire la spirale cresce sino a crollare. Era stato il caso anche della Golden Magic negli anni Settanta in Italia: ogni venditore era un cliente che al posto di vendere cercava altri venditori-clienti fino a che gli ultimi meno dotati per la vendita si sono ribellati con il pacco da cinque o sei stipendi di cosmetici. E comunque moltissimi a vario livello erano responsabili: sapevano che potevano guadagnare a breve termine e che la pacchia sarebbe finita in particolare per quelli che sarebbero risultati gli ultimi. All’epoca interpellati da un amico che dubitata che la cosa fosse legale e che non si trattasse altro che di una truffa, avevamo confermato che in effetti era una truffa. Ovviamente l’amico ha proseguito nell’impresa, che si è bloccata quattro o cinque anni dopo.

C’è chi ha già notato che anche il gruppo Tanzi applicava una specie di schema piramidale. E curiosamente, cerca gli altri responsabili nel caso Madoff. La questione è che i clienti in questo caso non appaiono con la veste del pollo da spennare. Non sono sempliciotti che non capiscono nulla di banca e di finanza: sono banchieri e finanzieri. L’Unicredit, per esempio, ci ha lasciato due miliardi di dollari.

Nel caso Madoff: responsabile è l’irresponsabile sistema finanziario che si è sviluppato negli Stati Uniti negli ultimi vent’anni? E nel caso Tanzi: responsabile è l’irresponsabile sistema Italia, sviluppato negli ultimi sessant’anni?

Se Madoff avesse investito in petrolio e armi, la guerra in Iraq avrebbe potuto rendere la sua impresa etica e sostenibile? Se la coazione a comprare e a vendere, com’è indicata nell’Apocalisse di Giovanni, avesse trovato sempre nuovi finanziamenti, Callisto Tanzi non sarebbe ancora leader di una delle cento famiglie che governano nei feudi italiani?
Certamente sia Madoff che Tanzi hanno letto Freud e anche René Girard, ma la teoria della conoscenza non sostituisce l’esperienza e rimane difficile non prendersi come vittima. Nemmeno il tetro impresario di teatro che ha governato la Cacania tra le due grandi guerre è riuscito a sfuggire al fascino del porsi come vittima. E per questo nel breve tempo ha imperato, misconoscendo che la sua impresa era già nata come un crack di milioni di vite.

La struttura dell’impresa a piramide, ovvero faraonica, è la struttura stessa di ogni società, con i distinguo di caso in caso. Anche in quello di Kandinsky che si sognava all’apice del triangolo spirituale e artistico. Si potrebbero analizzare le strutture delle prime cento imprese in ogni paese per accorgersi che non sono molto differenti dalle imprese di Tanzi e di Madoff.

Non accadrà. Ognuno dormirà sogni tranquilli e continuerà a trafficare per salire di uno gradino nella scala di Giacobbe, a ogni costo. Salvo qua e là qualche tic e toc, qualche tric e trac, e non solo crack e splash.

Solitamente ci interessiamo alle opere dei giusti, ma non disdegniamo di leggere le gesta degli ingiusti.

Hilda Perek. Parigi, psicanalista, segretaria di redazione di "Transfinito"


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19.05.2017